A Glasgow scorpacciata di luce solare, dentro il cocoon di Architettura DO. Le quattro stagioni di Heliotorpe: come vivere dodici mesi in dodici minuti

Che cos’è il “Seasonal Affective Disorder”? La malattia dei metereopatici, più o meno. Quelli che soffrono nell’anima, quando cambia il tempo. Che s’incupiscono con l’approssimarsi dell’inverno e che rifioriscono, in preda a briose inquietudini, quando esplode la primavera. Quelli che da agosto a settembre avvertono le vibrazioni di una tempesta psichica; quelli che aspettano l’autunno […]

Eliotrope - foto Wattie Cheung

Che cos’è il “Seasonal Affective Disorder”? La malattia dei metereopatici, più o meno. Quelli che soffrono nell’anima, quando cambia il tempo. Che s’incupiscono con l’approssimarsi dell’inverno e che rifioriscono, in preda a briose inquietudini, quando esplode la primavera. Quelli che da agosto a settembre avvertono le vibrazioni di una tempesta psichica; quelli che aspettano l’autunno con progressiva mestizia, oppure – a seconda dell’indole – con l’esaltazione di una ritrovata malinconia; e quegli altri che, col solleone, annegano nel malumore e poi, con la neve, tornano tonici, concentratissimi. I malati di “disordine emotivo stagionale”. Una patologia reale e riscontrata, su basi chimiche, biologiche, neurologiche.
Dallo studio di questo fenomeno, croce e delizia di lunatici e saturnini, sono partiti Adrian Stewart e Judith Wylie Macleod di Architettura DO – protagonisti del Padiglione Scozia all’ultima Biennale di Architettura – ideando Heliotrope. Un progetto interattivo, un’installazione pubblica, un esperimento scientifico, un laboratorio in cui la luce, ma anche il suono, sono materia prima. E le persone, naturalmente, sono le (fortunate) cavie.

Nell’arco di 12 minuti si compie un ciclo, che è un breve viaggio sinestetico tra i sentieri della percezione. Un viaggio dal buio dell’inverno ai colori squillanti dell’estate, tra passaggi di temperatura cromatica e gradienti sonori. Heliotrope è un bozzolo multisensoriale in cui rifugiarsi anche nel mezzo del più gelido dicembre, per ritrovare la carezza balsamica del sole. Un posto in cui, gradatamente e in meno di un quarto d’ora, si torna all’energia vitale attivata dai raggi solari. Il ligthscape è regolato da apparecchi intelligenti che consentono una variazione dell’intensità e della temperatura luminosa, procedendo dal caldo (2700K) al freddo (6500K): si tratta di dispositivi utilizzati in architettura, per illuminare paesaggi, cityscape, palazzi, ponti.
E poi c’è la parte audio, affidata all’artista Hanna Tuulikki: la soundtrack è composta da suoni genarti da gong e campane tibetane, registrati insieme al musicista Daniel Padden. Una partitura che riempie il volume della piccola architettura effimera, liberando una pioggia rarefatta di ultrasuoni. Tutto in surround, per un abbraccio avvolgente, spazializzato.

Del team fanno parte anche lo psichiatra John Eagles, esperto di SAD, il poeta e drammaturgo Molly Naylor, il book designer Stefanie Posavec e lo sviluppatore Justin Quillanin. Ai visitatori sono offerti anche dei libretti con poesie e informazioni scientifiche.
Heliothrope è allestito dal 24 al 27 novembre 2012, presso il Kibble Palace, ai Giardini Botanici di Glasgow. Ticket prenotabili on line, per godersi l’inconsueto trip: 12 mesi concentrati in 12 minuti, esponendosi a un turbine psico-percettivo. Tutto l’eros della primavera, la letizia dell’estate, lo spleen dell’autunno e la quiete dell’inverno, in una volta sola. Esperimento ad alto tasso turbativo: da maneggiare con cura, per gli affetti da SAD.

– Helga Marsala

www.heliotrope-project.com

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.