Il Tacheles è morto? No, si è spostato in Italia. Il CAM di Casoria dà spazio agli artisti sfrattati da Berlino, ecco le foto della mostra

Nel panorama non certo roseo dei musei campani, in attesa di una ridefinizione del Madre che passerà di certo per la nomina del nuovo direttore entro fine anno, il CAM di Casoria trova ancora spazi di identità e visibilità. E lo fa paradossalmente “gestendo” la crisi, e facendosi paladino degli spazi culturali bistrattati, ora anche […]

Cam Museum is home to Tacheles Berlin - Alesh Oner

Nel panorama non certo roseo dei musei campani, in attesa di una ridefinizione del Madre che passerà di certo per la nomina del nuovo direttore entro fine anno, il CAM di Casoria trova ancora spazi di identità e visibilità. E lo fa paradossalmente “gestendo” la crisi, e facendosi paladino degli spazi culturali bistrattati, ora anche internazionali. Riconquistato lo spazio espositivo del suo museo, l’agguerrito direttore Antonio Manfredi risponde all’appello degli artisti della Tacheles Kunsthaus di Berlino, sostenendoli e offrendo loro accoglienza al CAM.
La Tacheles, centro d’arte internazionale gestito da artisti fin dal 1990, all’indomani della caduta del muro di Berlino, nel cuore della capitale tedesca, aveva a sua volta accolto la controversa mostra Maybe del CAM, dopo la plateale e provocatoria richiesta di asilo politico-culturale recapitata da Manfredi ad Angela Merkel nel 2011. Nel settembre scorso però il centro d’arte tedesco è stato costretto a chiudere definitivamente per far spazio ad un centro commerciale, cancellando decenni di storia e di riconosciuta vivacità culturale.
E il CAM ora ricambia l’ospitalità all’insegna dello slogan Cam Museum is home to Tacheles Berlin, inaugurando la mostra How long is now, con opere dello storico spazio berlinese di artisti come Petrov Ahner, Chuuu, Vj Cyper, Barbara Fragogna, Alesh Oner, Orvar, Konik Polny, Martin Reiter, Alexander Rodin, Kurihara Takuya, Miriam Wuttke, Zmitser Yurkevich (Mitrich). L’inaugurazione si è svolta nei giorni scorsi, Artribune c’era, ed ecco una carrellata di immagini.

– Ivana Porcini

  • mario

    da un po di anni comunque la vivacità culturale non c’era più. La vivacità turistica da souvenir invece imperava purtroppo. Per quel che ne so gli artisti “sfrattati” hanno ricevuto un bell’indennizo ed alcuni anche degli studio, in periferia ovviamente, anche se non ho ben capito dove. È un peccato di certo, ma soltanto se si pensa a cosa era stato all’inizio. purtroppo nel corso degli anni è stato fagocitato dal turismo consumistico da guida tuistica. credo finiranno purtroppo per costruirci appartamenti di lusso e uffici. sarebbe interessante provare a continuare con strategie e attività diverse a mantenere lo spazio nell’ambito culturale e sociale, ma non credo sia questo l’intento dei proprietari.

    • La cultura,storicamente e’ stata ammirata, invidiata, mal rispettata deturpata dalla tracotanza e imbecillità’ politica di tutti i governi succeduti in questi ;(L) ANNI. La decadenza formale e l’ignoranza comune si è’ mobilitata alla distruzione della storia e la civiltà umana. Ancora oggi non è’ cambiato nulla,la critica monopolistica ha vietato soprattutto in Italia una giusta collocazione professionale e morale agli artisti italiani come per esempio il non senso delle fondazioni partecipate dallo stato e dallo stato di “fatto”. Quindi aprire i musei nel senso di coordinamento attivo con interscambi artistici e culturali proprio come i premi di letteratura, poesia,Giornalismo e derivati facenti parti di commissioni che, prima istituiscono poi,ritireremmo il PREMIO casomai in una bella località’ vip para gratis a spesa zero finanziata dalla comunityclib…. Con fondi erariali trasformanti in corso d opera—prima.

    • Miriam

      Indeed, the Arthouse was used by many artists and craftsmen/women as a chance to sell work and live of their art directly. These people are not to blame since they did and do what every one of us does for a living. On the other hand it is far from true that the Tacheles can be reduced to a “cheap touristic attraction”. Barbara Fragogna, who has been curating at the New Gallery on the 4th floor since 2009 as well as in her smaller “Sine Die ProjectRoom” had a great run of international exhibits, projects and new approaches to combine the political aspects of the house with the contemporary art. Multiple projects, sound, visual art and performance collaborations had their starting point in the studios, the grand theatre Goldener Saal or thru multidisciplinary festivals.
      Only 3 of the artists who were evicted received money, the majority of the artists- this does NOT apply to the gastronomy which was split from the arthouse- did not want money and rejected the offers of HSH Northbank which had been made again and again.

  • Angelov

    Iniziative come questa, in Italia sarebbero soffocate sul nascere dalla nostra tentacolare burocrazia culturale, dove anche i fiocchi di neve, devono essere omologati, uno ad uno, prima di sciogliersi.

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