Avete presente i 4’33” di silenzio di John Cage? Come ogni brano che si rispetti c’è anche uno spartito. Anzi sei. La versione più antica, tra quelle esistenti, finisce al MoMA di New York

Quattro minuti e trentatré secondi di silenzio. L’utopia concettuale, anarchica e paradossale di John Cage spinse fino all’estremo la possibilità del suono d’essere e non essere insieme, debordandosi, contraddicendosi, espandendosi all’infinito. Una follia provocatoriamente semplice: la dismisura di un pugno di silenzio, nella misura di un tempo cronologico. Oggi, nell’anno del 100esimo anniversario della nascita […]

John Cage, 4'33"

Quattro minuti e trentatré secondi di silenzio. L’utopia concettuale, anarchica e paradossale di John Cage spinse fino all’estremo la possibilità del suono d’essere e non essere insieme, debordandosi, contraddicendosi, espandendosi all’infinito. Una follia provocatoriamente semplice: la dismisura di un pugno di silenzio, nella misura di un tempo cronologico.
Oggi, nell’anno del 100esimo anniversario della nascita di Cage, mentre in Italia parte una nuova rassegna di eventi in suo omaggio, promossa dalla American Academy di Roma, il MoMA di New York acquisisce in collezione lo spartito di quel celeberrimo 4’33”. Un’opera piccola, leggerissima, ma con un peso storico fondamentale. Solo tre fogli di carta velina, bianchi, pressoché vuoti. A parte le tre linee grafiche che, come tagli o cerniere, indicano la cesura fra i movimenti.
Fu il 28 febbraio del  1948, durante una conferenza al Vassar College, che Cage parlò per la prima volta di quella che era ancora un’ipotesi, una visione indistinta: “Ho per esempio diversi nuovi desideri (due di questi possono sembrare assurdi, ma li prendo in seria considerazione): primo, di comporre un brano di ininterrotto silenzio e di venderlo alla Muzak Corporation. Sarà lungo tre minuti o quattro minuti e mezzo, dato che queste sono le durate standard della musica preregistrata, e s’intitolerà Silent Prayer. Inisierà con una singola idea che cercherò di rendere tanto seducente quanto il colore e la forma o la fragranza di un fiore. La fine del brano si avvicinerà impercettibilmente”. 44’33” vide la luce quattro anni dopo. Una lunga gestazione che gli consentì di mettere a fuoco un’intuizione straordinaria, arrivando a concepire il silenzio non come vuoto ma come un pieno di rumore: un continuum concreto e aleatorio. I tre movimenti “per qualunque strumento musicale o ensemble” altro non sono che la sospensione del suono in favore della materia acustica – vibrante e sommersa – dell’ambiente.

David Tudor e John Cage

La versione originale dello spartito risale al 1950, il periodo in cui Cage insegnava al Black Mountain College: a eseguirlo per primo fu il pianista David Tudor, a Woodstock, NY, il 29 agosto 1952. Di quella copia non esiste traccia: fu smarrita, malauguratamente. Altre cinque versioni sono state poi prodotte, una delle quali si trova alla New York Public Library. La seconda, in ordine di tempo, è invece quella giunta adesso dal MoMa. Ad acquistarla, per farne dono al museo, è stato il finanziere newyorchese Henry R. Kravis: un regalo per la moglie, Marie-Josée, che del MoMA è presidente. Kravis ha scovato e comprato lo spartito dall’artista Kremen Irwin, a cui John Cage l’aveva donato il 5 giugno del 1953, per il suo 28esimo compleanno. Un cadeau custodito gelosamente per sessant’anni e che oggi – con un affare di chissà quali cifre – sarà disponibile agli occhi del mondo: il più antico spartito esistente di quello che fu lo scandaloso, clamoroso, coraggioso trionfo in musica del silenzio. Quattro minuti e trentatré secondi d’ascolto sottile e differente.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.