Vince Federculture. Altolà in Senato, respinti al mittente i tagli della spending review alla cultura italiana

Qualche volta capita, e noi siamo i primi ad augurarci che capiti sempre più di frequente: anche in Italia il Parlamento a volte fa il Parlamento. Ovvero esercita quella funzione di controllo ed emendamento, e non solo di ratifica, che la costituzione gli riconosce. E stavolta di mezzo ci sono le politiche culturali, finalmente degnate […]

Senato attento alle questioni culturali

Qualche volta capita, e noi siamo i primi ad augurarci che capiti sempre più di frequente: anche in Italia il Parlamento a volte fa il Parlamento. Ovvero esercita quella funzione di controllo ed emendamento, e non solo di ratifica, che la costituzione gli riconosce. E stavolta di mezzo ci sono le politiche culturali, finalmente degnate della considerazione che meritano: il Senato, approvando il decreto sulla spending review, ha sostanzialmente accolti tutti gli emendamenti sollecitati dall’irrefrenabile Federculture, e sostenuti da un fronte unico degli operatori insieme all’ANCI. Nel nuovo testo, in particolare, riguardo il comma 1 dell’articolo 4, che prescrive la soppressione delle società che svolgono servizi per le pubbliche amministrazioni, sono escluse quelle che svolgono servizi di interesse generale, anche aventi rilevanza economica. Nello stesso articolo al comma 6 – dove si istituisce il divieto per associazioni, fondazioni e comitati di ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche – è stata inserita l’esplicita esclusione dall’ambito di applicazione della norma delle fondazioni operanti nel campo dei beni ed attività culturali.
Anche in merito alla “soppressione o accorpamento obbligatorio da parte di regioni, province e comuni di enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica prevista all’articolo 9”, vengono fatte salve le aziende speciali, gli enti e le istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali, educativi e culturali. Abrogati poi i commi dell’articolo 12 che prevedevano la soppressione del Centro Sperimentale di Cinematografia, della Discoteca di Stato e della Cineteca Nazionale, mentre viene posticipata al 1 gennaio 2014 la chiusura della Fondazione Valore Italia. Proroga che magari consentirà quantomeno di condurre in porto iniziative già avviate, come l’Esposizione Permanente del Design Italiano e del Made in Italy nel Palazzo della Civiltà dell’Eur. Ora però spetta alle istituzioni “resuscitate” dimostrare di poter funzionare al meglio, e di non meritare i tagli…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.