“Per vivere faccio la grafica: per morire faccio l’artista”. La riot girl Dafne Boggeri protagonista nel talk di Artelibro

Ha deposto le bombolette e mollato i vagoni dei treni: il proprio essere underground, oggi, Dafne Boggeri lo lancia su carta. Le sale seriose di Artelibro, a Bologna, ammantate di riviste ultrachic e libri d’artista venduti a peso d’oro, si illuminano della freschezza punk di un talk decisamente anticonformista. Ode alle fanzine, ode alla peggio […]

Dafne Boggeri

Ha deposto le bombolette e mollato i vagoni dei treni: il proprio essere underground, oggi, Dafne Boggeri lo lancia su carta. Le sale seriose di Artelibro, a Bologna, ammantate di riviste ultrachic e libri d’artista venduti a peso d’oro, si illuminano della freschezza punk di un talk decisamente anticonformista. Ode alle fanzine, ode alla peggio cartaccia, ode all’estetica più distrofica: la Boggeri racconta un sottobosco lucido e intelligente.
Presentando il Face Book della tedesca Sonja Cvitkovic, ultimo quaderno nato nell’orbita dei Full Moon Saloon, appuntamento con il contemporaneo che si accende a Milano, da O’, ad ogni luna piena. Incontro piacevole con una riot girl dell’arte, che ammette senza nascondersi dietro un dito: “Per vivere faccio la grafica: per morire faccio l’artista”. Beh: è l’Italia, baby!

– Francesco Sala

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • donato

    non è la sola. purtroppo.

  • In italia c’è anche la Nonni Genitori Foundation che all’estero hanno molto meno…

    • Antonio

      Aggiungerei la Mariti Conviventi Foundation…

  • Antonio

    Una frase che si presenta come provocatoria ma che è in realtà molto banale.

  • anche facendo il “grafico” freelance di questi tempi si “muore”.

  • Jonathan

    da una mail di un amico artista:
    Ho scritto centinaia di mail a gallerie proponendo il mio lavoro, nessuna che mi abbia risposto, che abbia detto non so un “crepa artista del cazzo i tuoi lavori fanno schifo, ma cosa pretendi di fare l’artista con queste merde, vai a lavorare!” Almeno mi avrebbero sensibilizzato a fare una seria autocritica e a mollare magari tutto. Invece rimango qui, senza sapere realmente cosa fare.

    Certo, continuo nel mio squallido studio a realizzare lavori che una volta finiti li imballo e li accatasto sugli scaffali come rifiuti senza storia, ma non so per quale mistero io continui a persistere. Forse per il fatto di considerare schifosi i lavori di molti artisti osannati dalla storia e diventati ricchi vendendo i loro lavori di merda a note istituzioni e collezionisti sparsi in tutto il mondo.

    Tutto mi appare drammaticamente ingiusto, un senso di impotenza e castrazione mi debilita psicologicamente. Mi verrebbe di urlare “schifosi buoni a nulla” a tutti quegli stronzi di artisti che per aver fatto qualche mostra del cazzo si tronfiano di avere un curriculum di tutto rispetto; Ma rispetto di che? Di che cosa? Si aggirano alle inaugurazioni con fare di chi sa di essere riconosciuto come appartenente ad una casta superiore.

    Lo stronzetto artistucolo con ancora il pannolino schiacciato nelle chiappe, finge umiltà e intanto crede di essere un grande artista solo perché i suoi lavori ruffiani e accademici fanno gola ad un paio di galleristi senza scrupoli. Gli stessi che prenderanno i suoi lavori “in conto vendita”, cioè con nessun rischio economico personale e che una volta venduti se ne sbatteranno i coglioni di essere corretti e a riconoscergli i quattro soldi che gli spettano, tanto chi se ne frega è un povero artista del cazzo che sarà presto o tardi inesorabilmente dimenticato o sostituito da qualcun’altro.

    E le zoccole dei critici e curatori in carriera che fanno? Le marchette ovviamente! Cosa vuoi che gliene frega dell’arte!
    E io cosa dovrei fare? Tirare a questi individui la giacchetta per reclamare attenzione affinché possano valutare il frutto dei miei studi, dei miei stenti, delle mie sperimentazioni, dei miei tentativi, delle mie rinunce, dei miei sacrifici, delle mie disperazioni, delle mie speranze, delle mie miserie e passioni? E per quale motivo?

    A loro non gliene frega una minchia delle mie parole, delle mie motivazioni e di tutto ciò che ho detto sopra, perché sono anch’essi disperati, stretti per le palle dai galleristi che a loro chiedono di marchettare bene nel testo critico, di suscitare interesse, di realizzare bene la reclame artistica, e se tutto andrà per il verso giusto potranno incassare in sola volta la sommetta pattuita, altrimenti la vedranno frazionarsi in piccole elemosine di tanto in tanto o ancor più probabile, non vederla mai più.

    Allora che faccio? Mi rotolo anch’io nella melma cercando di entrare confuso con altra melma nella porcilaia dell’arte? Oppure mando tutti affanculo e mi cerco un lavoro di quelli che chiamano seri, ma che almeno anche se mi trattano come un deficiente a fine mese mi danno comunque uno stipendio che mi consente di vivere almeno dignitosamente?

    Mi cercherò un lavoro! …nella speranza di trovarlo!

  • Marco Lavagetto

    Che culo! Vorrei essere come te che hai trovato l’opportunità di vivere con la grafica. io, che sono anche un artista e qualche volta mi pitturo le unghie, per lavorare, sudo!