Cercasi giovani talenti, under 35 e senza una galleria. È la call firmata da AAF – Affordable Art Fair Roma e dal collettivo 1:1 Project. Si vince uno spazio tutto proprio…

Un premio, anzi una “call”, a caccia di talenti. La lancia AAF – Affordable Art Fair, per la sua prima edizione romana in collaborazione con il collettivo 1:1 Project. I destinatari sono i giovani under 35 e, direbbe qualcuno, “non i soliti noti”. Già, perché tra i requisiti per partecipare c’è quello di non essere […]

Un premio, anzi una “call”, a caccia di talenti. La lancia AAF – Affordable Art Fair, per la sua prima edizione romana in collaborazione con il collettivo 1:1 Project. I destinatari sono i giovani under 35 e, direbbe qualcuno, “non i soliti noti”. Già, perché tra i requisiti per partecipare c’è quello di non essere rappresentati da alcuna galleria. Ai vincitori l’opportunità di avere uno spazio loro dedicato in fiera – che si svolgerà a La Pelanda, ex Mattatoio Testaccio, dal 26 al 28 ottobre – in cui potranno mostrare il proprio lavoro, incontrare pubblico, galleristi, giornalisti, curatori e collezionisti ed, eventualmente, anche vendere direttamente le proprie opere.
L’obiettivo di AAF, infatti, è quello di avvicinare all’arte contemporanea nuovi fruitori, persone che non necessariamente hanno una frequentazione abituale con il mondo delle gallerie, cercando di incoraggiare la formazione di una nuova generazione di collezionisti, ma anche di facilitare l’ingresso nel mercato dell’arte ai giovani artisti. I vincitori saranno comunicati il 4 ottobre. Nel frattempo bisogna mandare la propria candidatura: il bando chiude il 21 settembre.

– Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • sergio

    Nel bando c’è scritto di indicare l’eventuale galleria di riferimento…anche se bisgona
    non essere rappresentati già da una galleria.
    Chiaro?

  • oblomov

    non capisco sto trip di porre il limite a 35 anni per gli artisti… ma stiamo scherzando? ovunque ci sia un concorso, una call c’è sempre il limite 35. vergognoso!!! e così diffuso….questo vizio…cosa c’è dietro..un odio per il 36 enni? sembrano concorsi per dattilografe di una volta…anzi sono del parere che i giovani debbano trovare dei lavori veri per mantenersi invece di venir illusi con concorsi e chiamate a scadenza nell’arte….l’arte lasciamola libera da costrizioni anagrafiche, geografiche, razziali…sarebbe come fare un concorso o chiamata solo per piemontesi o solo per colore… mah….

    • Jonathan

      Veramente BASTA! con la limitazione dell’età per partecipare a qualsiasi concorso e concorsino. Nell’arte non esiste “LIMITAZIONE”.
      Limitare è ghettizare, discriminare, escludere, mortificare, scartare, negare a priori!!!e questo è semplicemente vergognoso!
      Si pensa che una “limitata” età sia garanzia di qualità artistica in tuttte le sue manifestazioni, ma è FALSO!
      BASTA CON LIMITAZIONI ANAGRAFICHE NELL’ARTE!
      CHI LIMITA E’ LIMITATO!!!

  • Angelov

    L’età di 35 anni è stata scelta per via del “mezzo del cammin di nostra vita”.
    Ed anche un po’ per via della mentalità “da saldo” che imperversa un po’ ovunque.
    O forse perché è il numero di scarpa di Cenerentola, per il bene dell’industria calzaturiera che a volte sponsorizza l’arte contemporanea.
    Chissà…

  • Antonio

    Sotto i 35 anni probabilmente si è più fotogenici…

    • democrito

      Evidentemente questi concorsi servono per ricercare nuovi talenti e ingenuamente si pensa che “nuovo” e “giovane” siano la stessa cosa.
      Se una persona inizia la sua attività artistica a 60 anni… quello è un “nuovo” artista. e DEVE essere considerato tale. Il problema reale è che un “nuovo” di 60 anni non permette tutta una serie di calcoli, di piani, poichè si presume abbia già una personalità ben definita.
      Se questi concorsi nascessero per promuovere l’arte, la ricerca, indubbiamente non ci sarebbero limiti di età. Invece il fine ultimo di questi “signori” sono i SOLDI.
      è chiarissimo.

  • ammazza

    a ‘sti vecchi non basta di aver rovinato un paese e rubato il futuro, ora vogliono anche partecipare ai concorsi per giovani artisti!!

