Doveva essere un piccolo Maxxi, è diventato un centro commerciale. Mosaici romani per l’opening di Exp’Ostia: commentati da Alberto Angela…

Una superficie di 8000 mq circa, articolata su un piano interrato con 60 box auto (“privati”), un piano strada con parcheggio pubblico e 4 locali commerciali, un primo piano con altri quattro locali commerciali, un centro espositivo, un bistrot, una piazza espositiva, un secondo piano con locale tecnico, due magazzini e una terrazza (“privata” anche […]

Un esterno dell’Exp'Ostia

Una superficie di 8000 mq circa, articolata su un piano interrato con 60 box auto (“privati”), un piano strada con parcheggio pubblico e 4 locali commerciali, un primo piano con altri quattro locali commerciali, un centro espositivo, un bistrot, una piazza espositiva, un secondo piano con locale tecnico, due magazzini e una terrazza (“privata” anche questa). Fin qui, di cosa direste si stia parlando? Di un piccolo, magari anche ben strutturato e articolato, centro commerciale? E invece no, stiamo parlando dello spazio polivalente noto come Ex [de] Po, oggi denominato ExpOstia, quello che sulle prime – noi ne accennammo a giugno dello scorso anno – veniva presentato come il futuro Centro d’arte contemporanea di Ostia. E che anche oggi deve essere accreditato di grande valenza culturale, se è vero che ad inaugurarlo – in queste ore, proprio mentre leggete questa news – arrivano sul litorale romano il Sindaco Gianni Alemanno e l’Assessore alle Politiche Culturali Dino Gasperini.
In realtà c’è un altro assessore presente, il delegato alle Attività Produttive Davide Bordoni, noto in città per il suo ruolo nello scandalo dei cartelloni pubblicitari, e vero ras delle preferenze a Ostia, per cui – non si dovrebbe sbagliare di troppo – anche vero sponsor del nuovo centro. Ebbene, se fosse così, la versione in salsa Bordoni del museo d’arte contemporanea sarebbe questa: un centro commerciale (che tale appare anche dalle immagini che vedete sotto: un peccato, perché l’architettura non è neanche male, ideata dal giovane studio romano Structura), che si dota di uno spazio per mostre peraltro collocato al primo piano, non certo in posizione centrale. E chissà perché, i pur ricchi comunicati non dicono quanto sia grande, questo spazio. Giusto un accenno per la mostra inaugurale, Mosaici romani, promossa dalla Sovraintendenza  ai  Beni Culturali di Roma Capitale con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, con una trentina di pezzi che intendono presentare al grande pubblico le diverse tipologie e le tecniche musive. Nota a margine: come sussidio “multimediale” e documentario, si annuncia (non scherziamo) “la proiezione in loop di un filmato a cura di Alberto Angela, tratto dalla trasmissione RAI Passaggio a Nord-Ovest”,  sulla tecnica, la realizzazione e l’uso specifico del mosaico. Manca la visita guidata di Roberto Giacobbo, però…

– Massimo Mattioli

exdepo.it

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • anna valeriani

    che belli questi mosaici .