L’abbraccio degli Amanti di Valdaro. Dal sottosuolo al buio di un caveau. Mantova cerca fondi per un allestimento museale. E invita Marzia Migliora

Alle porte di Mantova, in località Valdaro, la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia si imbatté, cinque anni or sono, in un piccolo, straordinario tesoro. La zona, continuamente sottoposta perlustrazioni archeologiche, in quel fortunato 2007 divenne teatro di un ritrovamento fuori dal comune. Roba che a volersi immaginare il sussulto di fronte a quel miracolo, […]

Gli amanti di Valdaro

Alle porte di Mantova, in località Valdaro, la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia si imbatté, cinque anni or sono, in un piccolo, straordinario tesoro. La zona, continuamente sottoposta perlustrazioni archeologiche, in quel fortunato 2007 divenne teatro di un ritrovamento fuori dal comune. Roba che a volersi immaginare il sussulto di fronte a quel miracolo, sbucato fuori dal buio del sottosuolo, viene un po’ da emozionarsi. Occhi sgranati e palpitazioni a mille: dev’essere stato uno choc. Dissepolti da strati e strati di terra, comparvero due scheletri perfettamente integri, risalenti a qualche millennio fa. Un uomo e una donna, vissuti in età neolitica, stretti in un abbraccio frontale, accucciati, dormienti, abbandonati a un sonno perpetuo. Uscire di scena, in due: oltre la vita, oltre la morte. Quel pezzo di terra era la loro sepoltura.
Gli Amanti di Valdaro sono oggi conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Mantova, in uno spazio che non consente l’accesso del pubblico. Una delle molte, incredibili defaillance del sistema culturale italiano. Ormai è una cantilena: possedere bellezze di valore inestimabile e non essere in grado di valorizzarle, di promuoverle, di crearvi intorno economia e informazione.
È proprio per questo che, nel febbraio 2011, il Comune e la Provincia di Mantova, insieme all’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, hanno costituito il “Comitato Amanti a Mantova”. L’obiettivo? Attraverso un calendario di attività, raccogliere i fondi necessari per offrire una collocazione adeguata al reperto. Si spera, cioè, di esporlo in permanenza presso il Museo, grazie a un allestimento museografico di pregio.

Marzia Migliora, Lei che non dormiva mai – Domus romana, Mantova

Tra le iniziative promosse dal Comitato arriva adesso un evento presso la Domus Romana di Mantova. Qui, distesa sulla pavimentazione musiva, nel perimetro intimo di un piccolo tappeto di tessere bianche, trova posto l’opera che Marzia Migliora, proprio nel 2007, dedicò agli amanti ritrovati.  Lei che non dormiva mai, titolo preso in prestito dalle pagine de “Le intermittenze della morte”, di José Saramago, è la riproduzione in ceramica bianca dei due scheletri, adagiati sul suolo in posizione fetale, fusi in quell’abbraccio che, lungo 6mila anni, ne preservò l’unione. L’opera, presentata allora alla Galleria Lia Rumma di Milano per la personale “Bianca e il suo contrario”, trova qui una nuova collocazione, impreziosita anche dal racconto inedito di Giovanni Nucci, ispirato al tema e inserito in una pubblicazione realizzata ad hoc: storie di amanti di tutti i tempi, da assaporare nel tempo del cammino attraverso l’antica domus, incrociando suggestioni visive ed evocazioni letterarie.

– Helga Marsala

Marzia Migliora e Giovanni Nucci, “Lei che non dormiva mai”
4 settembre 2012, ore 19.15
fino al 30 settembre 2012
Domus romana, piazza Sordello, Mantova
Ingresso: 2 euro
Orari: venerdì, sabato e domenica: 10-12/15-19.30
giovedì 6 settembre: 10-12.30/15.30 – 19.30
6-7-8 settembre: 21-22.30
www.centropalazzote.it

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.