Qalandiya, emirato Palestina. Da Gerusalemme a Nazareth, a Ramallah, ecco la biennale che vuole lanciare la creatività della martoriata regione

Un nuovo appuntamento a cadenza biennale, con l’intento di proiettare nel panorama internazionale la creatività della regione. Un’iniziativa che interesserà sette città, da Gerusalemme a Nazareth, Gaza, Ramallah, fino ai villaggi del West Bank, con il coinvolgimento delle loro istituzioni culturali e la partecipazione di una cinquantina di artisti sia indigeni che stranieri, a cui […]

Il checkpoint di Qalandiya

Un nuovo appuntamento a cadenza biennale, con l’intento di proiettare nel panorama internazionale la creatività della regione. Un’iniziativa che interesserà sette città, da Gerusalemme a Nazareth, Gaza, Ramallah, fino ai villaggi del West Bank, con il coinvolgimento delle loro istituzioni culturali e la partecipazione di una cinquantina di artisti sia indigeni che stranieri, a cui sono state commissionate opere e progetti artistici, all’insegna della multidisciplinarietà. Già, perché la regione di cui si parla e la Palestina: è qui che Jack Persekian, direttore della Sharjah Art Foundation, organizza fino al 15 novembre Qalandiya International, evento che prende il nome dal posto di blocco israeliano che da oltre mezzo secolo isola la Cisgiordania scollegandola da Gerusalemme e dal resto del mondo. Una realtà che rappresenta un tema che ha ispirato tantissime opere visive e letterarie, sia dall’interno che dall’esterno della Palestina.
Perché dunque scegliere un nome associato all’isolamento, disconnessione, segregazione e frammentazione, che caratterizzano questa regione? Qalandiya utilizza il suo significato multilivello e contraddittorio condensandolo in un evento che cerca di esporre il vero e proprio marchio palestinese sulla scena culturale internazionale, dando al mondo un assaggio del suo stesso paradosso simbolico. “Nasce dalla necessità di fornire una piattaforma all’immensa creatività degli artisti palestinesi, e di sottolineare l’importanza del loro lavoro in relazione al panorama internazionale. Si tratta di una piattaforma multidisciplinare, locale, regionale e internazionale” ha dichiarato Persekian. Tra gli eventi, una retrospettiva dedicata all’artista palestinese Mustafa Al-Hallaj ospitata dall’organizzazione no profit Al Hoash di Gerusalemme, e un premio istituito dalla Qattan Foundation per i giovani artisti.

– Martina Gambillara

www.qalandiyainternational.org


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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.