Venezia Updates: qualcuno aiuti la “povera” Singapore, che non ha quattrini per partecipare alla Biennale d’Arte 2013. Al contrario di Angola e Kosovo…

Il paradosso, se non fosse sorprendente ed apparentemente incomprensibile e contrario alla logica comune, non sarebbe più tale. Una dimostrazione pratica ci arriva giusto in questi primi giorni di apertura della Biennale di Architettura: che alla 13. edizione registra nelle rappresentanze nazionali il debutto di diversi nuovi paesi, alcuni con realtà sociali ed economie non certo […]

Il Padiglione di Singapore alla Biennale 2011

Il paradosso, se non fosse sorprendente ed apparentemente incomprensibile e contrario alla logica comune, non sarebbe più tale. Una dimostrazione pratica ci arriva giusto in questi primi giorni di apertura della Biennale di Architettura: che alla 13. edizione registra nelle rappresentanze nazionali il debutto di diversi nuovi paesi, alcuni con realtà sociali ed economie non certo ben messe, come Kosovo ed Angola.
Che accade in contemporanea? Che – per paradosso, appunto – uno Stato dalle finanze non certo sofferenti come Singapore, fucina di tecnologie, parte attiva nell’inarrestabile boom asiatico, annuncia che non parteciperà alla Biennale Arti Visive del 2013, dove era presente da sei edizioni. Ragioni ideologiche, critiche, magari anche polemiche? No, proprio motivazioni economiche: il National Art Council ha deciso di ottimizzare le risorse destinate ai suoi progetti. Ed ha visto bene di cancellare la presenza alla più importante rassegna mondiale di arte contemporanea. “Dobbiamo iniziare a lavorare su un museo, e sostenere diverse fiere d’arte nel Paese”, hanno fatto sapere i funzionari.
Che dire? Avessero sollevato prima il problema, forse il Kosovo un piccolo contributo l’avrebbe concesso volentieri ai simpatici asiatici della città-stato più ricca del mondo…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Il paradosso non sussiste proprio. L’Angola è una *ricca* ex colonia che sta tra l’altro salvando la metropoli, finanziando il debito portoghese e Singapore, tra le ex tigri asiatiche, è quella che più ha sofferto la crisi negli ultimi tre anni.
    Mattioli, da Artribune non si pretende il giornalismo d’inchiesta, ma almeno una ricerchina in rete, prima di pubblicare un post, la potrebbe anche fare, che dice?

    • Caro “giornalismo d’inchiesta”, su queste pagine sono tenuto al distacco e al rispetto dei lettori, per cui evito di interloquire e rispondere. Mi affido a due dati:

      Pil Angola 2011: 100.99 miliardi di dollari USA

      Pil Singapore 2011: 239,7 miliardi di dollari USA

      Chi di professione fa il giornalista certe cose le sa senza doverle cercare in rete.
      Chi invece guarda alla finestra ciò che fanno gli altri, fa solo delle figure di …

      Buona giornata

      • Come l’ha presa male, Mattioli. Gliel’ha mai detto nessuno che ammettendo la propria ignoranza, soprattutto quando è manifesta, si fa bella figura? Il mirror climbing e l’arroganza invece no, quelli causano le figure cui fa cenno nella sua cortese risposta.

        Buona giornata a Lei.

        • Ho opposto dati, non mi interessa confutarla con altre ragioni.

          Saluti

  • Antonio

    Vero. L’Angola sta vivendo un boom petrolifero grazie ai giacimenti situati nell’enclave di Cabinda.

    • francesco sala

      visto che siamo in tema di precisazioni:
      la provincia di Cabinda è una exclave, non una enclave. si trova infatti interamente all’esterno dei confini dell’Angola, “circondata” dai territori del Congo e della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire).

      ad ogni modo:
      è vero che con il caos in Libia e la situazione instabile della Nigeria l’Angola è diventato il primo produttore di greggio dell’Africa; ed è vero che l’economia, laggiù, galoppa, con PIL in crescita dell’8-9% annuo (appena prima della crisi ha toccato il record del 22%, era – se non ricordo male – il 2008 o forse 2009).
      però Singapore è la seconda borsa asiatica, una delle piazze mondiali più importanti per il mercato farmaceutico e il centro per il movimento merci più grosso del sud-est asiatico… oltre che uno stato “pesante” per i rapporti internazionali che ha tessuto, storicamente, con l’occidente.

      trovo ridicolo che questi non partecipino alla Biennale “perché non hanno soldi”…
      come trovo ridicolo si cerchi di vendere l’Angola come “più ricco” di Singapore! ad essere ricche saranno le multinazionali (SAIPEM in testa) che fanno affari laggiù: non credo l’angolano medio viva da nababbo

      • @Francesco Sala

        Ma chi ha cercato di vendere l’Angola come più ricco di Singapore, o chi ha scritto che l’Angolano medio vive da Nababbo? Nessuno, mi pare.
        Ho semplicemente trovato irritante il superficiale sarcasmo del post. Ci si meraviglia se la ricca Singapore non porta i suoi progetti alla Biennale e l’Angola sì: ah, questi africani, ma che cosa si sono messi in testa, signora mia! Mattioli ha opposto dati, dice. Singapore è più ricca dell’Angola, stando ai rispettivi PIL del 2011, verissimo. Un punto sulla curva, ma la curva come è fatta? Perché di fatto un paese, come è stato ricordato, sta crescendo, al punto da poter offrire capitali alla sua ex metropoli, mentre l’altro fatica ad esportare come faceva sino a qualche anno fa. Le biennali sono delle vetrine, è ovvio che i paesi emergenti trovino interessante esserci, e che i paesi in declino possano decidere di farne a meno.
        Come del resto noi che si sta “alla finestra” possiamo smettere di leggere Artribune senza troppi patemi.
        Aloha.

        • francesco sala

          singapore in declino?
          bah

  • Dimenticate un dato fondamentale: non conosco il caso specifico dell’Angola, ma la partecipazione dei padiglioni nazionali alla Biennale è garantita da tre fattori, ovvero il patrocinio dello Stato, il pagamento di un fee d’iscrizione e il reperimento di una sede espositiva. Se poi – come accade spessissimo – i denari non sono governativi, nessun problema. Ricorderete quindi partecipazioni che poco o nulla avevano a che fare con gli Stati in teoria rappresentati.

  • Fabio

    Provate a ribaltare il problema: forse a Singapore non interessa una vetrina a Venezia, visto che il fulcro geopolitico ormai ruota intorno a loro e uno straccio di motivazione della loro scelta, dovevano pur darla. Credo che l’autore di questo articolo una riflessione in tal senso avrebbe dovuto farla.