Continuano le grandi anteprime su Artribune. È la volta di Firenze, con l’opera di Francis Bacon & “allievi” che approda alla Strozzina. Per voi, una prima fotogallery

Il nucleo centrale dell’esposizione proviene direttamente da Dublino: otto dipinti del grande artista irlandese, ma anche un vasto repertorio di materiali fotografici e d’archivio. Le foto da lui usate (piegate, tagliate e macchiate) per realizzare gli intensi ritratti, le immagini del suo piccolissimo (metodico e caotico al contempo) studio londinese, e soprattutto tre opere mai […]

Francis Bacon e la condizione esistenziale nell_arte contemporanea (CCCS - Firenze) Franziska Nori e Barbara Dawson - ph. Sergio Biliotti

Il nucleo centrale dell’esposizione proviene direttamente da Dublino: otto dipinti del grande artista irlandese, ma anche un vasto repertorio di materiali fotografici e d’archivio. Le foto da lui usate (piegate, tagliate e macchiate) per realizzare gli intensi ritratti, le immagini del suo piccolissimo (metodico e caotico al contempo) studio londinese, e soprattutto tre opere mai esposte in Italia, dipinti incompiuti tra cui spicca l’ultimo autoritratto, interrotto dalla sua morte nel 1992. Ed è proprio in collaborazione con la Dublin City Gallery The Hugh Lane che il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina propone la mostra Francis Bacon e la condizione esistenziale nell’arte contemporanea, che inaugura oggi a Firenze.
Ma l’opera di Bacon è solo il punto di partenza per una riflessione collettiva sulla “condizione esistenziale contemporanea”, realizzata per l’occasione dai cinque artisti internazionali Nathalie Djurberg, Adrian Ghenie, Arcangelo Sassolino, Chiharu Shiota e Annegret Soltau. Come ha tenuto a sottolineare la direttrice Franziska Nori, questa mostra “vede Bacon come fonte di ispirazione per una generazione che non gli è in successione immediata, ma che ci parla dell’oggi, delle nostre ansie e paure”. Eppure Bacon (conclude Barbara Dawson, curatrice con lei della mostra e direttore della Hugh Lane di Dublino), “condivide con loro i medesimi sentimenti, la medesima tensione, quel senso di estraneità così comune nella società di oggigiorno”. Del progetto avremo modo di parlare ancora e più distesamente sulle colonne di Artribune. Ma i più impazienti possono già farsi le ossa con la solita, estesa fotogallery.

– Simone Rebora

 

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.