Premio Francesco Fabbri per le arti contemporanee, sono Jacopo Mazzonelli e Simone Bergantini i vincitori della prima edizione

I vincitori ricevono un premio acquisto, ed i loro lavori entrano a far parte della collezione della Fondazione Francesco Fabbri Onlus, che li custodirà a Casa Fabbri, il centro residenziale inaugurato ad inizio anno e da allora teatro di numerosi eventi. Parliamo della Prima edizione del Premio Francesco Fabbri per le arti contemporanee, i cui […]

L’opera di Jacopo Mazzonelli

I vincitori ricevono un premio acquisto, ed i loro lavori entrano a far parte della collezione della Fondazione Francesco Fabbri Onlus, che li custodirà a Casa Fabbri, il centro residenziale inaugurato ad inizio anno e da allora teatro di numerosi eventi. Parliamo della Prima edizione del Premio Francesco Fabbri per le arti contemporanee, i cui vincitori ed i menzionati sono stati annunciati sabato 24 novembre, nel corso del vernissage della mostra collettiva dei finalisti.
A vincere la sezione “Arte emergente” è l’artista Jacopo Mazzonelli con l’installazione “If” del 2011, mentre nella sezione “Fotografia contemporanea” si impone Simone Bergantini con l’opera “Uncapture – 001” del 2012. La “menzione della Giuria – BIM PIAVE Nuove Energie” della sezione “Arte Emergente” premia Matteo Fato e Roberto Pugliese, mentre nella sezione “Fotografia contemporanea” va ad Andrea Botto, Fabrizio Bellomo e Lamberto Teotino.
Le Giurie che hanno valutato i lavori pervenuti erano composte, per la sezione “Arte Emergente”, da Antonio Arévalo, Daniele Capra, Martina Cavallarin e Valerio Dehò; per la sezione “Fotografia contemporanea”, da Luca Panaro, Stefania Rössl, Alessandro Trabucco e Francesco Zanot, con la partecipazione ad entrambe di Carlo Sala. I lavori finalisti rimarranno esposti fino al 23 dicembre nella mostra collettiva di Villa Brandolini a Pieve di Soligo, nel trevigiano, curata da Carlo Sala.

www.fondazionefrancescofabbri.it


  • dust

    dove si possono leggere le motivazioni della giuria? (perché suppongo ci siano, anche se mi sfuggono)

    • beppe (milano)

      Jacopo Mazzonelli ?

      proprio imbarazzante ….

  • pietro c.

    qualità pessima di tutte le opere.

    • roberto de pol

      mi piacerebbe conoscere le ragioni del suo giudizio…se avrà voglia e tempo di argomentare sarò felice di leggere e riflettere

      • pietro c.

        non mi riferivo alla tua che mi sembra ottima

        • roberto de pol

          grazie fa piacere che il mio lavoro sia in qualche modo un’eccezione, ma non fraintendermi se ti dico che quasi quasi speravo in una critica negativa. Il più delle volte sono le critiche ben argomentate che fanno crescere e migliorare un lavoro.

          • pietro c.

            ti dico solo questo, le opere erano di una ingenuità concettuale sconcertante, ti cito il caso di pugliese che ha un lavoro imbarazzante. la brutta copia di tadiello. ho avuto modo di constatare che dietro a opere brutte si nascondono menti mediocri. non c’è un artista in mostra che abbia una sua identità, sono tutti parodie di artisti più bravi.

          • Credo tu non abbia ben chiaro di cosa stai parlando. Prima di sparare sentenze e considerazioni sterili, informati sulla mia ricerca. Sono qui a disposizione se hai voglia di argomentare le tue tesi.

          • blaf

            roberto pugliese scopiazza destra e manca…
            è molto molto furbo

  • Giampaolo Abbondio

    Grande Simone!!!!

  • blaf

    daniele capra cura le mostre di pugliese, logico che poi lo premi…
    blaf!

    • Io credo che la gelosia e l’invidia della gente siano davvero fuori luogo. Usate le vostre energie per rendere il vostro lavoro più interessante invece di affannarvi in giudizi davvero inutili . Sono qui a vostra disposizione se avete voglia di criticare il mio lavoro.

    • Ma cosa dici! La giuria era composta da ben cinque persone…

  • dust

    Pugliese, appellarsi all’invidia e alla gelosia non è un grande argomento. Sta di fatto che lei e il suo curtaore Capra siete in palese conflitto d’interessi. Niente di illecito e di nuovo, naturalmente, del resto si sa come funzionano i premi d’arte, ma è una questione di etica. O di buon gusto. O di coerenza, faccia lei.

    • Forse non vi è chiaro che non ho vinto alcun premio ma una menzione d’onore. A parte questo, mi aspetto delle argomentazioni serie.

      • Caro Dust, a dire il vero avevo collaborato con una decina degli artisti finalisti. Pensi davvero che qualcuno si faccia corrompere? Guardate l’opera che ha vinto e le due menzioni: sono “banalmente” le opere migliori.
        Su dai, adesso sfogatevi a fare battute…

        • woody

          … battute? Bergantini ha vinto con una bella opera. Mazzonelli… beh… non infieriamo…

  • dust

    Pugliese, per come la vedo modestamente io, per dare una parvenza di serietà al premio, lei non sarebbe dovuto proprio essere tra i concorrenti. E non c’è bisogno di scrivere un trattato per spiegare il perché (se le occorre, rifletta sulla triade precedentemente scritta). Stiamo tanto a menare il torrone sulla figlia della Fornero all’Università ma, quando il lato B è nostro, i calcetti nel sedere manco li vediamo.

    • Per come ragioni allora molti dei finalisti non avrebbero dovuto parteciparvi. Credo nella serietà e nella indipendenza morale di tutti i giurati che hanno preso parte alla commissione. E’ molto facile parlare di dietrologie e o simili. Se invece non credi nella serietà di queste persone sei liberissimo di esprimere la tua idea a riguardo magari prendendoti la responsabilità di quello che dici e mettendoci la faccia.

