La diaspora dei curatori. Via dall’Italia, è la volta di Luigi Fassi, che lascia l’ar/ge kunst Bolzano e approda allo Steirischer Herbst a Graz, in Austria

L’affronto del ministro Lorenzo Ornaghi, che per l’ennesima volta – ieri, a Roma – si è sottratto al confronto con il sistema dell’arte italiano disertando l’appuntamento con l’AMACI, è certamente irritante e anche maleducato, ma ahinoi fotografa alla perfezione uno stato dei fatti incontrovertibile. Un sistema che si sta avvitando su sé stesso, che paga […]

Luigi Fassi

L’affronto del ministro Lorenzo Ornaghi, che per l’ennesima volta – ieri, a Roma – si è sottratto al confronto con il sistema dell’arte italiano disertando l’appuntamento con l’AMACI, è certamente irritante e anche maleducato, ma ahinoi fotografa alla perfezione uno stato dei fatti incontrovertibile. Un sistema che si sta avvitando su sé stesso, che paga anni di dinamiche che tenevano in conto conventicole e “parentele” illustri, più che attenzione alla ricerca, alla promozione e alla valorizzazione. Mentre intanto altre realtà, a noi straniere più per i valori perseguiti che per questioni geografiche, galoppavano anni luce avanti a noi.
Risultato? I migliori se ne vanno. Quanti promettenti artisti nostrani, oggi aggiungono il fatidico based ai loro nuovi luoghi di residenza? New York Based, Berlin based, London based. Da un po’ la stessa cosa sta accadendo con i curatori, e basterà citare distrattamente i nomi di Francesco Manacorda, Lorenzo Fusi, Alfredo Cramerotti, Chiara Parisi, Lorenzo Benedetti. A questi oggi si aggiunge Luigi Fassi: che in novembre lascerà il ruolo di direttore artistico dell’ar/ge kunst Galerie Museum di Bolzano per assumere quello di Visual Arts Curator presso lo Steirischer Herbst, il festival della città di Graz, in Austria. “Pur a fronte di un vivo dispiacere per la sua partenza da Bolzano, siamo veramente felici di questo nuovo passaggio professionale e auguriamo a Luigi Fassi grande successo come curatore dello Steirischer Herbst a Graz”, ha dichiarato  la presidente dell’ar/ge kunst Karin Welponer. E adesso? A breve il consiglio di amministrazione avvierà una riflessione sul proseguimento delle attività per il 2013 e sul futuro della direzione artistica: altri concorsi, altre dietrologie, sempre meno scelta…

– Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Gabriele Minelli

    Tra l’altro qualche mese fa, sempre a Graz, era stato nominato direttore della Kunstverein locale Krijst Gruijthuijsen, il wunderkind dei curatori olandesi.

    Non si tratterà di un altro caso di amministrazione (estera, of course) illuminata sulla via della cultura?

  • Grande Luigi, complimenti, buon lavoro e pensieri sempre positivi.

  • andrea bruciati

    in bocca al lupo,
    andrea

  • Memmo Aonelli

    E’ triste venire a sapere che anche l’attuale governo non voglia avere un atteggiamento differente nei confronti degli investimenti nello sviluppo del settore dell’arte. Bene fanno i professionisti citati a emigrare, resta la vaga speranza che un giorno possano rientrare in Italia con competenze e connessioni internazionali di alto livello. Auguri sinceri al dott Fassi.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Nell’olimpo dell’arte autoreferziale e mercificatoria, le connessioni internazionali servono a rafforzare gruppi di potere che controllano l’arte, i propri interessi, privilegi o ricchezza. Gli artisti sono contrari ad ogni ristretto gruppo di potere dominante. A mio avviso, l’arte è libertà e patrimonio di tutti e non patrimonio esclusivo di gruppi di potere. L’arte ha un ruolo importante, ma dovrebbe essere accessibile e utilizzabile da parte di tutti.

  • Bravo Luigi, ti meriti il successo.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Il successo ? Cos’è il successo? Sedere su una poltrona all’interno di un salotto museale, borghese? O forse andare oltre per integrarsi con la vita della collettività, riscoprendo la sua vera funzione sociale?
      “il successo è una stella che sbadigia” (tristan Tzara)

  • luigi martini

    e dov’è il lato negativo della faccenda? Non siamo europei? Consolatevi per la partenza temporanea di un curatore contribuendo a strutturare un qualche movimento dell’arte contemporanea – tutti i suoi soggetti -, concreto, che abbia voglia di proporre una politica istituzionale nel settore, che metta in discussione anche le aristocrazie dell’arte contemporanea che hanno goduto in questi decenni di un rapporto connivente con le istituzioni e la politica

  • SAVINO MARSEGLIA

    Il dato negativo è che il cosiddetto “nuovo” scimmiotta il vecchio! Ogni novità nell’arte contemporanea scivola inevitabilmente nell’olimpo dell’arte contemporanea in una sorta di autoreferenzialità da cui derivano le vecchie “aristocrazie dell’arte”, ormai note a tutti, di un sistema dell’arte, insieme provinciale e produttore delle proprie perversioni.