Artisti senza galleria né curatori. Sfigati? No, autogestiti. A Firenze nasce Something like this, projet space che cerca nuovi sentieri creativi

Something like this. Qualcosa che non c’era. Nasce a Firenze un nuovo spazio d’arte, fuori dal circuito delle gallerie, senza curatori e tutto orientato alla promozione di artisti emergenti. Un progetto work in progress, la cui prima tappa è in programma  sabato 29 settembre: una collettiva dal titolo A first step towards coincidences & meetings […]

Simone Ialongo, Prayers, 2012, dettaglio

Something like this. Qualcosa che non c’era. Nasce a Firenze un nuovo spazio d’arte, fuori dal circuito delle gallerie, senza curatori e tutto orientato alla promozione di artisti emergenti. Un progetto work in progress, la cui prima tappa è in programma  sabato 29 settembre: una collettiva dal titolo A first step towards coincidences & meetings – Part I, che vede in campo Lisa Batacchi, Tony Fiorentino, Simone Ialongo e Virginia Zanetti. La seconda parte prevede invece una serie d’incontri nell’ambito di Indipendents-Art Verona (18-22 ottobre 2012), mentre a fine novembre ulteriori contributi arriveranno con una nuova collettiva fiorentina, che coinvolge, tra gli altri, Leone Contini, Maria Pecchioli e Pierfabrizio Paradiso. A concludere questa prima fase del progetto sarà la pubblicazione di un catalogo in forma di libro d’artista.

Tony Fiorentino, Try an impossible connection

Ma cos’è, esattamente SomethingLikeThis –  SLT art inititiatives? Prima novità che salta agli occhi è la forte indipendenza degli artisti, che, rifiutando la supervisione di un curatore, intendono dare vita a una serie di collettive “autogestite”. Unico punto di riferimento è uno studio, spazio di lavoro tramutato per l’occasione in spazio espositivo. Fondamentale è anche la volontà di mantenersi fuori dai circuiti commerciali, pur non escludendo di puntare a riconoscimenti e partecipazioni “ufficiali”: non è un caso che, fin da subito, SLT art inititiatives aderirà all’VIII giornata del contemporaneo di AMACI.
A Firenze l’esempio di BASE ha ormai fatto scuola; muovendosi in una direzione più militante rispetto allo storico artist run space fiorentino, questo nuovo progetto – che guarda esclusivamente alle ultime generazioni – prova a colmare una lacuna sempre più sentita in città:  quella legata ai circuiti indipndenti e dei project space. Cosa occorrerà per funzionare? Oltre alla coesione in un gruppo di soli artisti, alchimia ben ardua da conservare, il supporto del pubblico e degli altri artisti sarà l’obiettivo principale. E  SLT, in fondo, è essenzialmente questo: un luogo aperto all’incontro, alla condivisione, al dialogo, alle collaborazioni. Un posto – sia fisico, che mentale – in cui trovare dei compagni di viaggio.

– Simone Rebora

Inaugurazione: 29 settembre 2012, ore 18
fino al 30 ottobre – solo su appuntamento
SLT ART INITITIATIVES
Via Giuseppe Giusti 16
info: tel. 335 7595097
[email protected]
www.sltartinitiatives.tumblr.com

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.
  • Mi pare un progetto interessante.

  • enrico

    Mi sembra che questo articolo faccia due operazioni molto pericolose che finiscono per contraddire la positiva intenzione dell’autore di mostrare che altre vie sono oggi possibili nel mondo dell’arte che rischia di mettere in secondo piano la figura dell’artista… Da una parte, pur negandola, parte dall’idea che chi non ha una galleria sia uno “sfigato” (si sa che a livello subliminale l’immagine negata è proprio quella che più si imprime nella memoria…). Dall’altra parte conferma, utilizzando un termine fortemente caricato a livello ideologico come quello di “autogestione” che chi fa un’operazione di questo tipo si pone al di fuori del circuito “commerciale”, cui è collegato quello del valore stesso dell’opera, che ri-diventa così pura esercitazione dilettantesca e studentesca in attesa di approdare di nuovo al mondo adulto dei curatori e delle gallerie. Un approccio mentale e sistemico che in questo momento rischia di produrre sempre più un depauperamento di idee e di energie e che rischia di svilire – per una serie di lapsus linguistici che rivelano l’adesione più o meno consapevole al “regime” dell’arte – l’operazione che qui viene presentata.