Tra il deserto e le montagne, l’avventura di Muta Imago in Iran. La compagnia romana di teatro di ricerca va in scena all’Iranshahr Theater Complex di Tehran

Un blog-diario di viaggio, a cura di Romaeuropa, racconta come sta andando, tra allestimenti, serate di gala, birra fatta con le pesche e rock and roll, l’esperienza di Muta Imago in Iran. La formazione romana di teatro di ricerca è arrivata fin lì,  per presentare il suo lavoro all’Iranshahr Theater Complex di Tehran. Ed è la prima […]

Muta Imago - (a+b)3 - ph. © Laura Arlotti

Un blog-diario di viaggio, a cura di Romaeuropa, racconta come sta andando, tra allestimenti, serate di gala, birra fatta con le pesche e rock and roll, l’esperienza di Muta Imago in Iran. La formazione romana di teatro di ricerca è arrivata fin lì,  per presentare il suo lavoro all’Iranshahr Theater Complex di Tehran. Ed è la prima volta che una compagnia italiana di teatro contemporaneo viene ospitata per un lungo periodo all’interno della stagione di uno dei principali teatri di Tehran. Dal 16 al 28 settembre 2012, (a+b)3 e Lev vanno in scena due volte al giorno: nel corso delle due settimane, i Muta Imago raccolgono parole, immagini, suoni e pensieri e li pubblicano sul web.  Giorno dopo giorno, attraverso i loro sguardi discreti e istantanei, viene tracciata e condivisa la mappa di questa particolare permanenza: è uno sguardo superficiale e al contempo profondo, che vive di esperienze estemporanee, scatti rubati, parole scritte di corsa tra una prova e l’altra, registrazioni sonore, rapidissimi dialoghi e delle difficoltà incontrate nell’utilizzo di internet a causa della censura.

Muta Imago – (a+b)3 – ph. © Laura Arlotti

Ieri sera”, raccontano i membri di Muta Imago “dopo le repliche siamo stati al nostro primo ‘apartment party’, come li chiamano qui: feste organizzate nelle case private, dove si può fare tutto quello che in strada o in luoghi pubblici è vietato. Abbiamo cantato, ballato. Abbiamo riso in continuazione. Abbiamo mangiato polpette fatte in casa alle tre di notte. Quattordici persone in una stanza di dieci metri quadri con a terra un enorme tappeto, e le poesie di Hafez sulle tende delle finestre. Ad ascoltare i Coldplay e le canzoni tradizionali iraniane antecedenti la rivoluzione islamica”.
Un set perfetto per un film o uno spettacolo? Probabilmente sì. E così, tra una poesia e una polpetta, l’appartamento si riempie di voci, chiacchiere, approcci amicali tra ospitati e ospitanti. E non è sempre facilissimo inaugurare la conoscenza, nell’approssimazione di simpatici cliché e geografici gap; tanto che, a restare, sono anche piccole memorie come questa: – “Where you from?” – “Rome”;  “Beautiful Rome! Venezia, Beautiful!”; You’ve been in Italy?” – “No, I see a movie”;  “Which movie?” – “Mmmhhh. I don’t remember. (…) Al Pacino is italian?” – “No. He is american”;  “Ah. (…) Roberto Baggio?” – “Yes”; “Paolo Maldini?” – “Yes, yes”. E potrebbe già essere lo spunto per una nuova sceneggiatura…

– Michele Pascarella

www.romaeuroparacconta.tumblr.com

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Michele Pascarella
Dal 1992 si occupa di teatro contemporaneo e tecniche di narrazione sotto la guida di noti maestri ravennati. Dal 2010 è studioso di arti performative, interessandosi in particolare delle rivoluzioni del Novecento e delle contaminazioni fra le diverse pratiche artistiche.