  • dust

    ma che barba che noia quando alla fine vi trincerate dietro il vostro non anonimato… e se proprio devo dirla: sì, molti dei finalisti non avrebbero dovuto partecipare, e un bando serio non avrebbe dovuto consentirlo, va bene? purtroppo non vivo nel tuo paese dei balocchi farlocchi e non credo nell’onestà intellettuale della castina all’uovo curatoriale… se poi hai prove del contrario, ben vengano

  • pietro c.

    gentile pugliese secondo me fai opere a metà tra steve vitiello e la bose, posso dire che la tua ricerca è scarsa? già che ti definisci un sound artista spiega tutto. ma come te ci sono a bizzeffe di questi pseudo artisti sonori. il tuo problema e che non hai una tua cifra formale, e trovo quelle accozzaglie di speakers e fili di un decorativismo sconfortante.

  • blaf

    Pugliese o Robin Minard ???

    • Ahhhhhh che bello sapere che tutti pensiate a me! Vedo che avete imparato un paio di nomi di artisti sonori, che bravi! Quindi siete degli esperti… visto che siete così bravi, parlatemi anche del motivo per il quale la mia ricerca sarebbe simile a quella degli artisti da voi citati.

  • pietro c.

    le casse sospese sono tipiche di vitiello, i suoni non sono paragonabili a nessun artista sonoro serio. e poi non siamo noi a pensare sempre a te… sei tu che rispondi a tutti i commenti come se stessi barattando il pesce al mercato. già questo denota la tua insicurezza.

    • se fossi stato insicuro mi sarei nascosto. Per fortuna ci sono persone che la pensano molto diversamente visto che sono stato l’unico italiano invitato alla mostra sulla sound art al Museo ZKM di Karlsruhe. Fammi sentire quali competenze in ambito sonoro hai per poterne apprezzare le caratteristiche.

      • pietro c.

        che bravo che sei! ma dai… che invidia, vorrei tanto apprezzarne le caratteristiche… ma scherzi o sei serio?

  • dust

    Pugliese, lei mi fa simpatia: è sempre più evidente che è come la mosca nella tela del ragno, ma le devo riconoscere come questa tela, da lei stesso costruita, sia un atto di coraggio. A differenza degli altri personaggi coinvolti in questa vicenda, che con grande scaltrezza fingono di non sentirsi chiamati in causa, lei ha avuto il coraggio di mettere a nudo la sua insicurezza e le sue fragilità. Ma prenda esempio da chi non commette certe ingenuità e se ne sta zitto nelle retrovie, è meglio così. Altrimenti arrivano i giudizi sul suo lavoro – che lei, naturalmente, stenta ad accettare, invocando in un loop scomposto argomentazioni più articolate. Ma, come lei forse saprà, la stesura di un testo critico comporterebbe una retribuzione.

    • Prego, sono apertissimo ai giudizi sul mio lavoro. Fate pure.

      • dust

        Per quel che mi riguarda, la stessa denominazione di “artist” non le si addice. Ma questo vale per lei come per il 70% degli “artist” oggi in circolazione. Lei è, piuttosto, un sound designer (ma giurerei che adesso qualche designer mi sconfesserà). Per quanto mi riguarda, trovo il suo lavoro debole dal punto di vista concettuale – per non dire che non c’è alcun messaggio, e in ciò non posso che assentire rispetto al decorativismo prima attribuitole -, ma ancor più segnato dall’assenza di una cultura visiva, imprescindibile per chi voglia definirsi “artista”. Lei lavora da tempo sul cliché di se stesso: questo è rassicurante e ovviamente molto gradito al mercato dell’arte, ma la fa sentire appagato? Alla sua età, ha ancora tempo per indirizzare la sua “ricerca” (arenata) verso strade più originali e solide, sempre che ne abbia la voglia e le capacità. In quanto alle manifestazioni prestigiose, la parola Salon des Refusés le dice qualcosa?

  • pietro c.

    concordo…anzi pugliese sei fortunato a ricevere una consulenza così puntuale…totalmente gratis!!

  • pietro c.
    • pietro c.

      molto più interessante e avanguardistico del lavoro sopracitato di roberto pugliese

  • Checché ne diciate é stato un bel premio con opere davvero interessanti. Vorrei ringraziare gli artisti che hanno partecipato nonchè i colleghi giurati con cui si è lavorato in sintonia.
    Il resto sono le solite polemiche dei poveri e mediocrissimi invidiosi (incapaci di argomentare) che valgono meno di zero.

    • climber

      eh già, perché sapete argomentare solo voi, soprattutto quando dovete arrampicarvi sugli specchi. p.s. Capra, l’argomento dell’invidia era il cavallo di battaglia di un certo ex presidente del consiglio: non sai “argomentare” niente di più originale?

      • Argomento se c’è da argomentare, ma non sono riuscito a leggere altro che ilazioni e modestissime dietrologie dei soliti sterili detrattori. Se qualcuno avesse domande serie o parlasse di arte sarei lieto di rispondere.

        • pietro c.

          gentile sig.capra,
          in realtà sono state fatte acute critiche, magari non le mie (non vorrei peccare di egocentrismo)…
          le rispondo solo perchè lei sembra ignorare ciò che precedentemente è stato scritto sulla qualità delle opere (un pò come pugliese, che per di più, quasi come un bambino capriccioso, sembra non voler accettare le critiche), e non sulla presunta volontà etica della commissione.
          non le sembra che il già citato pugliese si adagi su espedienti formali ormai già utilizzati, e totalmente assorbiti da quello che viene chiamato “sound-design” ?
          non crede che la somiglianza con l’opera di steve vitiello e robert minard è quantomeno sfacciata? io credo di si!
          tranne il fatto che in vitiello il suono viene fuso con lo spazio ed è la posizione degli speakers a determinare il suono stesso, mentre in pugliese lo speaker diventa una scelta arbitraria, quindi decorativa.
          se vuole argomentare su questo…

          • Caro Pietro,
            le premetto che nell’opera presentata al concorsi da Pugliese nemmeno ci sono gli speaker. Detto questo mi permetto di segnalarle che la funzione dello speaker nasce in molte opere di Pugliese per esigenze di trasmissione sonora o per mettere in frizione il sistema (come nel caso delle opere coi bracci esposte allo ZKM), il che è ben distante da essere “design”, benchè vi siano da parte dell’autore una ricerca di soluzioni formali.
            Poi è necessario conoscere la parte audio, da esperire di persona: Roberto è davvero molto preparato in campo musicale.
            E comunque nel piuttosto ristretto mondo della sound art l’altoparlante (di qualsiasi tipo) è un fondamentale inevitabile.
            Mi dispiace deluderla, ma so di persona che Vitiello stima Pugliese.

