Cala il sipario su Roma Art2Nights. Fra Maxxi, Macro e Spazio Cerere, tre giorni di Dolce Vita nella fotogallery di Artribune su serate, party e cocktail

Quanta gente si è sguinzagliata per le strade della Capitale, complice anche un clima più agostano che ottobrino? Quanti spazi si sono affiancati a quelli ufficiali previsti dall’organizzazione, per “sfamare” le folle di art-maniaci? Tutti conti che ci sarà tempo di fare, ora che è calato il sipario sull’edizione numero 3 di Roma Art2Nights. Per ora […]

Quanta gente si è sguinzagliata per le strade della Capitale, complice anche un clima più agostano che ottobrino? Quanti spazi si sono affiancati a quelli ufficiali previsti dall’organizzazione, per “sfamare” le folle di art-maniaci? Tutti conti che ci sarà tempo di fare, ora che è calato il sipario sull’edizione numero 3 di Roma Art2Nights. Per ora – in attesa di far uscire le recensione delle tante buone mostre inaugurate in questi giorni – il nostro obbiettivo si concentra su un altro aspetto dell’evento, che ha cercato di rinverdire i fasti della Dolce Vita anni Sessanta: le feste, che fra Maxxi, Macro e Spazio Cerere non hanno fatto mancare svago e momenti di incontro a nessuno. Neanche a Valerio Iacobini, sempre presente, camera in mano: ecco i suoi migliori scatti…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • enrico l.

    il vuoto del maxxi e dello spazio cerere, la scelta musicale del macro e la mancanza totale di collezionisti nelle gallerie sono la dimostrazione dell’inutilità di una manifestazione del genere.
    i soldi richiesti alle gallerie a cosa sono serviti? Forse a pagare le casse di vodka per la plebe.
    Questa manifestazione è il sinonimo della gestione della cultura in Italia.
    VOTO 3.

  • Federica

    Credo anch’io che la manifestazione sia stata gestita in modo poco efficace e approssimativo. D’altra parte cosa riesce a funzionare a Roma e per quante edizioni?
    Aspettiamo tempi migliori.

  • gabriele

    poca gente nelle gallerie, pochissimi collezionisti da fuori, scarsa gestione degli spazi museali, inoltre le gallerie fuori dalla linea “corso vittorio emanuele” non hanno motivo di partecipare a una cosa del genere.
    quanti galleristi si dichiarano soddisfatti?

  • p.c.

    a roma la gente è pigra. purtroppo ci si vuole sempre adeguare a sistemi visti fuori che nulla hanno a che vedere con roma. eterni copioni di milano e torino.
    ridicoli

  • jean close

    Però non diamo sempre la colpa alla “plebe”.
    Cominciamo invece a fare una dovuta riflessione sulle cose che vengono proposte in galleria.
    Esercizi di stile solipsistici freddi e inconcludenti, la gente sarà anche pigra, ma da qualche anno le mostre sono una palla mortale.
    Appena entri in galleria vieni inseguito dall’assistente di turno che ti vuole dare il comunicato stampa, oppure che attacca il tristissimo resoconto delle seg#e mentali dell’artista che vuole dire questo e vuole evidenziare quello….

    Il lavoro da solo non regge, non esiste, ha assolutamente bisogno del comunicato stampa, del testino critico, del racconto accorato, del curriculum a supporto (il più delle volte un magnifico curriculum, in particolar modo se l’artista è straniero), non dovuto alla qualità del lavoro ma alle amicizie e alle relazioni fin qui conquistate.

    Tempi tristi e mesti.

  • Non ho parole. Mi dispiace molto per la situazione romana.