Passata ‘a nuttata, il Maxxi riparte con le grandi mostre. Dopo Le Corbusier e Kentridge, ecco Luigi Ghirri e Jeff Koons, che per Natale prepara una grande scultura all’aperto. Ritorna l’ottimismo nel museo romano?

Quindici anni fa apriva il Guggenheim di Bilbao, e a tutti rimase impresso il grande Puppy floreale di Jeff Koons esposto subito fuori all’architettura firmata Frank O. Gehry. Ebbene, come la vedreste una grande scultura di Koons (un Puppy, i tulipani, un Balloon Dog o quel che volete voi) fuori dal Maxxi? E come la […]

Jeff Koons - Il Puppy di Bilbao

Quindici anni fa apriva il Guggenheim di Bilbao, e a tutti rimase impresso il grande Puppy floreale di Jeff Koons esposto subito fuori all’architettura firmata Frank O. Gehry. Ebbene, come la vedreste una grande scultura di Koons (un Puppy, i tulipani, un Balloon Dog o quel che volete voi) fuori dal Maxxi? E come la vedreste in occasione delle feste di Natale, a dicembre, a mo’ di attrattore turistico (se il marketing dell’incoming in Italia funzionasse, una roba del genere verrebbe sfruttata eccome)? Ecco un’ipotesi – decisamente accreditata – di regalo natalizio che il Maxxi potrebbe farsi per festeggiare il passato pericolo.
Alla fine il Museo, nonostante terribili traversìe che hanno portato al commissariamento, non ha chiuso i battenti neppure un giorno, le mostre hanno inaugurato seppur in un’atmosfera tesa e il bilancio, non agilmente, ovvio, è stato chiuso. Dunque c’è anche il tempo per guardare al futuro con ottimismo e concedersi una mostra di grande richiamo, con un nome di sicura attrattività glamour per rilanciare alla grande anche le visite. Ed ecco dunque Jeff Koons che arriverebbe a Via Guido Reni già a dicembre per una mostra ed un’installazione all’aperto, nella Piazza che ancora si tarda ad intitolare ufficialmente ad Alighiero Boetti. Non solo artisti stranieri, però, se è vero come è vero che uno dei grandi protagonisti del 2013 al Maxxi sarà Luigi Ghirri, con una mostra a tema paesaggistico.
Queste e altre novità saranno comunicate oggi, 16 ottobre, da Antonia Pasqua Recchia, commissario del Maxxi che ha operato con qualità e con spirito tutt’altro che burocratico guadagnandosi alla fine il favore di tutti i protagonisti della complicata partita-Maxxi. Il suo commissariamento volge al termine (31 ottobre o forse 15 novembre, ma c’è chi auspica che Recchia possa restare come consigliere d’amministrazione in quota Ministero), a quel punto il Ministro dovrà scegliere per l’unico museo nazionale d’arte contemporanea un presidente all’altezza del compito, questo presidente poi dovrà a stretto giro trovare i partner privati (Fendi, e dunque il gruppo LVMH, ha proposto una grande operazione immobiliare adiacente al Maxxi che permetterà di completare il progetto di Zaha Hadid, ma poi sarà anche sponsor?) che consentano al museo di operare con tutte quelle risorse indispensabili che lo stato, da solo, non riesce a mettere.

  • ToVe

    Buuummmm. Questa ci voleva!

  • Beyoglu

    Kentridge, Ghirri, Le Corbusier, Koons… La metà son morti, l’altra metà ha dato il meglio nel XX secolo, ma il Maxxi non doveva occuparsi del XXIesimo?

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Nella sostanza il Maxxi si occuperà del “grande cane pupazzo di Koons”: una specie di cane raro, variopinto, inoffensivo, pieno di affetto ed esperienze canilitiche, raccontate e rivissute, in cui i sogni e i ricordi si altereranno a frammenti di dibattiti catafalchici stralciati come per caso a volantini di protesta operaia.

    • Fkhalo

      Avranno dato il meglio di loro nel VENTESIMO sec. o saranno morti, ma parlano un linguaggio fuori dal tempo, e quindi sempre contemporaneo. Fossilizzarsi sul fatto che il museo si chiami “museo delle arti del XXI secolo” mi sembra inopportuno. Allora a questo punto smettiamo di interessarci all’opera di artisti che non ci sono più e lasciamoli nel dimenticatoio, o peggio ancora, releghiamoli in musei dedicati specificamente al secolo in cui sono vissuti (e morti).

  • Pino Barillà

    L’arte de XXIesimo secolo secondo i miei calcoli si vedrà tra 5 – 10 anni…..

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      tra 5 e 10 anni l’arte del XXI secolo si tradurrà col procedimento archeologico, senza la questione sull”inattualità di certe espressioni del contemporaneo.

  • anna valeriani

    bleeeeee