Lido Updates: previsioni rispettate, l’Italia non ruggisce. Vincono Kim Ki-Duk, Joaquin Phoenix e Ulrich Seidl

Decisioni equilibrate che hanno finito per accontentare un po’ tutti, coincidenti con la percezione registrata nei giorni scorsi dalla maggior parte del pubblico e della critica. Alle 19 in Sala Grande Kasia Smutniak, emozionata ed elegante, ha condotto la cerimonia di premiazione con i Leoni della 69a edizione della Mostra del Cinema. Unica vera sorpresa, […]

Iil Leone d’oro a Kim Ki-Duk

Decisioni equilibrate che hanno finito per accontentare un po’ tutti, coincidenti con la percezione registrata nei giorni scorsi dalla maggior parte del pubblico e della critica. Alle 19 in Sala Grande Kasia Smutniak, emozionata ed elegante, ha condotto la cerimonia di premiazione con i Leoni della 69a edizione della Mostra del Cinema. Unica vera sorpresa, l’assegnazione del Premio Speciale per la Giuria a Ulrich Seidl per il controverso Paradies: Glaube (Paradise: Faith), conosciuto ai più come “il film del crocifisso”. Il bello della diretta ha regalato anche un momento di comicità involontaria, quando Laetitia Casta, con riflessi prontissimi, è intervenuta rettificando l’inversione nella giusta attribuzione dei premi tra Paradies: Glaube e The Master, cui va meritatamente il Leone d’Argento (scelta che ha consentito di premiare non solo Joaquin Phoenix, ma anche Philip Seymour Hoffman, per la migliore interpretazione maschile).
Alla fine il Leone d’oro va a Kim Ki-Duk per Pieta, che ha meritatamente conquistato il riconoscimento più ambito con un film bello ed estremo, attraverso il quale l’autore indaga con intelligenza su temi ricorrenti della cinematografia asiatica quali vendetta e redenzione, ma anche amore e dolore per la perdita. Un unico rimpianto per Bella Addormentata di Marco Bellocchio, rimasto fuori dalla rosa dei premiati, e che senza dubbio avrebbe meritato una maggior considerazione.
Per chiudere – in basso riportiamo l’elenco di tutti i premi – alcune note di colore che hanno reso la cerimonia vivace e a tratti commovente. Primo tra tutti il ringraziamento di Fabrizio Falco, miglior attore emergente, che ha dedicato il premio, non solo alla famiglia, ma anche a tutti i giovani attori che nel nostro difficile paese lavorano con dedizione e grande impegno per raggiungere importanti risultati.
Ma il meglio è arrivato quando il regista Kim Ki-Duk ha ringraziato i presenti offrendo la sua commossa interpretazione di Arirang, canzone popolare coreana considerata da alcuni come una sorta di inno nazionale non-ufficiale. E che è anche il titolo di un documentario con cui il regista vinse al Festival di Cannes del 2011 nella sezione Un certain regard. Infine le parole di Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, che nel suo discorso di chiusura ha ringraziato un po’ tutti, menzionando in particolare l’ottimo lavoro svolto quest’anno dalla stampa e dalla critica. E ci siamo sentiti onorati.

PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM (riservato ai lungometraggi) a: SAN ZIMEI di Wang Bing (Francia, Hong Kong)

LEONE DEL FUTURO – PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS) a: KÜF (MOLD) di Ali Aydin (Turchia, Germania)

PREMIO PER IL MIGLIORE CONTRIBUTO TECNICO, PER LA FOTOGRAFIA, a: Daniele Ciprì per il film È STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprì (Italia)

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a: Olivier Assayas per il film APRES MAI di Olivier Assayas (Francia)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a: Fabrizio Falco nel film BELLA ADDORMENTATA di Marco Bellocchio (Italia) e È STATO IL FIGLIO di Daniele Ciprí (Italia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a: Hadas Yaron nel film LEMALE ET HA’CHALAL (Fill The Void) di Rama Bursthein (Israele)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a: Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix nel film THE MASTER di Paul Thomas Anderson (Stati Uniti)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a: Paradies: Glaube di Ulrich Seidl (Austria, Germania, Francia)

LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a: THE MASTER di Paul Thomas Anderson (Stati Uniti)

LEONE D’ORO per il miglior film a: PIETA di Kim Ki-duk (Corea del Sud)

– Beatrice Fiorentino

  • andrea bruciati

    è il verdetto più corretto per cui non capisco i rimpianti per Bellocchio che ha realizzato sì un film importante ma non certo all’altezza dei premiati

    • Beatrice

      Non abbiamo mai scritto che il verdetto non sia corretto, lo avevamo anzi perfino auspicato in fase di pronostici, dove peraltro indicammo Bellocchio tra i possibili favoriti, riportando i “rumors” che si rincorrevano al Palazzo del Cinema. Allo stesso tempo, dicemmo anche che il suo film risultava difficilmente esportabile fuori dai confini nazionali e per questo dubitavamo del fatto che sarebbe stato premiato, mentre vedevamo più probabili altri vincitori (tra cui Kim Ki-Duk). Eppure dispiace che Bellocchio non abbia ricevuto alcun premio, sia per il valore dell’opera, che per il coraggio dell’operazione culturale. Calzante sarebbe stato, ad esempio, il Premio speciale della Giuria, che è stato invece assegnato un po’ a sorpresa a Ulrich Seidl per il suo “Paradies: Glaube” (e lo dico pur facendo parte di quella ristretta frangia di “critici onanistici” che lo ha in parte apprezzato mentre altre voci si levavano indignate). Ancora più calzante avrebbe potuto essere il premio alla miglior sceneggiatura che invece è andato ad “Après Mai” di Olivier Assayas, che pure non si può dire non abbia meritato. Insomma: alla fine c’erano più film di valore che premi da assegnare, e qualcuno è rimasto inevitabilmente fuori.

  • andrea bruciati

    Gentile Beatrice non ho riportato che voi (lei) abbiate scritto che il verdetto non fosse corretto; ho semplicemente sottolineato come tutta la stampa italiana oggi, così come lei (meritato maggiore considerazione…), si sia omologata su certe posizioni che non condivido. La mia affermazione era generale e non specifica della sua recensione ma mi aspettavo forse un pensiero divergente, meno allineato, tutto qua

  • Beatrice

    Buonasera Andrea, ha tutto il diritto di non condividere le nostre posizioni (che neppure sapevo fossero “omologate” visto che il pezzo è stato scritto subito dopo la premiazione e senza quindi aver visto né letto i commenti di altri colleghi). Ci tenevo solamente a precisare meglio, per evitare fraintendimenti. Una sola domanda: il pensiero “divergente” è un valore di per sé? perché se così fosse, allora dovrebbe piacerle il mio articolo sul film di Terrence Malick, visto che probabilmente sono tra le uniche dieci persone ad averlo apprezzato… ;)
    Buona serata.