Avete presente l’opera simbolo di Francesco Vezzoli per la Giornata del Contemporaneo? L’artista (sotto forma di Antinoo) la presenta proprio a Villa Adriana. Foto e video qui

Lui è un artista che dialoga abitualmente con il passato, riappropriandosi di temi e iconografie e donando loro significati innegabilmente contemporanei. Stavolta per Francesco Vezzoli è il caso di Antinoo, lo splendido giovane amato dall’imperatore Adriano che morì affogato nel Nilo in circostanze non chiarite nel 130 d.C.. In occasione della mostra sulla diffusione della […]

Lui è un artista che dialoga abitualmente con il passato, riappropriandosi di temi e iconografie e donando loro significati innegabilmente contemporanei. Stavolta per Francesco Vezzoli è il caso di Antinoo, lo splendido giovane amato dall’imperatore Adriano che morì affogato nel Nilo in circostanze non chiarite nel 130 d.C.. In occasione della mostra sulla diffusione della sua immagine, allestita fino al 4 novembre all’Antiquarium del Canopo a Villa Adriana, l’artista presenta Self-portrait as Hemperor Hadrian Loving Antinous, l’opera è anche diventata l’immagine ufficiale della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, qui introdotta dalle parole del direttore del MAMbo Gianfranco Maraniello.

Dopo il ricamo, il video, la performance, Vezzoli approda alla scultura realizzando un gruppo con due busti, uno di se stesso nei panni di Adriano e uno di Antinoo, risalente agli inizi del XVIII secolo e copia di quello del Belvedere. Antinoo è posto più in alto rispetto all’altro busto, sovvertendo così il rapporto di potere tra i due. Il giovane è dunque divinizzato, ma è anche oggetto di un amore che consuma sia chi lo prova, sia chi ne è oggetto, perché, come dice Vezzoli, citando Oscar Wilde:”Ogni uomo uccide ciò che ama”.

– Chiara Ciolfi

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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.
  • blaf

    e chissenefrega
    la solita menata autoreferenzialista

  • endè

    sono cose che ti cambiano la vita, complimenti a maraniello che si è prodigato per questo grande, intenso, basilare evento di cui la storia renderà certo conto.

  • alla luce del processo che ha portato all’immagine, devo ricredermi sull’immagine Amaci. Nel senso che il lavoro è coerente con l’atteggiamento-modalità di Vezzoli, che non fa altro che proporre una “pop art vintage” giocata spesso sull’immaginario gaudente e tormentato dell’antica Roma.

    Quindi ci può stare, anche se siamo sempre alle prese con un passato che propone valori preconfezionati (come non ritenere interessante un lavoro sull’antica roma??) e un certo feticismo della citazione. In qualche modo in Vezzoli si unisce il concettuale citazionista degli Story Story I lov yu, e il formalismo dei New Arcaic. Il tutto condito con il solito Andy Warhol. “Si può dare di più” come direbbe il trio morandi-ruggeri-tozzi (su cui Vezzoli potrebbe fare un lavoro fra qualche hanno).

    • Anna

      Dire che quello di Vezzoli è un lavoro sull’antica Roma è come dire che Renoir si occupava di stagni.

      • sì, hai ragione Anna. Sono stato sbrigativo. Sicuramente a Vezzoli non dispiace l’immaginario gaudente-decadente dell’antica roma (ricordo il suo trailer del film su caligola). Considero Vezzoli didattico e scolastico rispetto la solita pop art. Si tratta dell’ennesimo nipotino di Warhol, dopo la generazione koons, e i più giovanetti Cattelan, Hirst, Beecroft, Murakami, Bock ecc ecc. Forse solo Fischer li ha avvicinati ad una fiamma mettendo tutto un po’ in discussione.

        Siamo ancora in piena arte pop perchè il pubblico e canali di fruizione vogliono soprattutto questo. Sarebbe interessente recuperare una certa intimità con lo spettatore, una pop art più intima. O se no il quasi suicidio della pittura, tutto il resto è game over.

        • Anna

          Guarda, ti devo dir la verità. Non mi scandalizza affatto sapere che più generazioni si sono mosse attorno a una stessa costellazione concettuale e stilistica. Le idee, in arte come in tutti i campi del sapere, hanno bisogno di tempo per essere metabolizzate, diffuse e adattate ai contesti. Esistono le rivoluzioni scientifiche, ma esistono – necessariamente – anche i periodi di scienza normale (sto citando Thomas Kuhn, per i digiuni di epistemologia). E’ la tua concezione epistemologica dell’arte ad essere sbagliata, Luca Rossi.
          E Vezzoli è parente di Warhol non in quanto pop, ma in quanto camp, se proprio vogliamo usare le categorie con precisione.

  • Zorba

    ecco, ora vediamo mr Vezzoli che prova a smarcarsi dalla sua opera-cliché. Non è stato facile, né tantomeno è riuscito a Vanessa Beecroft e non mi sembra proprio sulla strada giusta scopiazzando il peggior Paolini mixato con Each man kills the thing he loves di fassbinderiana e wildiana memoria.
    A volte smontando lo stereotipo ti cade tutto il vuoto addosso.

  • bacca m.

    peccato che antinoo alla sua età (45 anni?) fosse già crepato da un pezzo .

    • bacca m.

      ah no sorry si è impersonificato addirittura in adriano wow autografi, ma una volta non si vantava di impersonificare il frocetto di provincia? mi sembra che abbia una personalità un po’ labile, come actress però va benissimo .

  • Rita

    Dire che l’ha realizzato Vezzoli non mi sembra molto corretto, forse sarebbe più adatto ideato in questo contesto, dato che non penso proprio che l’abbia scolpito lui!

  • luigi martini

    che senso ha tutto ciò? l’arte contemporanea è, spesso, semplicemente decadenza (dell’arte? delle sue istituzioni? delle idee? dei critici? dei curatori? dei presunti artisti?) dell’occidente che ha impresso anche a gran parte dell’oriente il suo stile visivo (scrivo stile, perché non si può parlare di linguaggi dell’arte o di ricerca). Di vezzoli e di quasi tutti o proprio tutti non resterà nulla, temo. L’ultimo degli italiani dei quali si parlerà, probabilmente sarà Burri.
    c’è speranza, ma solo se ci si rimette a lavorare con la testa e il corpo, imparando le tecniche e sapendo usare le mani per tentare di creare, senza furbizie e non cercando scorciatoie. piccoli spettacolini ridicoli per esseri umani che non sanno più orizzontarsi. Andate alla GNAM e guardate il mercatino orientale che hanno allestito con le materie plastiche zoomorfe e infantili di Gino Marotta