  • oblomov

    caro “ammazza” non è questione di giovani o vecchi… è questione di persone, artisti. Penso che i vecchi a cui alludi, quelli che ci hanno rubato il futuro e che hanno rovinato un paese ..non sono certo gli “artisti”… poi io mi sono chiesta se un 36 enne debba essere tagliato fuori, chissà perchè..forse per te un 37 enne è un “vecchiaccio rovina paese”…magari tu sei un giovane con il latte sulle labbra, come dicevano i vecchi e devi ancora trottare prima di dimostrare qualcosa…. I concorsi allora dovrebbero essere per quelli che hanno minimo 35 anni.. E poi ho visto che tutti, proprio tutti mettono il limite ai 35. nessuno dice 38 o 42 o 30…come mai?

  • Angelov

    Vorrei aggiungere dell’altra carne al fuoco…
    Orbene il 35, per la Smorfia, corrisponde all’Uccellino,: un riferimento a Twitter?
    Il 36 le Nacchere: indifferente come del resto il 42: Il Caffè.
    Ma già il 38 appare più suggestivo: le Botte (‘E mazzate) ed il 30, decisamente interessante: le Palle del Tenente (‘E palle d’ ‘o tenente).
    Il 71: L’uomo di merda (L’ omm’e mmerd) senz’altro, a mio parere, il più gettonabile.
    Ed un’ultima cosa: sono le standardizzazioni, applicate in ogni altro ambito, che forse non possono trovare la loro legittimità in quello culturale.

  • Lorenzo Marras

    è sciocco venire a parole tra noi per questioni come queste.
    Per chi non lo avesse compreso sto dicendo che se proprio vogliamo scrivere di “vecchio” (parola orribile per come viene dispiegata) bisogna riferirsi in primis alle modalita’ con cui le categorie vengono poste (funzionalmente “””VECCHIE””” e risapute).

    • SAVINO MARSEGLIA

      Caro Lorenzo, si continua a mantenere aperto questo gioco VECCHIO di finzioni, di regole…, a continuare a parlare di età anagrafica, di residenze d’artista, di gallerie, di premi, di concorsi o quanto altro. Ma l’indipendenza del pensiero?

      Si continua a credere che la parola “ARTISTA” sia un “animaletto” da protteggere con cura nell’odierno recinto dell’arte addomesticata…, qualcosa di speciale, mentre invece potrebbe non essere niente di serio, ma di cui, scrivendone, si legittima la necessità di parlarne.

      • Lorenzo Marras

        Savino caro evidentemente sta bene anche ai “dominati” che trovano occasione di confrontare i loro requisiti ai profili richiesti.
        Un modo per dire che il “sistema” ha colonizzato quelli a cui , in teoria, si chiede una apertuna maggiore di pensiero e condotta altra rispetto a tizio o caio che funzionano dietro ad una scrivania e si guadagnano il fisso.
        Il mondo dell’ARTE ( o dellarte) non comunica con niente perche’ basta a se stesso ed i manufatti che produce ha gia’ i compratori belli e pronti che naturalmente devono salvaguardare il loro magazzino e tenere su i prezzi, tenendo a debita distanza gli intrusi.
        Savi’ il ghetto si fa sempre piu’ stretto.
        Ciao .

  • Jonathan

    Qualsiasi limite viene imposto nell’arte è sbagliato concettualmente, infatti come dice oblomov che raziocinio può esistere nel far passare un 35enne e un 36enne invece no?
    Se la ragione è come dice Democrito il “nuovo” allora bisogna capire innazitutto cosa si intende per nuovo, ma certamente non regge il binomio giovane=nuovo!

    É vero! Molti concorsi quasi sempre “anagraficamente limitati” servono solo a far cassa con i soldi dell’iscrizione di tutti quei “poveri” artisti che ci credono e che cascano poi nella rete dei gestori il cui fine è sempre quello, i soldi!

    NON SI PAGA PER MOSTRARE LA PROPRIA ARTE!

    Under 25, Under 30, Under 34, ma perchè non vi inventate una concorsino per chi ha esattamente al momento dell’iscrizione 18 anni, 1 settimana, 3 giorni, 7 ore, 9 minuti e 45 secondi?
    Sarebbe troppo gggiovane e Figo no?

    Il problema mi sembra di carpirlo melanconicamente nel nostro ormai consolidato provincialismo italiano.
    Dove non solo si discriminano artisti perchè non abbastanza giovani anagraficamente, ma si comincia a prendersela anche con la nazionalità!

