Si chiama museo, ma è una homegallery. Produzione, ricerca, scambio d’arte e cultura, a Bologna il nuovo spazio Orfeo

“Luogo di incontro, produzione, ricerca, scambio, in cui poter discutere d’arte e cultura, in un appartamento al secondo ed ultimo piano di un palazzo antico”. Con queste parole si presenta MuseOrfeo, la nuova HomeGallery che si inaugura nel cuore della città di Bologna, quasi ai piedi delle storiche Due Torri. A promuoverla Eugenio Santoro (vi […]

Uno scorcio di MuseOrfeo

Luogo di incontro, produzione, ricerca, scambio, in cui poter discutere d’arte e cultura, in un appartamento al secondo ed ultimo piano di un palazzo antico”. Con queste parole si presenta MuseOrfeo, la nuova HomeGallery che si inaugura nel cuore della città di Bologna, quasi ai piedi delle storiche Due Torri. A promuoverla Eugenio Santoro (vi sembra un nome familiare? Ovvio, è uno dei commentatori più prolifici su Artribune!), che sottolinea come si tratti dell’unico spazio espositivo in casa privata nel centro storico di Bologna.
Progetti? MuseOrfeo alternerà, nel corso dell’anno, personali o doppie personali dedicate a giovani artisti e autori già storicizzati, “anche del prolifico e sfuggente underground bolognese”. Inaugurazione affidata ad una mostra fotografica dell’artista Laura Zarrelli.

Inaugurazione: domenica 7 ottobre 2012 – ore 16.30
Via Orfeo 24 – Bologna
[email protected]

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • eier

    maison22 e interno4 sono spazi domestici
    nel cuore di bologna
    sapevatelo.

    • maria gloria conti bicocchi

      lo trovo molto interessante, a Londra da molti anni le mostre più sofisticate vengono fatte in case private, cercarle e trovarle ne fa un evento “personale” che giova alle opere esposte e sicuramente al fruitore, una sorta di voyerismo che fa sentire di essere speciali. Buona fortuna,
      maria gloria conti bicocch

  • Gelosia,…. Eier?

  • cristina

    l’unico spazio a bologna direi di no, ma è buona cosa che sia nato anche lui. auguri

    p.s
    e non è gelosia e penso neanche quella di eler, ma è conoscere ed essere consapevole di ciò che ti circonda senza pretese esagerate ;)

  • Marco

    “Ovvio, è uno dei commentatori più prolifici su Artribune!), che sottolinea come si tratti dell’unico spazio espositivo in casa privata nel centro storico di Bologna”

    Falso; da anni esiste una associazione di giovani che promuovono arte nelle case private (In un modo che può essere più o meno discutibile), associazione che si chiama ” Case aperte”

    Da operatore apprezzo tutti i “fermenti” purchè non siano, come spesso accade, trappole per evitare le incombenze economiche, fiscali, SIAE, ecc… a cui i professinisti devono sottostare … e chi ha orecchie per intendere….

  • Gentile Marco,

    stia attento a non diffamare. La diffido formalmente.

    Comunque, si sta verificando tutto quello che detto in questa intervista, alla sesta e settima domanda:

    http://www.artapartofculture.net/2012/09/29/intervista-eugenio-santoro-di-barbara-martusciello/

    Come siete tutti prevedibili…..

  • In quello che ho detto non credo ci sia nulla di diffamatorio.
    Che esista, da alcuni anni, una Associazione a Bologna che opera in questo modo a Bologna, Case Aperte, presieduta dal giovane Insolera, è un fatto noto e mi meraviglio che Lei non ne sia a conoscenza….
    Per quanto poi riguarda il mio pensiero personale che forse Lei, spero, abbia interpretato in un modo sbagliato, e che vado a ribadire:

    “Da operatore apprezzo tutti i “fermenti” purchè non siano, come spesso accade, trappole per evitare le incombenze economiche, fiscali, SIAE, ecc… a cui i professionisti devono sottostare … e chi ha orecchie per intendere….”

    credo che quanto detto Le dovrebbe essere di buon auspicio per “allevare quei giovani talenti” (Le auguro e si spera) che poi confluiranno nei luoghi e nei mercati deputati… e questo lo affermo senza l’acredine che mi sembra di cogliere nelle Sue parole.

