Un Vermeer esagerato per “Pubblico”: sul giornale di Luca Telese la critica è più che militante, quasi da strada. La fanno direttamente i lettori…

In principio fu Liberazione, poi toccò a Il Riformista: quando per un quotidiano tira aria grama e i soldi scarseggiano a farne le spese, immancabilmente, è la pagina della cultura. La prima ad essere ridimensionata, accorciata, limitata, compressa. Infine tagliata. Gioca d’anticipo Pubblico, neonata testata diretta dallo scissionista Luca Telese: per chi non ne avesse […]

In principio fu Liberazione, poi toccò a Il Riformista: quando per un quotidiano tira aria grama e i soldi scarseggiano a farne le spese, immancabilmente, è la pagina della cultura. La prima ad essere ridimensionata, accorciata, limitata, compressa. Infine tagliata. Gioca d’anticipo Pubblico, neonata testata diretta dallo scissionista Luca Telese: per chi non ne avesse mai preso in mano una copia basti sapere che il parto arriva dopo l’addio polemico del nostro a Il Fatto Quotidiano, e si configura come un prodotto progressista ma educato. Meno grillino, insomma: e più renziano.
La pagina della cultura è un pot-pourri che frulla abilmente analisi televisive (a firma dell’ottimo Bernardini) e arti varie ed eventuali: spunta, a sorpresa, in cima all’Agenda (essenzialmente: delle primarie PD) la rubrica Visto da me. È il lettore, che al momento manco si firma, a commentare in taglio alto mostre, film, spettacoli teatrali e quanto rientra nel mare magnum del “culturale”. Come a dire: mettiamo le mani avanti che non si sa mai. Metti che un domani dobbiamo cominciare a sfoltire.
Ironie a parte, oggi il “John Doe” di turno si è occupato della mostra di Vermeer alle Scuderie del Quirinale. Didattico e didascalico, nel tratteggiare i temi borghesi del fiammingo; un po’ violento nel citare “le vedute della città, gli squarci di un mondo silente e operoso” (intendevi forse gli scorci?!?); forse affrettato nel definire il pur affascinante appuntamento romano “una rassegna veramente esaustiva”. Otto opere su un catalogo che, fermandosi ai capolavori, è tre volte più numeroso… beh, provaci ancora John! Scrivendo a [email protected]

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Lupo

    Esaustivo significa trattare in modo esauriente un argomento, quindi anche otto opere bastano per comunicare in modo efficace i valori del linguaggio di questo pittore. Se invece l’autore avesse scritto, “una rassegna completa”, allora sarebbe stato giusto e doveroso evidenziare i dati numerici.

    • luigi martini

      il commento alla critica stampata su Pubblico mi sembra veramente inadeguato, direi qualcosa di più, modesto e incapace di affrontare la questione della critica artistica sui giornali quotidiani e non. Provaci ancora Francesco sala

  • Fabrizio Spinella

    Dilettanti allo sbadiglio.

  • Antonio

    Ma qualcuno spende veramente i suoi soldi per leggere le “acute” riflessioni di Telese?

  • stefano

    Ho visto la mostra. Organizzata come grande evento, ma povera di contenuti. Capire gli artisti olandesi “del secolo d’oro dell’arte olandese” , significa mettere in risalto il loro ambiente culturale, la storia di un paese straordinario, la scienza, l’ambiente sociale etc. Tutti questi elementi emergono nelle opere di Vermeer e colleghi. Ci son o moltissimi studi a riguardo. Nella mostra ci sono solo quadri appesi su enormi pannelli freddi che mettono in secondo piano le opere stesse. Magari qualche ingrandimento su particolari dei quadri andava bene visto le dimensioni di molti di essi. Insomma una mostra senza alcun studio scientifico, nessun percorso specifico dal punto di vista dei contenuti. La solita mostra dove il cittadino viene considerato solamente come un consumatore.