La Berliner Liste? Fiera collaterale, e si vede. Che paga sabotaggi e sgarbi con altri eventi, e si salva con lo spazio open per gli artisti indipendenti

Ci si potrebbe chiedere che posto possa occupare una fiera come questa, quando nella stessa settimana le migliori gallerie di Berlino, e non solo, sono tutte presenti all’Abc. La verità è che la Berliner Liste è tutta da scoprire. L’impressione che si ha appena arrivati è che si tratti di una fiera laterale, più per […]

Ci si potrebbe chiedere che posto possa occupare una fiera come questa, quando nella stessa settimana le migliori gallerie di Berlino, e non solo, sono tutte presenti all’Abc. La verità è che la Berliner Liste è tutta da scoprire. L’impressione che si ha appena arrivati è che si tratti di una fiera laterale, più per amatori e appassionati che non per addetti ai lavori. Ma appena entrati ecco il MUMA, location straordinariamente affascinante, ex centrale elettrica in una centralissima zona della città, che ospita la fiera e che da sola vale la pena di una sbirciata. Ci si accorge subito che il flusso di pubblico in questa edizione 2012 non è molto intenso, senza nessun dubbio a causa della mancata adesione alla Art Week Berlin in corso, che voci di corridoio attribuiscono a incomprensioni con il vecchio direttore e ad un tentato sabotaggio ai danni di Based in Berlin, mostra degli artisti locali, che alla Berliner Liste sono valsi un castigo e quindi l’esclusione dall’evento.
Va detto francamente che il livello delle opere in mostra non è dei più impressionanti – scorrete la fotogallery, per farvi un’idea -, ma alla fiera non prendono parte solo gallerie provenienti da più di 25 paesi diversi di tutto il mondo: uno dei due piani è occupato da artisti singoli, che hanno partecipato al concorso open call della Liste. Questo aspetto intacca non poco la qualità delle opere esposte, a tratti kitsch e ispirate ad artisti un po’ troppo famosi, ma è l’aspetto più attraente della fiera, che si caratterizza come spazio di possibilità dove c’è molto da scoprire. Se è vero che l’Abc raccoglie quanto di meglio si possa trovare, la Berliner Liste dà spazio e visibilità a realtà da scoprire, e mette sul mercato opere a prezzi decisamente più abbordabili, gettando un po’ di luce su una zona d’ombra che altrimenti non troverebbe spazio.

– Andrea Ongaro

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Andrea Ongaro
Andrea Ongaro nasce a Busto Arsizio il 27 aprile 1984. Laureato in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano, durante gli studi si è dedicato a esperienze di volontariato civile e viaggi all’estero, soggiornando a Barcellona e a Berlino, dove ha studiato presso la Freie Universität grazie a una borsa di studio. Trasferitosi definitivamente e per il momento a Berlino, ha lavorato per la Helga Maria Klosterfelde Edition, curando e occupandosi di edizioni e multipli di, tra gli altri, Christian Jankowski e Rirkrit Tiravanija. Tra lavori saltuari e collaborazioni in inglese e tedesco nell’ambito della giungla artistica berlinese, non segue una direzione precisa: il piano è non avere piani.
  • un critico italiano

    Non ho assistito all’evento e quindi non entro nel merito. mi è però piaciuto il tono della recensione, critico pur senza infierire ed in grado di gettare luce sugli aspetti complessivi della manifestazione. Come mai Artribune in Italia da tempo o plaude in maniera incondizionata a quanto segnala, o fa puro gossip, oppure ignora le cose poco “trendy” ? Non sta riproponendo on line quanto aveva rappresentato la sconfitta delle riviste cartacee in Italia e tradendo la vocazione di Exibart delle origini?