  • Sono sorpreso che la mia risposta alla Sua “diffida” non vada on line…

    • Alessandro Querci

      non si sorprenda, certa gente è molto brava a criticare chiunque, ma allo stesso modo mal accetta essere messa in discussione, pur civilmente come ha fatto lei.
      Si rassegni all’evidenza e lasci perdere, come ho fatto io mesi fa.

  • Alessandro Querci

    Eugenio,
    come ti ho felicemente lasciato, così ti ritrovo: presuntuoso, tronfio, naif, disinformato, permaloso, intollerante.
    Esprimo un mio commento solo perchè direttamente chiamato in causa da una tua mail al mio indirizzo personale.
    Nessuno vuol togliere niente alla tua attività, anzi ti faccio i miei auguri, ma almeno sappi che si tratta di iniziative che grazie a dio esistono da decenni in ogni città italiana, io ne ricordo diverse nella mia, Firenze, già da più di vent’anni, e sicuramente ve ne erano anche prima.
    Non mi sorprende quindi che anche in una città vivace come Bologna la tua non sia che l’ultima di una lunga e ancora viva tradizione.
    Un consiglio: vola un pochino più basso e abbi rispetto per chi fa il tuo lavoro da anni.

    • Ciao Alessandro,
      sarei interessata ad avere maggiori informazioni sulla tua attività a Firenze…
      se è possibile.
      Elisa

  • Ma…a prima vista mi sembra una buona idea, bisogna vedere se il giro di artisti che si succedono sarà sempre lo stesso, se bisogna pagare per esporre le proprie opere, qual’è la percentuale sulla vendita di ogni opera…insomma credo che funzioni come una galleria, no?
    Mi sembra una buona idea dato che cambia l’ambientazione…è una location intima mette a proprio agio chi entra (il fruitore) e quindi anche chi espone…ma diciamocelo che male può fare un’altra “galleria”aggiunta alle altre?
    Parlo da artista, anarchica quindi il mio modo di parlare spero non venga frainteso e preso per chi vuole esporci…verrò sicuramente a farci un salto e a provare la “cucina”… comunque Sigor Eugenio, se posso permettermi è vero che a Bologna esiste già, come possiamo chiamarlo, movimento della domus e quindi casa resa come una galleria.
    Perchè invece … Lei che ha già la sua fama non riunisce le altre Domus e crea un vero e proprio percorso artistico tra le mura domestiche?
    Questa è un’idea sempre già vista ma sicuramente diversa dalla nomea che si vuol dare a questo MuseoOrfeo come unico spazio a Bologna tra mura domestiche…che ne pensa?

  • Gentile Marco,

    il suo è un commento davvero signorile….lo significa anche il fatto che la redazione le ha censurato la risposta, salvandola da una probabile mia querela/denuncia. Ma si sa, i galleristi sono intoccabili….nonostante la distruzione sistematica dell’Arte che stanno facendo da anni.

    L’elefante ha paura del topolino, la galleria ha paura di un privato che espone in casa sua? Comunque, io in casa MIA faccio quello che mi pare, non devo certo chiedere il suo permesso. O sbaglio? E NON si permetta mai più, lei ed altri, neanche di insinuare, delle irregolarità sul mio operato.

    Io in casa MIA faccio quello che voglio. Che sia chiaro. E tu Alessandro, attieniti all’articolo, che in fondo comunica solamente una piccola notizia.

  • Daniele Galloni

    vorrei fare una semplice domanda,rivolta ai galleristi di ogni tipo:c’è qualcuno fra di voi che pensa di fare il mestiere scomettendo sul valore dei quadri che mette in mostra chiedendo solo una percentuale sul venduto ? chiedere del denaro all’artista non è da scopritore di nuovi talenti,ma aiuta a scambiare la qualità delle opere con la disponibilità economica di chi espone.inoltre non da garanzia all’artista che il gallerista una volta pagato abbia voglia di fare il suo mestiere.
    Come pittore,sono più interessato alle qualità del gallerista che al luogo in cui si svolge l’evento.un saluto
    Daniele

