ArtRio 2012, è tempo di tirare le somme. La giovane fiera brasiliana conferma il successo della prima edizione. E raddoppia: crescono budget e gallerie

Ha chiuso i battenti lo scorso 16 settembre, con 74.000 visitatori, la seconda edizione di “ArtRio 2012”, la giovane fiera brasiliana che quest’anno ha attratto nomi del calibro di Gagosian, White Cube e David Zwirner. Un successo che l’ha consacrata come uno dei maggiori eventi del Sud America, con quel motto entusiastico che recitava: Rio […]

ArtRio 2012

Ha chiuso i battenti lo scorso 16 settembre, con 74.000 visitatori, la seconda edizione di “ArtRio 2012”, la giovane fiera brasiliana che quest’anno ha attratto nomi del calibro di Gagosian, White Cube e David Zwirner. Un successo che l’ha consacrata come uno dei maggiori eventi del Sud America, con quel motto entusiastico che recitava: Rio is art. All the time. Everywhere.
Se i risultati della prima edizione erano stati sorprendenti in termini di partecipazione, con  60 gallerie presenti, quest’anno il numero è addirittura raddoppiato. Proprio come il budget destinato all’evento.
Suddiviso in tre sezioni il programma: Panorama, dedicato alle gallerie affermate, con un ruolo-chiave nel mercato dell’arte; Programa Box, per le gallerie emergenti con progetti artistici innovativi; Solo Projects, con opere di artisti internazionali selezionate da Julieta Gonzales e Pablo Leon de La Barra.
Già nelle prime ore dell’opening, tra stand e corridoi arrivavano notizie di vendite corpose, come il Soup Can di Andy Warhol, venduto da Gagosian per $5 milioni.
La fiera ha segnato anche il debutto fieristico di S2, la galleria firmata Sotheby’s, che ha scelto Rio de Janeiro come tappa strategica della sua espansione in Sud America.
Ruolo importante quello del Governo brasiliano, che ha sostenuto con forza la fiera, rinunciando temporaneamente alle tasse di importazione delle opere d’arte: un ostacolo che pesa moltissimo sullo sviluppo del mercato artistico interno.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • Antonio

    La geografia dell’arte contemporanea, almeno in parte, è cambiata.