Vacanza in programma in Alsazia? Fate un salto al CRAC di Altkirch, c’è una doppia personale di Luca Francesconi. E qui ci sono le immagini…

Ma dove sta scritto che l’art tourist incallito, da quelle parti, debba capitarci solo ed esclusivamente in giugno, quando regna Art Basel? Le attrattive non mancano certo, e basta varcare la vicinissima frontiera per trovare – per dire – la stupenda Colmar, incastonata in un distretto vinicolo da dove escono fra i migliori Pinot del […]

Ma dove sta scritto che l’art tourist incallito, da quelle parti, debba capitarci solo ed esclusivamente in giugno, quando regna Art Basel? Le attrattive non mancano certo, e basta varcare la vicinissima frontiera per trovare – per dire – la stupenda Colmar, incastonata in un distretto vinicolo da dove escono fra i migliori Pinot del globo. E c’è anche, ad Altkirch, un centro d’arte piccolo ma assai dinamico come il CRAC Alsace: meta da prendere in considerazione ancor più dai viaggiatori provenienti dall’Italia, visto che la programmazione estiva è targata tricolore. Fino al 16 settembre a tenere banco c’è infatti la mostra Echo of the Moon, la prima personale in un centro d’arte francese di Luca Francesconi: un focus sulla scultura con accezione allargata, per l’utilizzo di materiali – dal marmo alla plastica – e per i riferimenti culturali ad arte popolare, letteratura, musica. Curata da Sophie Kaplan, direttrice del CRAC Alsace, la mostra si allarga poi ad un’altra sede, quella del Musée Beurnier Rossel a Montbéliard. Se vi abbiamo incuriositi, vi consigliamo di andare di persona: intanto, vi facciamo vedere una gallery fotografica con ciò che troverete…

www.cracalsace.com


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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • lock

    Evvai con l’elogio alla stitichezza. Fili di rame e oggetti poetici per un’endoscopia d’artista.

  • gianni

    Trovo molto interessanti i due pali bianchi nel mezzo della stanza.
    Il sostegno del soffitto come sostegno dell’arte.
    Poetici ed efficaci, complimenti!

  • Ancora New Arcaic estremo. Quasi un feticismo della traccia “antica” “rupestre”…e per questi motivi “giusta” “colta” e “saggia”. Tracce vecchie e del passato sembrano l’unico modo per risolvere il presente: come se questa poesia facile facile, questi materiali antichi, questa colteria da giovane saggio fossero valori NON CRITICABILI e GIUSTI.

    Quando queste opere e questa sensibilità “facile” sono riproducibili da chiunque nel proprio giardino, o nel giardino del nonno. O della Nonni Genitori Foundation. Perchè allora andare in Alsazia?

    LR

  • Mostre come queste sono estremamente significative per capire come le giovani generazioni (direi quasi di ogni settore) tendano a rifugiarsi nel passato incapaci di risolvere il presente. Penso anche alle continue citazioni di Biscotti, Arena, Rubbi, Andreottà Calò (un po’ meno, lui ha una retorica del passato), Beretta recentemente a Milano da Zero. Giovani Indiana Jones che cercano VALORI SICURI attraverso citazioni e materiali del passato ( i primi sono STORY STORY I LOV YU e i secondi NEW ARCAIC, poi i due gruppi tendono a confondersi e a sovrapporsi).

    Ovviamente c’è tutto un indotto e un sistema attorno che li aiuta e li favorisce in questa pratica feticista e masochista.