    Andiamo a verificare: facendo un giro virtuale tra i siti delle maggiori gallerie italiane, troviamo che la maggior parte di loro mostrano soprattutto artisti stranieri, che con tutto il rispetto, potevano anche rimanere dov’erano, Ci sono troppi artisti italiani (magari sconosciuti) più bravi di loro per crederci!

    Quindi il made-in-altri-luoghi funziona sempre?
    Parrebbe di si, se consideriamo che alcune gallerie Italiane si presentano in fiere nazionali ed internazionali esponendo esclusivamente artisti stranieri, e trattando magari qualche artista italiano chiuso nello sgabuzzino dello stand a bassa voce e senza dare troppo nell’occhio! come si dice la prudenza non è mai troppa…

    • Riguardo alla presunta esterofilia, non è un vezzo oppure una paturnia del gallerista.

      Sono standard internazionali, se una galleria anche piccola desidera partecipare a fiere internazionali importanti è richiesto espressamente un curriculum, artisti e un impegno internazionale.

      Leggendo il regolamento del Liste di Basel, si capisce come una galleria deve essere impostata se vuole crescere virtuosamente.

      Si può lavorare solo con Italiani, ma artisti che sanno vivere e muovere.

      Li conosce? la prego, renda pubblico un elenco di questi artisti bravi e capaci da valorizzare.

      • oblomov

        il lavoro del gallerista dovrebbe essere quello di “stanarli” intercettarli nel corso del loro percorso..non tutti sono nelle accademie…anzi…
        l’esterofilia è penosa…vanno i nomi slavi, o tedeschi…oppure persone italiane che vivono in USA (ci vanno in troppi ora è un po’ meno di moda) vivono in norvegia, finlandia, terra del fuoco… ci sono artisti in middle carreer che partono e aggiungono chissà quale ingrediente strepitoso al loro curriculum andando a stare altrove…e vengono apprezzati dai critici e giornalisti che mettono in primo piano proprio questa connotazione “abitativa”… mah…
        come le residenze per artisti non se ne può più…vanno bene per chi non ha niente da fare come purtroppo i giovani che non hanno un lavoro ma il valore di un artista cresce con la sua esperienza di vita…non è un pollo da batteria che allevato per due mesi in certe stalle produce idee…

        • Bene, esistono varie tipologie di gallerie, la mia rientra tra quelle vanno a “stanare gli artisti” altre seguono il lavoro già fatto da altri per andare sul sicuro.
          Naturalmente spesso gallerie medie /grandi pescano nel lavoro di quelle piccole.

          Ogni tanto esce qualcosa di buono anche dalle Accademie.

          Per quello che valgono le statistiche, il 50% dei curriculum che mi arrivano sono dall’estero, spesso gli artisti stranieri hanno un approccio più sereno e professionale, e mediamente sono più educati e precisi nelle proposte.

          Concordo pienamente , alle volte un indirizzo esotico scatena la fantasia, confesso e faccio pubblica ammenda, ci sono cascato.

          Residenze consiglio quelle ruspanti ma vere, come a Lipsia dove si impara a dipingere bene…

      • Jonathan

        Si fa riferimento al regolamento di Art Basel, ma rappresenta solo una sorte di “demagogia artistica” una specie di “finta democrazia” per rassicurare il pubblico, le numerosissime gallerie sparse per il mondo che sperano di poter entrare nel “giro che conta”.

        Vede sig. Mauro lei ci crede “agli standard internazionali” e sono contento per lei, perchè almeno ha una speranza, non voglio segare la base su cui si regge tale speranza, vorrei però anche con lei, solo analizzare per esempio la prossima edizione di Miami Basel che si terrà a dicembre di quest’anno. Chi sono e da dove arrivano le gallerie che ne fanno parte e che si spartiscono la torta più grossa del collezionismo mondiale?

        Intanto cominciamo a dire che siamo a Miami e quindi quasi la metà (il 42%) dei partecipanti sono galleristi made-in-USA, (71 sono solo le gallerie di New York) il 58% è per il resto del mondo.
        Le gallerie Italiane si aggiudicano circa il 5% bel business, e chi sono le gallerie italiane? Ovvio sempre le stesse!
        E chi portano da Milano, torino, Napoli, Roma e dalla splendida e medioevale San Gimignano? Ovviamente nella quasi totalità artisti stranieri!

        L’erba del vicino è sempre più verde? eh si!

        Sig. Mauro per la lista dei bravi artisti italiani Le consiglio di andarsi a rivedere con più calma e attenzione tutte le proposte artistiche che le sono sicuramente pervenute e vedrà che qualcosa di interessante troverà di certo!