  • Gentile Santoro,

    lo spazio è interessante e sicuramente saprà arricchirlo con artisti che lo esaltino.
    Il problema maggiormente diffuso oggi è che i curatori o organizzatori chiedono
    agli artisti di contribuire con un’investimento in denaro.
    Ecco questa è una cosa piuttosto irritante per persone che dedicano la loro vita al lavoro artistico
    e che vorrebbero essere scelti per diversi parametri.
    Sinceramente

    Elisa Zadi

  • buon lavoro!
    Loredana

  • Eric

    Gli artisti DEVONO investire su se stessi. Usciamo dall’idea che l’artista e’ un vitello d’oro da sfamare. Soprattutto gli emergenti che ancora devono dimostrare il loro valore. Sbagliato invece che una galleria chieda soldi per far esporre, vuol dire che non crede a fondo in quello che propone.

  • In verità, in verita vi dico:

    Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare.

  • D’accordissimo con chi scrive che ben vengano tutte le possibilità di esporre gratuitamente. Non è questione di vitelli d’oro, la questione riguarda piuttosto il VALORE del lavoro di un artista. Se il parametro diventa il merito allora è giusto che IL GALLERISTA investa sull’artista, che già mette a disposizione la propria fatica creativa.Ho l’impressione, se non la certezza, che il mercato dell’arte sia diventato il solito guazzabuglio pesca fessi e personalmente nulla che sia a pagamento mi interessa. Preferisco tenermi le mie tele in casa e continuare a fare due lavori. Spero che il suo progetto signor Santoro tenga conto anche di queste considerazioni. Buona fortuna

    • Daniele Galloni

      Mi associo pienamente al signor Gigi,anche io mi sono deciso a non fare mostre a pagamento dopo che un “gallerista” mi ha detto di portare i miei amici e clienti alla mostra ,per fare vedere che c’è un po’ di “frullo” di gente.
      Se il gallerista non è in grado di proporre nuovi contatti,credo che manchi nel suo compito fondamentale.A riguardo del valore delle opere,posso anche comprendere che la qualità di per sè, può non essere sufficente a vendere,ma è appunto di questo che mi aspetto si occupi il gallerista.Mi pare già tanto che un pittore riesca,(quando ci riesce) con anni di fatiche, a produrre opere degne di questo nome .Come il signor Gigi,le auguro signor Santoro,buona fortuna!

  • Grazie per gli auguri.

    Faccio accadere le cose con gli sforzi e la capacità di giudicare. Il punto è che molti blaterano senza capire che lavoro c’è dietro, e so anche che nessuno mi deve nulla, a differenza di altri.

    Se ci si fissa sulla negatività è finita, diventiamo talmente schiavi della routine che abbiamo paura della novità, voglio inserire un fondato ottimismo pur riconoscendo la negatività che mi buttano addosso..

    Gli altri vi prenderanno di mira e cercheranno di “uccidervi” per il semplice piacere di farlo. Per “sport” . I rinunciatari non arrivano da nessuna parte. Ma io amo ciò che faccio, e questa è l’arma più potente che nessuno può togliermi.

    Ed è bene che si sappia che non voglio rotolare nel fango insieme ad altri. Che ci rimangano. Ed in casa mia faccio quello che mi pare.