  • piero

    il lavoro di Pugliese non è niente male. concettualmente, formalmente, esteticamente… ecc. anch’io sono un’artista e m’avrebbe fatto piacere partecipare a questo premio, ma da qua a sparare a zero su questi lavori ci vuole proprio una bella dose di invidia. ma bella seria.

  • Non capisco perchè, al di là della ricerca di Pugliese, ( che tra l’altro a me suscita interesse), la maggior parte della gente non faccia altro che criticare in maniera negativa il lavoro di un’artista o giovane creativo che sia. Secondo me dovrebbe esserci più appoggio e più complicità tra noi artisti, sopratutto tra noi giovani.
    io penso che se R.P. abbia vinto una menzione d’onore un motivo ci sarà quindi, la sua ricerca potrà anche non piacere ma, credo che meriti da parte nostra tutti i nostri complimenti e magari ( ma non vorrei esagerare) anche il nostro appoggio.

    • greta

      come mai quando i giudizi sono elogiativi non si leva lo starnazzo: “ARGOMENTARE!! BISOGNA ARGOMENTARE!!”? Per esempio: Toma, argomenta perché ti suscita interesse la ricerca di Pugliese. ARGOMENTARE!!!

      • sarebbe interessante Greta se andasse oltre al mio gusto personale (che
        ovviamente è discutibile) e si sforzasse di cogliere il messaggio in maniera completa, magari leggendolo tutto senza fermarsi alle prime 2 righe.

  • alina

    Pugliese, non te la prendere. In fondo, dopo che tu sputt… i tuoi colleghi via Facebook o alle spalle, che ogni tanto qualcuno critichi anche te ci sta, no? Dai, sii sportivo!

  • Nicola

    ogni articolo che esce riguardo a qualche premio, da questo, al terna, alla collettiva alla bevilacqua e qualsiasi altro i commenti sono sempre “opere ed artisti scadenti, giurati venduti…ecc. ecc.”, alcune volte si sentenzia ancora prima di aver visto le opere dal vivo, se forse verranno mai viste da chi commenta…direi che anche i commenti su tali opere considerate scadenti dagli utenti sono molto spesso banali e scadenti.

  • alfonso

    Capra, le pongo un solo quesito: dal punto di vista etico, secondo lei è corretto star seduti una giuria e dover giudicare un “proprio” artista?
    (La domanda è retorica. Per me. E per lei)

    • Caro Alfonso,
      Pugliese non è un mio artista. Non sono un suo gallerista ma un curatore indipendente, e non guadagno certo di più se lo premio.
      Mi dica dove sta il conflitto di interessi. Nel fatto che lo conosca? Conosco personalmente molti degli artisti che hanno partecipato al concorso. Nel fatto che abbia curato mostre dove lui partecipava? Questo mi è capitato con una decina dei finalisti, tra la sezione giovane e quella fotografia del Premio. Ed immagino lo stesso è capitato ai colleghi in giuria.

  • dust

    Capra… Giacché un membro della giuria scende nell’arena, posso chiederle dove si possono leggere le motivazioni dei premi? (sa, a proposito di argomentazioni)

      • dust

        Capra, sul sito non riesco a trovare le motivazioni della giuria. Il comunicato stampa mi sembra più che altro una descrizione delle opere. Forse ho cercato male. Ma tanto, voi non dovete spiegazioni a nessuno.

  • Sara

    Ma perché Daniele Capra non risponde? Insomma, mi pare che molti gli abbiamo posto delle questioni ben formulate e mi pare che pietro c. abbia argomentato il suo disappunto, e pure bene. Dai, su, un po di sforzo, tra una vernice e l’altra. Il tempo per dire che sono tutti rancorosi l’ha trovato, no? Sara

    • pietro c.

      non risponde perchè non può…non sa che dire, non ha una minima idea di quello che espone e che promuove, non saprà neanche chi siano vitiello e minard (o meglio sa che minard è un artista della mazzoli come pugliese…)
      capra è un vuoto (non zen) che mette disagio.

  • pietro c.

    @daniele capra, riferendomi al suo commento precedente:

    certamente l’opera esposta durante il premio mi sembra molto tadiello:

    http://www.triangulationblog.com/2011/08/eprom-by-alberto-tadiello.html

    che lo speaker è essenziale al funzionamento di un lavoro sonoro (quasi sempre) è ovvio, ma le ricordo che può avere una valenza strutturale (vitiello) o di semplice supporto come in pugliese, il frizionamento di cui lei parla non è altro un gioco banale di sensori…banale lo è oggi…visto che questo tipo di espedienti sono usati anche all’interno del sound design…certamente pugliese lo conosce vitiello…e si vede…e immagino vitiello quanto sia entusista del suo scolaretto… conoscendo io steve…

    comunque

    minard:
    http://www.flickr.com/photos/fynes/2563084284/

    pugliese: http://www.myspace.com/puglieseroberto/photos/29870824#%7B%22ImageId%22%3A29870824%7D

    vitiello:
    http://www.paris-art.com/marche-art/Stephen%20Vitiello,%20Wind%20in%20the%20House%E2%80%A6/Stephen%20Vitiello,%20Wind%20in%20the%20House%E2%80%A6/4539.html

    pugliese:
    http://www.robertopugliese.com/

    queste analogia per uno studente possono essere ok, ma non per un artista….