        • Caro signor Jonathan fatto riferimento al LISTE che è l’anticamera di ART BASEL.

          Non si tratta di credere, questo è o status quo ha queste regole, ogni galleria decide come creare il proprio percorso, non è obbligatorio assecondare questo sistema.

          il motto ufficiale della galleria è “labor omnia vincit”

          Non si tratta di illusioni, ribadisco si tratta di regole applicate dappertutto.
          I dogmi possono non piacere in questo caso esistono circuiti e network alternativi.

          Nessuno è obbligato a fare Basilea o Miami, come nessun artista è obbligato a fare la Biennale di Venezia (quella vera), sono traguardi professionali.

          Miami non è solo ART BASEL, è un sistema fieristico completo con una decina di saloni adatti a tutte le discipline artistiche e a tutte le tasche sia per le gallerie che per i collezionisti.

          Anche in Italia la direzione è quelle Torino e Bologna stanno tentando pur con ritardo di organizzare un sistema fieristico come si fa in tutto il mondo:
          Salone principale, uno medio, oppure due è più saloni satelliti.

          Ricordo che la nostra capitale in modo scandaloso non ha una stagione fieristica.
          è con fatica ci si organizzano fiere da 60 gallerie la maggior parte medie/piccole e pochi stranieri

          Dal punto di vista economico in questo momento premiano solo i grandi appuntamenti, mentre le piccole fiere restano al palo, questo è quello che mi raccontano gli altri Galleristi. Capita che l’erba del vicino sia più verde, ad esempio quella svizzera.

          Sig. Jonathan, siamo alle solite quando si deve uscire dalle parole e dai modelli retorici è entrare nella realtà, si diventa reticenti, non date nessun tipo di contributo concreto a migliorare le cose, a dare delle possibilità a queste persone.

          Improvvisamente queste moltitudini di artisti trascurati diventano qualcosa di intangibile.

          Certo mi pare una cosa sensata, ricevo una media di 4/5 curriculum al giorno, italiani, stranieri mitomani, artisti bravi alcuni meno bravi. Trai i pochi in italia queste proposte le valuto con attenzione, la formula del premio nasce appunto per questa ragione.

          Trovo lodevole che AAF Roma dia spazio a queste iniziative.
          Un plauso al direttore Marco Trevisan e la sua lungimiranza.

  • Solitamente i concorsi che organizzo per la galleria sono Open, aperti a tutti.

    Con un attenzione particolare agli under 30, sia per il fee d’ingresso che per il punteggio.

    Il concorso serve a mettersi in contatto e conoscere nuovi artisti.
    Trovo assurdo mettere dei limiti di età , quando si vuole lavorare insieme.

    Dalla mia esperienza personale e vero che spesso il momento decisivo per un artista è tra i 30 i 40 anni, nulla esclude vocazioni precoci o tardive.

    Non è semplice mettere a punto un bando, sono sempre alla ricerca di nuovi spunti per migliorare la qualità dell’offerta.

    Fuor dalla solita retorica chi delle idee in proposito le proponga, sono pronto a sperimentarle sul campo e non solo come esercizio teorico.

    • democrito

      Allora caro Mauro,
      un concorso SERIO dovrebbe avere come scopo quello di identificare nuove valide persone garantendo la completa assenza di favoritismi. Giusto???
      Dovrebbe quindi prevedere:
      1. libera partecipazione senza limiti di età, nazionalità, ecc.
      2. anomimato, fino al decreto dei vincitori. (si devono giudicare le opere, non le persone e i curricula)
      3. possibilmente assenza di quote in denaro da versare.

      • Non avrebbe alcun senso favorire qualcuno, se voglio esporre un artista lo chiamo.

        Scorrendo i punti e confrontandoli ad esempio con il bando attualmente online.

        1. si certo, non ha alcun senso mettere paletti id questo tipo.

        2. anonimato, bella idea, non ci avevo mai pensato, solitamente è una formula che si utilizza per altre tipologie di concorsi, (ad esempio in architettura) un qualcosa di interessante che si può certamente sperimentare.

        3. Fin dall’inizio ho imposto un fee basso, e ulteriormente basso per gli under 30.
        tendenzialmente sarei favorevole all’iscrizione gratis, è un arma a doppio taglio, sicuramente si aumentano il numero di candidati, dall’altro lato si aumenta la percentuale di mitomani e di mi iscrivo”tanto per provare”. Pagando si da un valore alle cose. Ipotizzando un fee gratuito come finanziare il progetto?

  • Sono impressionato dalla qualita’ delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visitero’ di nuovo il vostro blog molto presto.