Pistoletto? Adesso fa il Tino Sehgal. Foto e video della performance relazionale a Piazza Duomo, con seicento ragazzi testimonial del Manifesto della sostenibilità per la moda italiana

“Due ore di prove ieri, tre ore oggi, e poi… per una cosa che dura cinque miniti…”. Sciamano sconsolati da Piazza Duomo, i seicento ragazzi – studenti delle scuole di moda, arte e design di Milano – protagonisti della performance Il Terzo Paradiso, che Michelangelo Pistoletto, in apertura della settimana della Moda, ha dedicato al […]

Due ore di prove ieri, tre ore oggi, e poi… per una cosa che dura cinque miniti…”. Sciamano sconsolati da Piazza Duomo, i seicento ragazzi – studenti delle scuole di moda, arte e design di Milano – protagonisti della performance Il Terzo Paradiso, che Michelangelo Pistoletto, in apertura della settimana della Moda, ha dedicato al Manifesto della sostenibilità per la moda italiana. Anche se foste fra i disillusi, sconsolati davanti alle ultime prove non propriamente convincenti del protagonista dell’Arte Povera, comprenderete che comunque un evento legato al lui, in una location come quella di Piazza Duomo, ha creato grandi attese, richiamando frotte di spettatori appiccicati alle transenne.

Appiccicati per ben poco, visto che tutto si è risolto con i ragazzi, abbigliati a gruppi con semplici T-shirt di diversi colori, disposti a ricreare in 3D una sagoma del simbolo del Terzo Paradiso tracciato sul lastricato. E nei ringraziamenti del Maestro, che ha approfittato per amplificare il battito del cuore del figlio di Gianna Nannini. Utile? Non troppo, come tutta la rapida sfilata – ma la sostenibilità per la moda italiana dov’era? -, chiusa dai ragazzi in fila per avere la maglietta autografata da Pistoletto. Inutile, ma coinvolgente e socializzante: come dire, molto à la Tino Sehgal

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • ricki

    Pistolettata!

  • x

    che squallore

  • nicola

    e il manifesto per la sostenibiltà dell arte italiana.. quando?

  • dust

    Gianna Nannini ha una figlia, Penelope. In ogni caso grazie per il report, che ci regala una volta di più l’irritazione nei confronti di questo abile e ben introdotto (ri)manipolatore di se stesso, che dovrebbe dignitosamente ritirarsi dalle scene

  • Quello del dono della t-shirt firmata dall’ “artistar” era il tema di una performance di Rikrit Tiravanjia nel 2008, vedi il mio
    http://www.youtube.com/watch?v=2qz2D60CWC8
    Ma almeno Rikrit ci metteva una bella dose di ironia. Giocando infatti sull’alterazione della prima sillaba del suo nome (in Thailandia il cognome è pochissimo usato e si è conosciuti e spesso si firma, col solo nome) da Ri a Lë (ma quanto a pronuncia non c’era praticamente differenza dato che che Rikrit si pronuncia Rëkrit e tra la pronuncia della R e della L iniziali, in Thai non c’è quasi differenza percettibile) firmava le t-shirt, appunto Lëkrit che in Thailandese equivale al nostro “non pensarci neppure” o “scordatelo”

  • Antonio

    Queste performances di “massa” sono ormai una forma espressiva abusata e usurata.

  • Che noia