Portiamo lo stile Memmo nel contemporaneo. Svolta per la fondazione romana abituata a megamostre classiche: residenze d’artista, e progetti site specific

“Dirigere la Fondazione Memmo verso l’arte contemporanea ci darà la possibilità di ampliare la mission della nostra fondazione, che è nata ormai molti anni fa con lo scopo di stimolare i romani e non, alla conoscenza dell’arte”. Entrano direttamente al cuore della novità, le parole di Anna d’Amelio, fautrice – con sua cugina Fabiana Marenghi […]

Le Scuderie di Palazzo Ruspoli

Dirigere la Fondazione Memmo verso l’arte contemporanea ci darà la possibilità di ampliare la mission della nostra fondazione, che è nata ormai molti anni fa con lo scopo di stimolare i romani e non, alla conoscenza dell’arte”. Entrano direttamente al cuore della novità, le parole di Anna d’Amelio, fautrice – con sua cugina Fabiana Marenghi Vaselli – della svolta: il centro d’arte nato a Roma a palazzo Ruspoli nel 1990 per volontà di Roberto Memmo, finora distintosi per mostre e attività culturali di livello altissimo orientate all’arte antica, con escursioni nel moderno, entra nell’agone del contemporaneo spinto, dei giovani artisti, delle opere site specific realizzate appositamente per gli spazi del grande palazzo patrizio lungo Via del Corso.
Abbiamo intenzione – specifica ancora la d’Amelio – di invitare artisti stranieri a soggiornare a Roma per creare una mostra ogni volta pensata su misura per i nostri spazi”. E proprio questo avviene con Sara VanDerBeek, l’artista americana con cui si inaugura la nuova era: insieme a una serie di fotografie presenta delle nuove sculture con materiali che prima del suo soggiorno romano non aveva mai preso in considerazione. Una serie di iniziative collaterali alla mostra, che è curata da Cloè Perrone, sarà organizzata per permettere al pubblico di conoscere a fondo il lavoro dell’artista, e creare un dibattito più ampio a riguardo. Non un semplice spazio dove esporre opere, ma un format virtuoso che chiede agli artisti di dare il meglio di sé, offrendo in cambio valorizzazione e approfondimento: se le premesse saranno rispettate, un nuovo punto a favore di Roma e una nuova piattaforma strategica per portare pubblico nuovo verso i linguaggi della contemporaneità: la Fondazione Memmo infatti -realtà a gestione familiare la cui storia meriterebbe più spazio- può contare sui sicuri afflussi garantiti dalle mostre-per-il-grande-pubblico allestite nello spazio principale, la sfida sarà convincere una parte di questi a guardarsi anche la mostra più di ricerca. Inoltre, se tutto andrà come deve, Fondazione Memmo Arte Contemporanea potrà diventare l’unico spazio istituzionale per il contemporaneo in pieno centro storico: Maxxi e Macro sono infatti ampiamente fuori le mura.

Inaugurazione: martedì 30 ottobre 2012 – ore 18.00
Dal 30 ottobre al 24 novembre 2012
Scuderie di Palazzo Ruspoli
Via Fontanella Borghese 56b – Roma
www.fondazionememmo.it


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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • anna valeriani

    non si capisce perchè tutte le facilitazioni sono rivolte a stranieri !!!!! Individui intelligenti, anzi geniali, nascono in Italia e vengono ignorati…… è una forma di demenza collettiva ?

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Nel tempio dell’arte provinciale, radical chic italiota…, tutto ciò che è straniero fa glamour.