Un nuovo edificio per Jürgen Mayer H.. Ad Amburgo l’architetto tedesco dà una prova di qualità, ma non evita la noia. E la cifra personale diventa maniera

Jürgen Mayer H. colpisce ancora. E lo fa con il suo solito modo anticonformista, proprio nel centro di Amburgo, alla stazione delle metro Eimsbuttel. Si tratta di un blocco angolare, completamente ristrutturato e oggi convertito in un complesso di uffici con quattro unità per piano. Un edificio degli anni Cinquanta, la cui facciata è stata ridisegnata […]

Jürgen Mayer H.

Jürgen Mayer H. colpisce ancora. E lo fa con il suo solito modo anticonformista, proprio nel centro di Amburgo, alla stazione delle metro Eimsbuttel. Si tratta di un blocco angolare, completamente ristrutturato e oggi convertito in un complesso di uffici con quattro unità per piano. Un edificio degli anni Cinquanta, la cui facciata è stata ridisegnata per formarne una singola, continua, metallica, che interpreta liberamente la morfologia originale, sottolineandone il design lineare proprio di quegli anni.
Il linguaggio organico e formale dei prospetti – la cui fisionomia è fin troppo stereotipata per Mayer – si contraddistingue, ancora una volta, per una “finestratura a blob”, liquida, irregolare e concettuale, che se da una parte è ormai il suo punto di forza linguistico, dall’altra la rende un’architettura dai connotati stilistici definiti e deperibili. Appare infatti fin troppo chiaro il ricorso a stilemi ripetuti, che dalla facciata si spingono fino agli interni, dove il progetto prevede sofisticati open spaces total white , con spazi liberi e angoli smussati. Nel cortile interno, invece, un piccolo fabbricato esistente è stato ampliato per ospitare la sede di un’Università privata e sculture verdi sovradimensionate.
Un edificio noioso, già visto, grigio e senza brio. Completato, quantomeno, in appena due anni.

– Giulia Mura

CONDIVIDI
Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.