Un Degas da non perdere, a Basilea. In attesa dell’opening, per Artribune è già tutto (quasi) pronto. Anteprima assoluta per noi e per il direttore del Louvre. Una raffica di foto

Apre al pubblico domenica 30 settembre, sabato un opening per pochi eletti; le ultimissime opere arrivano solo venerdì pomeriggio. Ma venerdì mattina Artribune se la vede in anteprima. Monumentale la mostra su Edgar Degas, a Basilea, in Fondazione Beyeler: con 150 pezzi tra pastelli, bronzi, disegni e oli; parte di proprietà dell’istituzione svizzera, parte in prestito […]

Edgar Degas, Trois danseuses (jupes bleues, corsages rouges), ca. 1903, pastello su carta montata su cartone, 94 x 81 cm - foto: Peter Schibli, Basel

Apre al pubblico domenica 30 settembre, sabato un opening per pochi eletti; le ultimissime opere arrivano solo venerdì pomeriggio. Ma venerdì mattina Artribune se la vede in anteprima. Monumentale la mostra su Edgar Degas, a Basilea, in Fondazione Beyeler: con 150 pezzi tra pastelli, bronzi, disegni e oli; parte di proprietà dell’istituzione svizzera, parte in prestito da collezioni e musei di mezzo mondo. Gioielli contesi da una parte all’altra delle Alpi, se è vero che anche Torino – tra un paio di settimane – inaugura una retrospettiva sul maestro francese: da vedere in che tono e in che termini, rispetto alla ricchezza e alla pulizia dell’allestimento svizzero. Una mostra, quella di Basilea, che punta l’attenzione sull’ultimo periodo di attività di Degas, ormai smarcato dai cliché impressionisti: una riflessione critica meno convenzionale di quanto ci si possa attendere per un autore di cui si è convinti, a torto, di aver già visto e conosciuto tutto.
La sorpresa invece è dietro l’angolo, anche per chi Degas lo mastica da 35 anni. Per uno come Henri Loyrette, ad esempio, direttore del Louvre, che cominciò la sua attività proprio con lo studio sistematico del grande impressionista. E che resta adesso impressionato dall’allestimento e dalle straordinarie condizioni realizzate alla Beyeler da Renzo Piano, con quel tetto basculante che segue l’orientamento del sole creando le migliori condizioni di illuminazione possibili. Al punto che certe opere, persino a Loyrette, sembrano “viste qui per la prima volta”.

 – Francesco Sala 

www.fondationbeyeler.ch

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.