Riflessioni sul contemporaneo a Udine, parte II. Non solo Sgarbi: la parola anche ad Angela Vettese. Keith Haring? Più umano che impertinente. Uno che si circondava di bambini

Udine, Piazza San Giacomo. Si parlava d’arte contemporanea nella sera dello scorso 3 settembre, durante alcuni degli appuntamenti inseriti nel palinsesto del Festival “Bianco & Nero”. Dell’intervento di Sgarbi vi abbiamo già fatto un piccolo resoconto. Ma il super-polemico Vittorio nazionale non era solo a tenere la scena. Protagonista di un altro talk era Angela […]

Il talk su Keith Haring con Angela Vettese

Udine, Piazza San Giacomo. Si parlava d’arte contemporanea nella sera dello scorso 3 settembre, durante alcuni degli appuntamenti inseriti nel palinsesto del Festival “Bianco & Nero”. Dell’intervento di Sgarbi vi abbiamo già fatto un piccolo resoconto. Ma il super-polemico Vittorio nazionale non era solo a tenere la scena. Protagonista di un altro talk era Angela Vettese, che, partendo dalla bella mostra di Keith Haring ospitata nella chiesa sconsacrata di San Francesco – su cui torneremo nei prossimi giorni con una recensione – si è soffermata sull’essenza delle opere dell’artista americano, con il solito piglio lucido e deciso, e la competenza di sempre.
Forte di una conoscenza diretta con l’artista – “ricordo che quando dipingeva si attorniava di bambini, di giovani disagiati che tentava di allontanare dalla strada creando comunità come ad esempio fece a Pisa per la creazione di Tuttomondo” – Vettese ha dato l’avvio a un’interessante discussione di filosofia teoretica sull’attualità dei “Dieci Comandamenti”, una delle serie più potenti tra i lavori di Keith Haring, realizzata nel 1985 in occasione della personale al Museo d’Arte Contemporanea di Bordeaux. Non c’è nulla di piú vicino all’arte contemporanea”, ha commentato il critico, “di ciò che non vuole essere impertinente, ma vuole andare a grattare lo strato superficiale delle cose per far emergere i temi profondi della vita dell’uomo”.

– Chiara Di Stefano

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Chiara Di Stefano
Chiara Di Stefano (Roma, 1984) è dottore di ricerca in Teorie e Storia delle Arti. Docente e curatrice indipendente, vive tra Udine e Venezia. Si interessa di storia della Biennale di Venezia, arte americana e nuove tecnologie applicate alla didattica museale. Attualmente collabora con Artribune, Giudizio Universale e NPR.