  • Caro Pietro,
    credo che le analogie da lei presentate siano forzate e lette in maniera sbagliata, in alcuni casi, ci sono dei riferimenti a lavori di colleghi ormai già storicizzati, ovviamente rielaborati.
    Una volta citare nel proprio lavoro altri artisti era considerato segno di conoscenza e di riconoscenza…

    Quindi secondo la sua teoria le altre mie opere come sarebbero venute fuori?

    Per quanto riguarda la questione del “Sound Design” che lei tanto ci tiene a menzionare, dire che una scultura sonora e cinetica basata sul feedback possa essere considerata un lavoro di sound design mi sembra davvero assurdo.
    Al lavoro di cui prima si sono interessati diverse persone tra cui:

    Agostino Di Scipio

    http://xoomer.virgilio.it/adiscipi/bioit.htm

    Peter Weibel

    http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Weibel

    Il quale mi ha invitato alla mostra “Sound Art, Sound as medium art” presso lo ZKM di Karlsruhe:

    http://container.zkm.de/presse/special_soundart.html

    Inoltre quel lavoro ha vinto una menzione d’onore a questo concorso presso la compagnia telefonica spagnola:

    http://www.fundacion.telefonica.com/en/que_hacemos/conocimiento/concursos/certamen_vida/

    Lei ovviamente ritiene di essere più competente ed autorevole delle persone su citate, data l’arroganza e l’insistenza con la quale condanna la mia ricerca.

    Le mie composizioni sono state eseguite in diversi festival internazionali come potrà constatare dal mio CV.

    Le consiglio vivamente di leggere i testi relativi al mio lavoro e di ascoltare le mie composizioni prima di commentare in maniera banale ed inutile.

    Poi se vuole ragioniamo sulla differenza psicoacustica tra i lavori dei colleghi da lei citati e i miei. Oppure sulle tecniche compositive utilizzate nei miei lavori.

    Nonostante lo scenario pietoso culturale presente in Italia, l’unico suo interesse nei confronti d un “collega” che riesce con il proprio lavoro ad essere apprezzato all’estero è quello di contestarlo a tutti i costi?

    Credo ci sia qualcosa di malato in tutto questo.

    Roberto Pugliese

    • pietro c.

      partendo dal fatto che non sono un suo collega le dico che quello che ho scritto è frutto di considerazioni oggettive che ho elaborato nelle varie occasioni in cui ho incontrato la “sua” ricerca.
      l’unica invidia che ho è quella di non avere più la sua età, ed è proprio questa riflessione, sulla sua età, che mi fa venire forti dubbi su quella che lei chiama “sua” ricerca.
      vede sig.pugliese, se le mie considerazioni fossero state banali ed inutili, forse non starei ancora a rispondere ai suoi commenti. credo invece di aver toccato un tasto dolente…e non solo per lei…ma credo di tutti coloro che, ottenuta una discreta familiarità con delle tecnologie, confondono questa certa familiarità con la “poetica”.
      come fa lei purtroppo. e vedo che non sono l’unico a dirlo, lo prova il fatto che anzichè difendere il lavoro con dei contenuti “suoi”, lei si sia limitato a fornire una serie di nomi e situazioni che, attraverso la loro credibilità (tra l’altro stimo il maestro di scipio, in ambito musicale..) potesserò garantire la “sua” credibilità.
      non si preoccupi sig.pugliese non la attaccherò più, spero di guarire da questa malattia che mi spinge a dire quello che penso… ps: per un momento mi è sembrato il cavaliere che accusa i magistrati di essere “malati”

      • Buongiorno Pietro,
        lei come tutti è liberissimo di condividere le sue opinioni anzi, dal momento che in Italia non esiste una critica seria, è interessante ascoltare tesi di altre persone.
        Il problema di fondo è il tono che utilizza. Una conversazione dovrebbe essere animata da interesse e voglia di confronto, non da condanna e chiusura totale, altrimenti è facile scambiare le sue argomentazioni come futili e non interessanti.
        Dalle conversazioni che ci siamo scambiati ho piacevolmente capito che lei ha conoscenze in ambito di Sound Art, qualora volesse intavolare una conversazione serena, civile e pacifica sono a sua totale disposizione.
        Buona giornata

        • pietro c.

          aggiungerei che è colpa dei comunisti….

  • Lorenzo Marras

    Daniele comunque il Signor Pugliese nella inesistente spiegazione del suo “lavoro” (peraltro menzionato) non è saputo andare al di la di frasi fatte e in vero assai piccate, come se stesse dentro ad una gabbia a difendersi da chissa’ quale accusa.
    E ti dico un altra cosa: per fortuna che in questa rivista ci sono delle persone attente che le osservazioni le sanno fare e che percio’ non avevano altro scopo che indurre il Pugliese a dare perlomeno una spiegazione intorno ai i contenuti e ai significati inerenti la sua opera.
    Se il medesimo non ha compreso e peggio ancora non ha saputo avviare un dialogo serio con chi queste critiche giustamente avanzava , ho paura che la sua poetica non sia assolutamente originaria ma bensi’ semplicemente mutuata.

    Daniele le cose quando sono evidenti, bisogna dirle e non esiste ragione nell’offendersi e basta.
    Ti saluto.

  • Buongiorno Lorenzo,
    un dialogo con qual si voglia interlocutore è possibile se ci sono i requisiti minimi per un confronto. L’essere attaccati e in maniera anonima non consente alcun dialogo. Nascondersi dietro anonimia e fare accuse riesce facile a tutti.

