Il museo che non c’è. È quello che Vicenza dedica a Palladio: tanti video, disegni in prestito, ma la vera “collezione” è la sede di Palazzo Barbaran Da Porto

“Il PalladioMuseum racconta la storia di come l’uomo Palladio pensò, realizzò e comunicò i propri progetti diventando, da umile scalpellino, il più importante architetto degli ultimi cinque secoli. Una storia in divenire a cui gli studiosi continuano a lavorare, tanto che le sale del museo verranno riallestite ogni anno sulla base delle nuove ricerche e […]

Il PalladioMuseum racconta la storia di come l’uomo Palladio pensò, realizzò e comunicò i propri progetti diventando, da umile scalpellino, il più importante architetto degli ultimi cinque secoli. Una storia in divenire a cui gli studiosi continuano a lavorare, tanto che le sale del museo verranno riallestite ogni anno sulla base delle nuove ricerche e scoperte”. È con queste parole che il direttore del Cisa Guido Beltramini racconta la nascita del nuovo museo che la città di Vicenza dedica al suo architetto, il PalladioMuseum. A due passi dalla Basilica Palladiana, il museo verrà ospitato nell’unico palazzo interamente completato e rifinito dal Palladio, Palazzo Barbaran Da Porto, con un percorso espositivo che per sua natura non sarà mai permanente ma in costante evoluzione. Sarà dunque strettamente correlato all’attività del Cisa, il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio nato nel 1958, con lo scopo di raccontare la ricerca architettonica di alto livello alla gente normale e di condividerne le scoperte.
Protagonisti del PalladioMuseum saranno i disegni inediti di Palladio provenienti dal Royal Institute of British Architects di Londra. Dal 1614, infatti, i disegni dell’architetto vicentino si trovano a Londra, poiché uno studente li aveva venduti all’ordine degli architetti inglesi. Il CISA è riuscito a fare un accordo perché ritornino tutti a Vicenza a rotazione, in gruppi di 5-6 disegni al mese. Ma non si tratta dell’unica collaborazione internazionale: al Canadian Center of Architecture verrà affidato l’allestimento delle mostre temporanee, a cui è riservato uno spazio in un’ala del palazzo. La prima esposizione sarà Genealogie (fino al 31 marzo 2013), che indaga la relazione tra Palladio e l’Africa. Dagli archivi del centro è emersa una collezione di fotografie realizzate da Max Belcher nel secolo scorso fra Africa e America del Nord, che raccontano di come gli schiavi neri liberati ricostruirono in Africa le ville neo-palladiane dei propri padroni servendosi solamente di legno e lamiere.
L’allestimento delle sale – affidato al giovane architetto milanese Alessandro Scandurra – è basato su un ampio utilizzo di video, e non prevede oggetti alle pareti, in modo che, una volta spenti i proiettori, il palazzo ritrovi le forme progettate dal grande architetto.

– Martina Gambillara