    • Alessandro Querci

      hai fatto bene a farcelo notare

  • Santoro, e’ chiaro e sacrosanto che a casa tua fai ciò che vuoi ma… ma se ti fai fare l’articolino su Artribune che, certamente non lo lo sara’, ma ha proprio tanto il sapore della classica “marchetta”, e’ di tutta evidenza che ti esponi ai “commenti” e sapevi benissimo anche prima che, qui (ma non solo qui, bensì ovunque viga l’anonimato), i commenti sono, purtroppo, dettati più spesso da invidia, gelosia, antipatia personale o semplice gusto dello sberleffo e della demolizione altrui, che non da desiderio di fornire un “contributo” alla notizia!
    Che cosa mai ti aspettavi? Un coro di evviva! evviva! battiam, battiam, le mani?
    E poi perché? E’ forse, la tua, un’iniziativa nuova e senza precedenti? Ma figuriamoci! Sai benissimo che e’ vecchia quanto e’ vecchio il concetto di “bottega d’arte” che si perde nella notte dei tempi ed e’ stata sempre, da allora, più o meno praticata. Persino casa mia, sia qui a Bangkok che in Italia, e’ anche, da sempre, una galleria con collezione permanente e mostre temporanee di lavori miei e di amici Italiani ed internazionali (e, a scanso di equivoci, qui, a parte i miei lavori, non si vende e non si compera nulla: se qualcheduno e’ interessato al lavoro di un amico avrà le sue coordinate e si metterà’ in contatto con lui e tutto rigorosamente “free of charges”).
    Ecco, casomai, l’articolo ed i tuoi interventi successivi, hanno questa decisiva carenza: i Bolognesi e gli Emiliani saranno stati felici alla notizia che esiste un nuovo spazio dedicato all’arte, ma gli artisti, probabilmente, avrebbero gradito anche conoscere le condizioni alle quali e’ possibile fruirne: si paga? quanto si paga? che commissioni vengono praticate? ecc. ecc. … capisco queste sono notizie “riservate” che di volta in volta comunicherai agli interessati… pero’, a questo punto, forse ti puoi rendere conto anche tu che la “notizia” e’ davvero di poco momento : – e’ nato un nuovo piccolo spazio per l’arte a Bologna … se vi interessa andate a vedere – tutto qui !
    Visto che ci sono e che difficilmente mi capiterà ancora di commentare un tuo post, ti dico un ultima cosa, che e’ da un po’ che avrei voluto dirti : se appena puoi, smetti, un post si e l’altro anche, di minacciare denunce e querele … ovviamente, poi, fai come ti pare, ma credimi l’impressione che se ne ricava e’ di qualcheduno molto più impegnato in liti giudiziarie quasi quotidiane che non nella ricerca di nuova arte e nuovi artisti e, sono certo che non sia cosi’… senza contare poi che, con l’anonimato vigente, alla fin fine tutto quel che potresti fare e’ querelare la Redazione, la quale ti fornirebbe, a scanso (forse) di sue responsabilità, un indirizzo IP, che poi si rivelerebbe quasi certamente, un indirizzo fasullo… perché chi usa l’anonimato quasi sempre usa anche un programma di “protezione” del proprio IP … ma naturalmente tu, nei tuoi commenti, come a casa tua, fai quel che ti pare.
    Ti saluto e fa pure conto che non ti abbia mai detto nulla ;-)

    • …mi scuso : ” … un’ultima cosa…” , ovviamente

    • Alessandro Querci

      Concordo pienamente

    • Roberta

      Bravo Luciano..avessi letto prima il tuo post magari ci avrei pensato due volte ad affidare le mie opere a lui…

  • Alessandro Querci

    “Ed è bene che si sappia che non voglio rotolare nel fango insieme ad altri”.

    Meno male, nessuno sente la tua mancanza

  • Angelov

    STEP PIECE (Su e giù)

    Attività (sgabello, corpo, allenamento)
    Appartamento 6B, 102 Christopher Street, New York City.
    1-28 febbraio, 1-30 aprile, 1-31 luglio, 1-30 novembre.
    Durate varie. Ogni giorno alle 8 am.

    Uno sgabello alto 45 cm. viene collocato nel mio appartamento e usato come gradino.
    Ogni mattina, durante i mesi indicati, salgo e scendo lo sgabello al ritmo di trenta sali/scendi al minuto; ogni mattina, l’attività dura tanto quando posso continuarla senza fermarmi.
    Alla fine di ogni mese di performance, viene inviato un resoconto sulla durata dell’attività.
    Il pubblico può osservare l’attività svolta, nel mio appartamento, ogni qualsiasi mattina durante i mesi di performance.

    Vito Acconci 1970

  • Roberta

    E’ un peccato aver speso dei soldi per una mostra e non aver ricevuto i servizi tanto decantati.

  • Cioran

    Poco più che un affittamura, o poco meno, visto la qualità mediocre di ciò che propone e la poca professionalità che trabocca da commenti, gestione delle pagine ecc. Fra i sedicenti galleristi ho scoperto che c’è chi usa un escamotage davvero simpatico per garantire un minimo di affluenza alle proprie inaugurazioni: pubblica annunci di offerte di lavoro, e quando contattato invita le aspiranti a presentarsi all’inaugurazione della prossima mostra (guarda caso ad una manciata di giorni) con la scusa di mostrare la propria attività… Ma non è il suo caso sig. Santoro, vero?