  • Lorenzo Marras

    Buon giorno sinceramente a Lei, Pugliese , ma devo osservare che ripete l’errore di sentirsi un imputato e questo , a priori, gia’ è un deficit di dialogo , ma da parte sua nonostante lei ne imputi la mancanza ai suoi interlocutori.
    Interlocutori che beninteso hanno mosso una critica al suo lavoro e che le hanno fornito le dovute dimostrazioni (vedi elenco esaustivo fatto da Pietro C.).
    Cosa crede Pugliese , dispiace a tutti essere criticati, ivi incluso il sottoscritto, ma quando si entra con un proprio lavoro in questa Rivista , bisogna essere pronti a riceverLe, altrimenti si sta tranquillamente a casa propria a curare i propri Hobby in santa pace.

    Essere Artista implica una responsabilita’ mi pare, quello non solo di creare ma anche di comunicare la propria opera e DIFENDERLA quando qualcuno ne contesta , e giustamente , le sue dichiarate origini.
    Non sta bene rispondere alle critiche trincerandosi dietro il fatto che intanto gli altri sono “anonimi” “invidiosi” “brutali” “incolti” e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Troppo facile , troppo facile.
    Mi spiace Pugliese , ma io non ho colto apprezzabili argomenti da parte sua, intorno alla sua opera, ma solo reazioni.
    E’ il mio pensiero, naturalmente fallibile.
    saluti a Lei.

  • Vorrei sapere se qualcuno di voi ha mai visto dal vivo una mia opera o se qualcuno si è preso la briga di leggere i testi sul mio sito.
    Avrei potuto ignorare le accuse rivoltemi ed invece sono comunque qui a metterci la faccia( io ). Credo di aver già risposto al Sig. Piero C., proponendogli di scambiare argomentazioni riguardo la mia ricerca, ma non ho ricevuto domande serie.
    Ad ogni modo, una cosa è parlare della propria ricerca ed un’altra e dover dare delle spiegazioni a chi condanna la mia ricerca in maniera prevenuta e rigida.
    Se mi dice riguardo a quale opera avrebbe voglia di confrontarsi e se il confronto avviene in maniera pacata, sono a disposizione per qualsiasi domanda e o argomentazione come da sempre faccio nei confronti della mia ricerca.
    Buona giornata

  • @Roberto: il tuo lavoro assomiglia molto ad Alberto Tadiello che a sua volta sviluppa e riscalda Carsten Nicolai (anni 90, nipotini di warhol). L’originalità non è certo una valore così forte, ma francamente questo tipo di opere sembrano feticci che giocano tra trame visive e il suono. Non riesco a trovare interesse..

    Non capisco come questo possa risolvere la nostra quotidianità, il nostro presente. A mio parere si tratta di mettere profondamente in discussione un certo ruolo di artista. E mi rendo conto che questo non sia facile.

    • Tesi interessante! E mi dice secondo lei quali sarebbero gli aspetti in comune tra il mio lavoro e quello di Tadiello? L’utilizzo di cavi elettrici? o cosa? Si riferisce alla parte audio compositiva per caso?

  • Primo se fai un sito e fai le foto alle tue opere devi essere pronto a questo tipo di fruizione del pubblico…io non ho visto l’11 settembre dal vivo…eppure…

    Fotografare casse audio e poi chiedere se ho sentito il suono non mi sembra coerente.

    L’aspetto in comune sono le scelte formali, tra suono e composizione visiva dei cavi e altro. Questo è sufficiente.

    • Le consiglio di ascoltare le composizioni audio e di leggere i testi relativi ai miei lavori.
      Sul mio sito non ci sono solo foto ma anche video e registrazioni audio.
      Buona fruizione.

  • Er Gatto de la Garbatella

    Er probblema nun risiede nelle opere de Pugliese , (che ho visto varie vorte e me sò piaciute n’sacco) Er problema è che su sto sito nun se riesce a sviluppà na sana discussione. Se tireno sempre in ballo inciuci e c***i vari ma nun se fa mai gnente de propoistivo. La differenza tra Pugliese e sti signori è che Pugliese fa le cose e questi so solo boni affà li invidiosi. Ma dico io, perchè all’estero li artisti vengheno seguiti e invece qui vengheno solo presi a pizze nfaccia. Forse er motivo è che le critiche so fatte solo da artisti che vorebbero sta ar posto tuo caro Pugliese. Ma avete mai partecipato a na giuria de nconcorso? ve rendete conto de la monnezza che producete cari artisti. Er alvoro de Pugliese è bello nfrego e sona bbene. Scusate la lingua ma ste polemiche meriteno solo er romanaccio.
    Er Gatto

  • Scusa Luca (whitehouse) ma qui hai proprio “toppato” : dire “…se fai un sito e fai le foto alle tue opere devi essere pronto a questo tipo di fruizione del pubblico…” ad un artista che fa sculture o installazioni sonore è veramente ridicolo … che cosa ci vuoi mettere sul sito gli ologrammi delle opere? Ci sono testi di spiegazione e pure i “sonori” … che altro ci deve o può mettere il povero Roberto ?
    Il punto è un’altro: qualsiasi opera va vista, ascoltata se è il caso,comonque “fruita” nel luogo e nella situazione “espositiva” decisa dal suo autore e giudicata (e analizzata criticamente) solo ed esclusivamente se è stata esperita in tale situazione. Fuori da queste condizioni non esiste “critica” ma solo espressione di opinioni superficiali e “chiacchere da bar”.
    Altro argomento che spesso “spunta” nelle tue critiche : “Non capisco come questo [e ti riferisci ai lavori di Roberto] possa risolvere la nostra quotidianità, il nostro presente”
    Ti chiedo : gli affreschi della Cappella degli Scrovegni, la Tempesta Di Giorgione, la Cappella Sistina, il “San Girolamo scrivente” del Caravaggio, “La Mariée mise à nu par ses célibataires, même” di Duchamp, o una performance del tuo tanto amato Tino Sehgal, possono “risolvere la nostra quotidianità, il nostro presente” (o, per altro quello dei loro “contemporanei”, per le opere del passato) ? E, dato che l’unica ragionevole e seria risposta è : no, sono quindi da considerarsi non interessanti? Arte decorativa, Ikea evoluta ante literam, Story Story I lov you, o che altro?

