Tutti gli invitati messi in camice bianco. Per lo specialissimo party di Marina Abramović: ecco il video da Vienna, Parco Augarten…

Fa già buio all’Augarten, obbligatorio indossare un camice bianco per partecipare a Silent Cocktail / The Abramović Method, la performance di Marina Abramović che avrà luogo di lì a breve nel bel padiglione espositivo della fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary-Augarten (TBA21). Francesca von Habsburg, la padrona di casa, ha fatto personalmente gli inviti, e ora è […]

TBA 21-Augarten – Jasper Sharp (Commissario Pad. Austria 55.Biennale di Venezia) alla performance di Marina Abramovic

Fa già buio all’Augarten, obbligatorio indossare un camice bianco per partecipare a Silent Cocktail / The Abramović Method, la performance di Marina Abramović che avrà luogo di lì a breve nel bel padiglione espositivo della fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary-Augarten (TBA21). Francesca von Habsburg, la padrona di casa, ha fatto personalmente gli inviti, e ora è lei tra i primi a dirigersi nella dependance dove è collocato il guardaroba per ritirare e indossare un camice bianco. Poi si attraversa un piccolo piazzale e si entra nel vero e proprio padiglione espositivo della fondazione, un ambiente oscurato per l’occasione, solo candele su tavolini alti e lampade che pendono dal soffitto diffondendo una luce quasi impercettibile. C’è emozione e c’è suspense insieme a un senso di smarrimento collettivo. Ci si guarda l’uno con l’altro per cogliere qualcosa che individualmente può esserci sfuggito, invece niente, solo che sembriamo tanti dottori nella sala d’attesa di una clinica…

Marina non appare. Intanto tutti possono passare ad un piccolo bar per prendere un calice di spumante. Nella semioscurità è Francesca a prendere la parola per preparare gli ospiti all’incontro con l’artista. La performance durerà una ventina di minuti, bisogna solo rilassarsi, lasciarsi andare, indossare delle cuffie antirumore date in dotazione col camice bianco. Si raccomanda il silenzio. Lentamente entriamo nella parte, il camice bianco che indossiamo è come un mettere a nudo certe sovrastrutture che ci connotano socialmente. Quel che resta visibile di ognuno, è unicamente la fisionomia, l’individuo che ognuno è, a contatto con altri individui, fosse anche per il solo tramite di uno sguardo. Un meccanismo comincia a diffondere lo scandire del tempo. Intanto ci si accorge – cercate nel video – che Marina si aggira tra di noi…

Franco Veremondi

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
  • luz bamba

    stucchevole, nauseante, inutile , autoreferenzile!!!!

  • JlZAlN0

    Pur sforzandosi di approfondire il concetto, pur avendo ammirato la scintilla artistica dell’Abramović agli esordi, mi dispiace ma, no: qui l’Arte è definitivamente scomparsa schiacciata dalla superficialità materialistica.

    JlZAlN0.END.AT

  • Angelov

    Una specie di rito pagano.
    Alla fine della performance, alcuni partecipanti si erano così tanto caricati di tensione, che non hanno potuto trattenersi dall’esternare in forma gioiosa e quasi infantile, la loro felicità di trovarsi un quel luogo, in quel momento.
    Un evento straordinario, per i partecipanti ovviamente.
    E per chi non c’era?
    Questa domanda obsoleta non dovrebbe far capolino ne nella sintassi ne nell’etica dell’arte contemporanea.