“Non chiamatela Grande Brera!”: così Salvatore Carrubba, presidente dell’Accademia, sulla nascente Fondazione chiamata ad occuparsi della Pinacoteca. Nessuna barricata contro i privati, però…

Se chiami una Fondazione “Piccola Brera” dove pensi di andare? Se scegli, già nel nome, il tono minore… auguri! Ovvio ampliare il proprio orizzonte, lasciarsi sedurre dalla grandeur, sperare in un radioso e pomposo futuro di successo. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare. E così a mettere i puntini sulle i è […]

Brera patrimonio UNESCO, il convegno

Se chiami una Fondazione “Piccola Brera” dove pensi di andare? Se scegli, già nel nome, il tono minore… auguri! Ovvio ampliare il proprio orizzonte, lasciarsi sedurre dalla grandeur, sperare in un radioso e pomposo futuro di successo. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare. E così a mettere i puntini sulle i è Salvatore Carrubba, presidente dell’Accademia di Brera, intercettato da Artribune a margine della due giorni di lavori che – più o meno in polemica con la nascita della Fondazione chiamata ad occuparsi della gestione dell’ente – propone di porre sull’intero pacchetto Brera il cappello di una tutela UNESCO.
“L’ho detto anche al ministro Ornaghi – ci assicura Carrubbanon si può chiamare la Fondazione ‘Grande Brera’ se poi questa finisce ad occuparsi solo della Pinacoteca e non dell’Accademia, così come sono le intenzioni. L’idea di ‘Grande Brera’ riguarda l’intero polo culturale, non solo una sua parte”. Non una pura questione di nome, insomma: perché è proprio sul futuro del polo didattico che restano le incognite maggiori.C’è molto nervosismo tra i docenti, perché non è chiaro cosa succederà. Noi siamo fermi alla volontà espressa dagli enti locali e dallo Stato di creare un campus nell’ex caserma di via Mascheroni: ma ancora non abbiamo idea dei dettagli del progetto”.
Nessuna chiusura pregiudiziale nei confronti di una forma gestionale che coinvolga i privati, dunque. Nessuna sensazione che l’Accademia venga considerata un ramo secco da eliminare:così com’è, Brera, sembra un ramo secco. Perché ha troppe difficoltà a livello di gestione: va bene cambiare formula, va bene aprire ai privati, ma con regole chiare e progetti seri”.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.