  • Luciano penso che invece tu abbia toppato. Secondo me sarebbe utile per te partecipare al corso che ho contribuito ad organizzare a bologna…

    Tino Sehgal infatti non documenta i suoi lavori. I lavori non vanno documentati se si ha paura di una fruizione superficiale, stessa cosa la pensava de dominicis; mentre uno come cattelan, per dire il solito nome, penso che sia totalmente disinteressato della cosa….o meglio, è consapevole che il suo hitler in ginocchio funziona anche in foto, e lui lo vuole in foto nei cartelloni e su google ecc ecc

    Roberto, se ha queste paure, non deve fare le foto ai suoi lavori, perchè rischia di essere un fotografo inconsapevole e quindi veramente poco interessante…

    Ovviamente non ho voglia di risponderti su tutte le opere da te citate, ma sì: una buona opera è in grado di risolvere il nostro presente. Tino Sehgal compreso.

  • oblomov

    artigiani..

  • Caro Luca se Enrico e/ o tu veniste qui a Bangkok ad organizzare il vostro corso sarei ben felice di parteciparvi e sono certo che ne trarrei giovamento, come sono convinto che c’è sempre qualche cosa da imparare, anche da un bambino, anche da uno sconosciuto che ti passa accanto per strada; di più, ti assicuro che ti porterei anche molti più iscritti di quanti (e ve ne auguro sinceramente molti) ne riuscirete mai ad avere a Bologna.
    Nel merito no, non sono d’accordo con te : esaminarne la documentazione (salvo che non sia espressamente questa la moditá scelta dall’autore) non è un metodo di “fruizione” di un’opera.
    Il fatto che Sehgal, come il grande e compianto Gino, impedisca la documentazione dei propri lavori per evitare questo terribile equivoco non modifica minimamente il fatto che, appunto, di esiziale equivoco si tratti.
    Quanto infine a “risolvere il nostro ” presente, ancora una volta, no non sono d’accordo. Se vuoi prova a portare qualche disoccupato o giovane in disperata ricerca di un lavoro purchessia o delle persone seriamente ammalate o semplicemente delle persone afflitte da banali, ma per loro importanti, problemi pratici (di questi tempi non avrai certo problema a trovarne a bizzeffe) ad assistere ad una performance di Sehgal (il cui lavoro, personalmente, apprezzò molto) e, alla fine, magari “gestendo una distanza”, di conveniente sicurezza, chiedi loro se la performance ha “risolto il loro presente” e registrane le risposte… poi ci dici .
    Senza troppo disturbo o problema potresti anche semplicemente preparare un questionario con queste due uniche domande “la performance ha risolto il tuo presente? – se si, spiega brevemente come e perché” e distribuirlo fra gli spettatori della sua prossima performance e poi pubblicare i risultati ( su Artribune o FlashArt, che per te non è certo un problema) … e così ti ho dato anche un’idea per un tuo prossimo lavoro

  • Io sono io ed Enrico è Enrico, un giorno scriverò qualcosa sul perchè di questo sospetto…interessa prima di tutto anche me.

    Il corso a Bankok…pensi che se trovi uno sponsor si possa sicuramente fare ..in lingua inglese immagino…

    E invece tu sbagli: c’è qualcosa che sempre sfugge all’occhio…e quindi anche all’occhio del disoccupato e dell’ammalato…il corso che partirà domani a Bologna si concentrerà proprio sulla capacità di vedere. Munari diceva: saper vedere per saper progettare. Le anomalie che sono alla base delle scarpe che stai indossando sono le stesse che hanno portato allo sgancio della bomba atomica o la fame nel mondo…

    • Caro Luca, non avevo intenzione di “identificarvi”, m’hai già detto una volta che siete due persone diverse e a me basta, semplicemente mi pareva (ma forse sbaglio) che il corso fosse “tenuto” o “diretto” da Enrico e che tu collaborassi ad esso, questo il senso dell’ “e / o” da me usato, tutto qui.
      A Bangkok gli sponsor privati sono difficili da trovare anche più che in Italia, so, però che il Min. degli Esteri Italiano ha dei fondi da destinare a programmi di studio, anche in campo artistico, da realizzare all’estero (lo so da una “mostra scambio” italo-Thai che venne realizzata un tre anni fa dalla LABA di Brescia … ma non so altro) .
      Qui, però, i valori (e quindi prezzi e costi) sono molto differenti e, per esempio, i 5€ a lezione, che in Italia sono un’opportunità eccezionale, qui diventerebbero un costo assolutamente non affrontabile da uno studente d’arte .
      Sulla “capacità di vedere” e su quanto, in genere “sfugge all’occhio”, con me, sfondi una porta aperta visto che questi due fatti sono, fin dai lontanissimi inizi, due dei “capisaldi” della mia ricerca e del mio lavoro.
      Ebbi, tanti anni fa, la fortuna di conoscere e d’incontrare ed ascoltare, piú d’una volta, Munari che, ancor oggi, rimane uno di quelli che amo considerare “miei maestri” (assieme a Duchamp, Cartier Bresson ed altri).
      Sono perfettamente d’accordo sul fatto che l’arte possa (e forse debba) diffondere “consapevolezza” e portare a “saper vedere” (o meglio a comprendere e sperimentare che cosa “vedere” realmente significhi) e, nel mio lavoro , con tutta la sua modestia, questo è uno dei “risultati” che cerco (quando dico che l’arte è “comunicazione d’ineffabile” è anche a questo che penso) ma una cosa è dare qualche consapevolezza allo spettatore, ben altra è il “risolvere il suo presente”.
      Un tuo difetto, se mi posso permettere, è, per me, un po’ questo: ricorrere troppo spesso all’esagerazione ed all’iperbole (vedi ad es. la frase di chiusura del tuo post), fare di concetti, a volte persino banali o ovvi, delle “rivelazioni” ed attribuire al tuo operare quasi un aura di “epifania” … ma ovviamente queste sono mie modestissime impressioni.

