Il grande inverno dei musei d’arte contemporanea italiani avrà forse un momento di riflessione condivisa? Occhio perché Amaci starebbe organizzando una sorta di barcamp. Al Maxxi

Dire che la situazione è grave è utilizzare uno di quegli eufemismi da record. La situazione, piuttosto, è tragica. Drammatica. La scoppola che i musei d’arte contemporanea italiani, ad ogni latitudine, stanno prendendo dopo ormai quattro anni di crisi economica, crisi di identità e spending review è difficile anche solo da analizzare. Centri d’arte chiusi, […]

Dire che la situazione è grave è utilizzare uno di quegli eufemismi da record. La situazione, piuttosto, è tragica. Drammatica. La scoppola che i musei d’arte contemporanea italiani, ad ogni latitudine, stanno prendendo dopo ormai quattro anni di crisi economica, crisi di identità e spending review è difficile anche solo da analizzare. Centri d’arte chiusi, scomparsi, di cui si sono perdute le tracce, budget che da risicati si sono fatti inesistenti, professionisti in fuga verso l’estero, grandi musei nazionali commissariati.
E giustappunto il Maxxi potrebbe essere il luogo dove di tutto questo il mondo dell’arte sarà chiamato, a gran raccolta, a parlare. Non sarebbe però, secondo i rumors dei soliti bene informati, il Museo delle Arti del XXI Secolo ad organizzare la reunion, bensì l’Amaci, l’associazione dei musei d’arte contemporanea italiani che parecchio si sta dando da fare negli ultimi anni per fronteggiare una situazione senza eguali.
A chi sarà esteso l’invito per questi stati generali che puntano a mobilitare quante più personalità possibile? A tutti, in modo estensivo: dai grafici ai designer, dai curatori agli studenti, dagli amministratori agli imprenditori passando per storici dell’arte, docenti, giornalisti, critici. A tutti, come succede in ogni barcamp che si rispetti, verrà data la parola con l’obbiettivo di generare un flusso collettivo e condiviso di denunzie e di prese d’atto in staffetta ritmata.
Servirà a qualcosa? Avrà un impatto? Scaturirà idee e farà tornare, a coloro che la stanno perdendo, la voglia di andare avanti e di lottare all’interno di un tunnel in fondo al quale si fatica a vedere la luce? Lo scopriremo, se le voci che abbiamo captato sono corrette, solo il prossimo 29 settembre, in Piazza Boetti, al Maxxi…

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  • Con la crisi fortunatamente i nodi vengono al pettine. E i musei si scoprono per quello che sono: insegne luminose fini a se stesse che devono solo dimostrare forzatamente la modernità del luogo e del territorio che li sostiene. Bisogna rivedere le ragioni del museo (soprattutto di arte contemporanea) e ripensarlo totalmente. Ma nessuno, dentro al professionismo esterofilo italiano, ha il coraggio di mettersi realmente in discussione. Non lo fanno gli Zani delle galleria figuriamoci i Maraniello dei musei.

    LR

    • Paperina

      Non lo fanno neppure i Luca Rossi dei blog, se è per questo.
      Forse se avrai voglia di raccontare a tutti quelle che sono secondo te le ragioni dei musei, soprattutto di arte contemporanea, e di proporre le tue soluzioni concrete, questa potrebbe essere l’occasione giusta. Non trovi?

  • Cara Paperina

    non sai o non vuoi seguire bene i blog. Ti invito a questo dialogo con Giacinto Di Pietrantonio, che risale a inizio anno:

    http://www.whlr.blogspot.it/2011/12/oltre-il-giardino.html

  • Paperina

    Caro Luca Rossi,
    ho riletto con molto interesse il tuo dialogo con Giacinto Di Pietrantonio, che già avevo letto a suo tempo.
    Dimmi la verità, sarebbe questa l’idea innovativa di museo che proponi?
    “Luca Rossi: Io dividerei il Museo in tre sezioni principali, in tre anime: didattica, archivio storico e presente. E’ ovvio che definendo diversamente queste tre anime, potremo avere un museo tanto più non convenzionale. Penso che l’idea di Museo sia simile a quella di Chiesa. In fondo l’arte può essere considerata un culto. E’ come se il collezionista o lo spettatore fossero sempre alla ricerca di opere d’arte come “crocifissi originali”. Cosa pensi che succederà domani all’idea di Museo-Chiesa? E cosa pensi che invece debba succedere al Museo-Chiesa? ”
    Sono sconvolta da tanta audacia… Ma ci sei mai entrato in uno dei musei che tanto disprezzi? Oppure il tuo parametro di validità è legato solo al fatto che il direttore/curatore di turno ti dia lo spazio per chiacchierare a ruota libera per sei mesi?
    Ti ri-cito: “Bisogna rivedere le ragioni del museo (soprattutto di arte contemporanea) e ripensarlo totalmente. Ma nessuno, dentro al professionismo esterofilo italiano, ha il coraggio di mettersi realmente in discussione. Non lo fanno gli Zani delle galleria figuriamoci i Maraniello dei musei. ”
    E’ sempre più evidente che non lo fanno neppure i Luca Rossi dei blog…