Berlin Art Week, si tirano le somme. E il bilancio è super positivo. Numeri, qualità, efficienza organizzativa. Il meglio secondo Artribune? Ecco tre highlights

A Berlino c’è una “week” pressoché per tutto, partendo dal cinema e arrivando alla moda e alla musica. E poi l’arte, che certo non poteva mancare.  Così, con la prima Berlin Art Week, svoltasi tra ll’11 al 16 settembre scorso, la città ha dimostrato di avere molto da mettere sul piatto, confermandosi come capitale internazionale […]

Clifford Coffin, American Vogue, June 1949 - © Condé Nast

A Berlino c’è una “week” pressoché per tutto, partendo dal cinema e arrivando alla moda e alla musica. E poi l’arte, che certo non poteva mancare.  Così, con la prima Berlin Art Week, svoltasi tra ll’11 al 16 settembre scorso, la città ha dimostrato di avere molto da mettere sul piatto, confermandosi come capitale internazionale del contemporaneo.
I numeri del pubblico fieristico contraddicono anche i più scettici: 24mila visitatori per l’Abc, 5mila solo nella prima giornata per Preview, senza contare il pubblico delle restanti istituzioni – otto in tutto – che hanno aderito. A scomodarsi con i commenti è stato persino il Segretario Statale alla Cultura, André Schmitz: “Attraverso l’unione di importanti attori della scena artistica berlinese e un’azione concertata, siamo riusciti nell’intento comune di creare un nuovo format, che si adatta molto bene a Berlino e che ha una risonanza a livello internazionale”.
Per darvi la misura di questo successo, vi regaliamo tre highlights. presentati nella cornice dell’evento, che da soli sarebbero valsi i 28 euro del biglietto.

C/O Berlin, “Timeless beauty 100 years of fashion photography from Man Ray to Mario Testino”: alforum internazionale per i linguaggi visuali, va in scena la saga della fotografia di moda, dagli inizi del ‘900 a oggi. Con un allestimento elegante, l’esposizione ci racconta di come questo  genere fotografico non solo abbia registrato e documentato lo spirito di un’ epoca, ma soprattutto di come abbia influenzato e ispirato i propri fruitori, mettendo in moto un meccanismo di partecipazione sociale ed emulazione. Tra i nomi in mostra, oltre a Testino e Man Ray, basti menzionare Helmut Newton, Diane Arbus, Irving PennPeter Lindbergh, William Klein, Sarah Moon, Clifford Coffin, per rendersi conto della qualità delle opere, esposte fino al 28 ottobre prossimo.

Akademie der Künste, “The Alchemist. Heinz Hajek-Halke. Late Photo-Graphics“: una retrospettiva su un artista misterioso e non molto conosciuto, ma che nel solco degli esperimenti con la luce di Làszlò Moholy-Nagy ha raggiunto risultati unici nel campo dell’arte fotografica. Heinz Hajek-Halke (1898-1983), attraverso un procedimento fisico-chimico è arrivato a produrre delle immagini astratte che sono da iscrivere al dominio dell’alchimia. L’ADK mette adesso in mostra le 200 opere grafiche di cui è in possesso, straordinario corpus visibile fino al 4 ottobre.

KW Institut, “Wael Shawky. Al Araba Al Madfuna“: il fascino discreto della video arte è di scena al Kunst Werke, che lungo 4 piani ha allestito una personale dell’artista egiziano Wael Shawky, in mostra fino al 21 ottobre. Vincitore del premio “Ernst Schering Foundation Award” nel 2011 e presente all’appena conclusa dOKUMENTA (13), l’artista ha realizzato una nuova istallazione video su larga scala, apposta per l’occasione. In Al Araba Al Madfuna Shawky riprende una storia di cronaca di dieci anni fa, facendola recitare da bambini, doppiati da persone adulte. Creando un ironico cortocircuito percettivo, l’artista indaga le strutture sociali del suo Paese e offre una prospettiva insolita sugli eventi storici e politici del mondo arabo. Incluse altre due istallazioni video oltre alle marionette protagoniste del film Cabaret Crusades: The Path to Cairo.

Flügelmutter, 1955 circa – foto: Heinz-Hajek Halke, Sammlung Michael Ruetz – Nachlass Heinz Hajek-Halke – foto © Akademie der Künste

Una città in movimento, questa Berlino di fine 2012, avvantaggiata da una virtuosa cooperazione tra diverse istituzioni culturali. Ruolo importante, in tal senso, quello di Kultirprojekte Berlin, associazione non speculativa che si occupa dei grandi eventi culturali. Appuntamento al 2013, con la seconda edizione di una Art Week tutta da esplorare e da cui, magari, imparare anche qualcosa.

– Andrea Ongaro

www.adk.de
www.kw-berlin.de
www.co-berlin.info

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Andrea Ongaro
Andrea Ongaro nasce a Busto Arsizio il 27 aprile 1984. Laureato in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano, durante gli studi si è dedicato a esperienze di volontariato civile e viaggi all’estero, soggiornando a Barcellona e a Berlino, dove ha studiato presso la Freie Universität grazie a una borsa di studio. Trasferitosi definitivamente e per il momento a Berlino, ha lavorato per la Helga Maria Klosterfelde Edition, curando e occupandosi di edizioni e multipli di, tra gli altri, Christian Jankowski e Rirkrit Tiravanija. Tra lavori saltuari e collaborazioni in inglese e tedesco nell’ambito della giungla artistica berlinese, non segue una direzione precisa: il piano è non avere piani.