      • il corso è rivolto a tutti, non solo agli studenti d’arte…anche se tali studenti a mio modesto parere potrebbero trovare il corso molto utile.

        Forse il problema sta nel cercare soluzioni nella modalità dei commenti….per questo abbiamo organizzato un corso. Le mie “iperboli” sono anche uno stimolo per andare a fondo e semmai partecipare a modalità più appropriate…

  • Lorenzo Marras

    Luca scusa se ti correggo ma forse vorrai dire nel “guardare” perche’ la vista l hanno tutti ma il guardare è di pochi , e non è detto che cio’ che qui si discute è solo una questione di “occhi”. Uno senza la vista , sicuramente e paradossalmente anche in virtu’ di questa menomazione, puo’ intuire altre vie di percezione che, magari, non me ne vogliano i puristi del guardare, potrebbe chesso’ liberarsi di quella schiavitu’ (che a volte è) del fattore estetico.

    • secondo me ti confondi….guardare è di tutti vedere è di pochi…ma non sono queste frasi ad effetto che ci interessano nel corso. Ma comunque abbiamo capito.

      • Lorenzo Marras

        Luca, se lo pensiamo in termini positivi (anche se non mi piace dirlo) nel vedere si esplica una funzione mentre nel GUARDARE una riflessione che implica una dimensione TEMPO.
        Questo vuol dire , per me, circoscrivere la funzione VISTA nella categoria MEZZO.
        Un cieco non ha il mezzo VISTA ma sa GUARDARE , a volte non sempre, piu’ di coloro che ne sono provvisti.

        il tuo Luca, è un problema di interpretazione.

  • Lorenzo Marras

    perdonate : “QUASI tutti” al posto di l’hanno tutti.

    • No Lorenzo : guardare e vedere, in Italiano son più o meno sinonimi ma, almeno io, quando parlo di “vedere” (e lo pongo per questo tra virgolette) intendo non la semplice funzione svolta dall’occhio (e neppure il più attento ed analitico “osservare”, o l’ “incuriosirsi”) ma qualche cosa di più profondo e meno verbalmente definibile : la capacità di sospendere per un attimo il costante dialogo interno, che ci distrae e ci rende meno attenti alla realtà circostante, e diventare per un istante “una sol cosa” con il “veduto”, cogliendone, entro i limiti delle mostre capacità, l’essenza e percependo che cosa esso è capace di “dirci”, spesso, di nuovo e, a volte, di insospettato. Questo “vedere” è allo stesso tempo un vedere-sentire-comprendere-percepire e altro ancora.

      • Lorenzo Marras

        Luciano lo sai che sono problematico e saprai anche che non vado d’accordo con tutte le tavole delle legge che derivano anche dai DIZIONARI.
        Certo i Dizionari li hanno fatti persone autorevoli e importanti e che (quasi) tutti sono d’accordo nel seguirli, pero’ cerco sempre nelle parole , di scovare quel qualcosa che allarghi un pochino le sbarre della gabbia.

        Allora mettiamola cosi : rovesciamo le etichette , al posto di VEDERE ci mettiamo GUARDARE e diciamo nella prima c è un elemento tempo , pensiero, consapevolezza che rimane circoscritto come funzione nella SECONDA.

        Cosi’ va bene ? ho distinto le due cose ed il che mi sembra ci faccia uscire dal circolo.

  • Fabio

    LE DOMANDE.
    Forse la domanda ( quest’opera ha risolto il tuo presente..?) la porrei piu che agli spettatori, agli artisti stessi.

    Cosa ha risolto il tuo presente ?..l’opera stessa o… il desiderio di essere considerato artista?

    Gli “spettatori” ,guardano lo spettacolo delle arti con atteggiamento sempre piu disincantato e privo di aspettative.A volte con malcelata irritazione.Non cercano altre domande,piu che altro cercano risposte.
    Di domande ,la loro vita,ne pone già a sufficenza.E quando l’arte chiede allo spettatore di “completare” l’opera lo fa con un linguaggio che aumenta le distanze.L’arte chiede,lo spettatore vorrebbe ricevere.
    Chi dei due farà un passo per creare relazione?
    E’ interesse dell’arte creare questa relazione con lo spettatore?

    Dubito.( l’artista chiede relazione con se stesso ,ponendosi domande …sbagliate,il piu delle volte)

    L’OCCHIO.
    Quello che sfugge all’occhio è quanto l’arte contemporanea chiede incessantemente al pensiero di rielaborare e tradurre.
    Nonostante l’occhio contemporaneo sia molto allenato,
    è relegato al ruolo di una periferica che l’arte ha difficoltà a far comunicare con il sistema operativo.
    L’arte esprime un ineludibile bisogno di teorizzazione provando a <> ( Hegel ).
    Di ciò non possiamo che esserne grati,da una parte.
    Dall’altra la sovraproduzione di “processi di senso” finisce per svalutarli tutti.I contenuti si fanno accidentali,perdendo il riferimento a valori consolidati.L’occhio vede… il nulla.

    Forse uno “sviluppo sostenibile” dei significati, una moderazione nella produzione di concetti sarebbe auspicabile.
    Magari avendo piu rispetto per l’occhio.

    Tornando a Pugliese.
    Il suo lavoro assomiglia a quello di altri autori? Qual’è il problema ? Forse che di pale d’altare o di crocifissioni se ne sono prodotte poche ?
    Che senso ha questa aspettetiva dell’unico, dell’inconfondibile,del nuovo,della indicazione di un “nuovo” percorso? risolve il nostro presente?

    Che domanda si nasconde dietro a questa ansia? Forse è alla filosofia che bisogna rivolgersi,non all’arte.
    Non per niente Danto pensa di scrivere una Filosofia della storia dell’arte.

