Se la suona e se la canta? Alla Fondazione Marconi la presentazione del “Mozart” diretto da Bruno Corà: nel bene e nel male la cara vecchia rivista di una volta

Stanchi dell’ibridazione tra arte e moda? Infastiditi dalla predominanza dell’immagine estetizzata, della foto hipster a coprire un vuoto concettuale altrimenti inesprimibile a parole? Lanciate nel cassonetto della differenziata buona parte delle riviste d’arte uscite negli ultimi anni ed accattatevi una copia del primo numero di Mozart, in attesa che l’ali&no editrice di Perugia ne licenzi […]

Stanchi dell’ibridazione tra arte e moda? Infastiditi dalla predominanza dell’immagine estetizzata, della foto hipster a coprire un vuoto concettuale altrimenti inesprimibile a parole? Lanciate nel cassonetto della differenziata buona parte delle riviste d’arte uscite negli ultimi anni ed accattatevi una copia del primo numero di Mozart, in attesa che l’ali&no editrice di Perugia ne licenzi –  l’agenda parla di fine novembre – il secondo. La Milano dell’arte si da appuntamento alla Fondazione Marconi per abbracciare l’ultima avventura di Bruno Corà, direttore di un trimestrale che punta dritto al cuore della critica. Senza fronzoli: forte di un layout secco, ineccepibile; costruito attorno a contributi davanti ai quali è d’obbligo togliersi il cappello.
Enrico Castellani, Jannis Kounellis e Per Kirkeby non sono esattamente tre giovanotti: ma tre tenori che prestano la propria voce per il battesimo di quella che – valutazione opinabile, da leggere a seconda dei gusti e delle inclinazioni particolari – si presenta come la cara vecchia rivista di una volta. Che accontenta chi avverte il bisogno di approfondire temi estetici esplorati nel corso della seconda metà del Novecento, affrontandoli il più possibile attraverso voce dei protagonisti, lontani da infedeli gabbie critiche. Ma che lascerà indifferenti i partigiani dell’innovazione a tutti i costi, rottamatori di un sistema che per quanto storicizzato resta ancora determinato nel dimostrare la propria evidente vitalità. La stessa che ha la musica colta. Ecco allora che più dell’ammiccante “desinenza in –art”, marchio tematico di indubbia efficacia, il senso dell’intera operazione è semplificato dal riferimento a Mozart. Classico moderno. Piaccia o non piaccia.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.