Tra campi elettromagnetici ed energie spaziali. A Bergamo va in scena lo show multimediale di Yuval Avital. Quando la musica guarda alla scienza

Bergamo si appresta a festeggiare la decima edizione del festival dedicato alle scienze. Per questo contesto, il compositore israeliano Yuval Avital ha progettato un’installazione sonora, realizzata nell’ambito della mostra “More space to Space”, nel Convento di San Francesco, allestita a partire dal 5 ottobre. Con la collaborazione del planetologo Marcello Coradini, coordinatore delle agenzie ESA […]

Yuval Avital

Bergamo si appresta a festeggiare la decima edizione del festival dedicato alle scienze. Per questo contesto, il compositore israeliano Yuval Avital ha progettato un’installazione sonora, realizzata nell’ambito della mostra “More space to Space”, nel Convento di San Francesco, allestita a partire dal 5 ottobre. Con la collaborazione del planetologo Marcello Coradini, coordinatore delle agenzie ESA e NASA, di Giovanni Cospito, docente di musica elettronica del Conservatorio di Milano, di Philippe Zarka dell’Observatoire de Paris e di Alexander G. Kosovichev del laboratorio di fisica sperimentale della Stanford University, l’artista ha prodotto una composizione musicale di oltre sei ore: le energie dello spazio sono state tradotte in suoni e strutture musicali, grazie a un’elaborazione tecnologica complessa. Il risultato è “Spaces unfolded”, la conversione nel campo dell’udibile della materia celeste.
Completa l’insolito progetto il concerto “Unfolding Spaces”, la sera del 19 ottobre al Teatro Sociale, con l’obiettivo di collegare musica, visioni, tempo ed energia. Una serie di composizioni virtuali, in cui chitarra classica e chitarra elettrica dialogheranno con immagini captate dal telescopio Hubble, simulazioni create da European Southern Observatory ed elaborazioni di filmati di NASA e ESA. Lontano dall’idea di colonna sonora, di musica new age, di epica dello spazio e di musica etnica, Yuval Avital prova ad  avvicinare il pubblico alla sua poetica fortemente sperimentale: “In quanto ebreo e israeliano il pubblico, o meglio il mondo non ebraico mi chiede spesso di rappresentare la nostra tradizione, dare un assaggio della nostra cultura attraverso la musica. Io cerco di presentare qualcosa che non si inserisca nei soliti schemi. Non ho niente contro lo Shtetel né il klezmer, ma non possiamo appiattirci solo su questi aspetti; perché poi diventano etichette da cui è difficile liberarsi”.

– Marta Cereda

www.yuvalvital.com
www.bergamoscienza.it

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Marta Cereda
Marta Cereda (Busto Arsizio, 1986) è critica d’arte e curatrice. Dopo aver approfondito la gestione reticolare internazionale di musei regionali tra Stati Uniti e Francia, ha collaborato con musei, case d’asta e associazioni culturali milanesi. Dal 2011 scrive per Artribune.