    • Fabio

      In battitura è saltato qualcosa…
      la frase riferita ad Hegel è la seguente
      L’arte esprime un ineludibile bisogno di teorizzazione provando a ( Hegel ).

  • Fabio

    “rendere significante anche ciò che di per se privo di significato”.

    Azz è la terza volta che ci provo.

    • …il fatto è che, nella realtà che ci circonda, di “privo di significato” (con buona pace di Hegel e che i filosofi mi perdonino) non c’è nulla, solo che l’uomo l’ha dimenticato da troppo tempo ed è per questo che, in genere, sa solo “guardare” ma raramente “vede” davvero ciò che guarda.

      • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

        c’è chi sa guardare lontano e chi non riesce a guardare vicino e c’è chi ha più il coraggio e dice ciò che gli altri mentano, pensano e non dicono! Caro Luciano, ci sono artisti che guardano, interpretano e teorzzano un nuovo modo di vedere, percepire la vita, altri che si fanno portavoce di un’epoca, di una generazione e che hanno la capacità critica di mettore in comunicazione l’arte tra le persone. Ed è proprio questo il “miracolo” che solo l’arte sa fare: superare la “merce arte” e guardare oltre la creazione di oggetti isolati che vengono mostrati nei musei come feticci da adorare !

  • Ma anche nella borsa di Milano qualcosa sfugge all’occhio, o nelle cose di un tribunale o nel guardare una coppia in silenzio….

    Solo una visione stucchevole e romantica pretende che nell’arte debba essere tutto diretto e immediato…e anche gli artisti fanno questo errore, arrivando ad opere che non risolvono nulla….e potrebbe anche andare bene….peccato che non ci sia consapevolezza…

    L’arte ha la funzione di avere una funzione: se un quadro arreda bene un salotto quel quadro ha valore…poi ci potrebbero essere quadri che lo arredano meglio…o si potrebbe capite che forse arredarlo non è così importante… ecc

    Rimando all’ultimo question time su flash art (vedi whitehouse)

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

      E’ ormai acquisito che la conoscenza dell’arte non è un percorso teorico univoco !!! Se un quadro arreda un salotto è da ritenere valido per alcuni, piuttosto che per altri. Si può sempre sostenere il contrario, ma anche ciò può essere una “finzione” di comodo !

    • Fabio

      “Quella visione stucchevole e romantica” è la modalita con la quale la gran parte dell’umanità guarda a tutte le opere d’arte prodotte nei secoli.
      E la apprezzano per motivi che molto probabilmente non hanno nulla a che fare con quelli che hanno uno sguardo piu “consapevole”.
      Eppure la apprezzano ,dai graffiti a Mondrian .
      La apprezzano meno,o per niente,quando l’occhio ( che si vorrebbe educare ) incontra solo epifanie del pensiero.

      Molta arte contemporanea ( dai ready-made in poi ) rifiuta l’arte in quanto rappresentazione,immagine, e sposta l’opera sulla dimensione dell’invisibile,dove solo il gesto intelettuale,l’intenzione,il progetto, evocano il senso dell’opera.
      L’apparato teorico si antepone all’occhio.
      L’intelletto nega il corpo che lo abita.
      Questo si, mi sembra molto “stucchevole e romantico”.

      Il continuo porsi domande dell’arte contemporanea ( che cosa risolve quest’opera..? ) e di chi la pratica, è tipico dei romantici.

      Così come l’aspettativa del “genio” che pronunci la parola “ultima”,che crei qualcosa di unico ed inconfondibile,è romantico.
      Cio detto il romanticismo Non è un disvalore.E’ una modalità del sentire umano.Purtroppo l’arte contemporanea non ha il coraggio di Scordare le domande,abbandonarle.

      Se lo facesse incontrerebbe piu facilmente l’occhio di chi la guarda.

  • Fabio

    ..opere che non risolvono nulla…
    Cosa devono risolvere le opere ?
    Che domanda si nasconde dietro questa domanda ?
    Potresti formularla altrimenti,in una maniera che consenta a te ( se sei artista) di procedere nel tuo lavoro ?

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

      non potrei immaginare un artista che realizza opere inutili !

  • Fabio

    @Savino
    Quando ho scritto “opere che non risolvono nulla” citavo il post di Whitehouse. Non intendevo che le opere siano inutili.Tutt’altro.

    Chiedevo quale fosse la Vera domanda che si nasconde dietro all’affermazione che certe opere non risolvono nulla…
    Cosa appunto devono risolvere?
    Perchè si pensa che debbano “risolvere” qualcosa ?
    Se il fare dell’artsta è “agito” da una domanda ,questa domanda,quale è ?

    Il moltiplicarsi delle domande che gli artisti contemporanei si pongono,a mio parere,impediscono allo sguardo di vedere.
    E l’eventuale educazione necessaria allo spettatore o artista
    dovrebbe essere, non tanto a imparare a vedere ( pur necessario ) ma a porsi le domande che consentano di vedere.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

      @ Fabio, condivido in pieno quello che hai scritto ! Secondo me, le “opere”, non sono altro che un linguaggio, una forma espressiva, un canale della conoscenza, una testimonianza soggettiva della vita reale o come si dice un impegno creativo e civile !
      In questo senso, qualsiasi opera può diventare inutile se gira solo su se stessa, ma può essere utile: (come la ruota di bicicletta di M. Duchamp), se riesce a “girare” le menti a far pensare, riflettere…, su come percepire e concepire le cose del mondo che ci circonda!

  • invece bisogna nutrire verso le opere grande sospetto, anche verso gli artisti. Perchè sarebbe come per quello che esce da una palestra o da un laboratorio, trovarsi a contemplare la ciclette o il microscopio…

  • Francesco

    Jacopo Mazzonelli ? Imbarazzante
    …ed
    è stato curato molte volte
    da Capra …
    solito piccolo mondo di provincia!

  • Bravo, mi hai sgammato con le mani nella marmellata! Mamma mia non sapevo che Perry Mason leggesse Artribune!