• Sandro

    Bello il marchio nuovo, davvero…
    E che idea la croce, per il Museo di Villa Croce!
    Una scelta coraggiosa, difficile, piena di potenziali insidie e meandri, come i sotterranei del Museo e i viottoli del giardino.

    Mah… non sarà mica invece la citazione di un cerotto?
    Un bel logo Salvelox, ci metto una pezza, una toppa, prima che tutto affondi…
    Direi un bel logo Costa Concordia del neografico Schettino!

    “Una X, semplicemente, che sull’invito diventa grigia, connotandosi come tipico logo camaleontico: forte nella forma, mutevole nel colore…”

    A Helga, ma per favore…

    • Helga per favore cosa? Qualcuno ha scritto che è un capolavoro? Che è meraviglioso? Semplicemente è il classico logo molto chiaro e riconoscibile formalmente (una croce, appunto) ma che cambia colore a seconda degli usi. Ci sono loghi che invece cromaticamente non mutano mai, perchè il colore ne è elemento costitutivo. In un logo come questo – che può piacere o no, a me non esalta, ma non è nemmeno pessimo – l’elemento forte è la forma, non il colore. Vuoi contestarlo? E’ una descrizione, non una critica.

  • Semiologicamente il logo è a mio parere pessimo e pure di cattivo auspicio: è un simbolo di obliterazione (si usa per cancellare o per smarcare una cosa da escludere) nonché tradizionalmente era la firma dell’analfabeta, quindi davvero poco associabile a qualcosa di culturale. Anche quella del cerotto posta da Sandro è un’associazione visiva negativa.

    Lo staff del Museo non sottovaluti questi aspetti subliminali.

    JlZAlN0

  • Lorenzo Marras

    JI ma su è proprio necessario scomodare la semiologia? ognuno vede nelle cose in base ai propri “vizi” e “virtu'” che si dicono essere “personali”.
    Le sfumature di un segno sono molteplici e non possono essere ricondotte ad un unico metro per esprimere non dico un giudizio ma una mera valutazione.
    Perche’ altrimenti anche la firma presenta quell’alone di cattivo auspicio che tu vuoi attribuire a questa “benedetta” X. E quante belle firme si vedono in giro.
    Non si manda a casa la gente che lavora con una firma ?
    Stalin e Molotov, ad esempio, apposero in una serata tremilacinquecento firme ognuno; Firme di morte.ecco. Eppoi andarono tranquillamente a vedersi il film Western ombre rosse , felici e contenti per prendersi il “meritato” momento di distrazione.
    Non farei cosi’ tante storie intorno ad un LOGO. Cogliamo piuttosto le cose che le stanno intorno.

  • Sandro

    Caro Lorenzo,
    un logo è un espressione culturale, come un allestimento, una curatela, un testo critico.

    “Non farei cosi’ tante storie intorno ad un LOGO” è una forma di poco rispetto per il lavoro del grafico, una peculiarità che ha il nostro Paese, rispetto ad altri paesi europei.
    E se il lavoro dei grafici non è tutelato (e di conseguenza il panorama offre anche tanta bassa qualità) dipende anche da atteggiamenti simili.

    “Non farei cosi’ tante storie intorno ad una MOSTRA” avrebbe lo stesso sapore?

    • Lorenzo Marras

      Carissimo Sandro, comprendo la tua preoccupazione riguardante la mia (forse?) infelice affermazione da te giustamente sottolineata, ma, ma, posso assicurarti che nel contesto della questione non era affatto rivolta all’opera dei grafici che ritengo meritevolissima.
      Il punto che invece volevo sottolineare è che non si puo’ valutare un logo solamente dal punto “visivo” perche’ quella X o croce per chi la guarda puo’ generare una molteplecita’ di stati d’animo con relative tonalita’ completamente separati da quelle che sono poi le vere intenzioni di spirito di chi quel LOGO ha creato.
      Anche tu, quando ripeti tra virgolette la frase che io ho formulato commetti per un certo verso il mio stesso errore ed ovverossia quello di concetrare l’attenzione verso una parte del discorso , cosi’ come nel caso del logo , verso cio’ che è solo visibile nella sua esteriorita’.

      E’ giusto ad ogni modo che tu abbia fatto le osservazioni alla frase.

  • Pasquale

    L’unico vero problema di Villa Santa Croce è puntare tutto e subito su Massimo Grimaldi. Bisognerà portare anche la propria carta di credito per sovvenzionare le sue opere di carità?