Lui stesso, un extraterrestre. A Lamezia Terme è morto a 86 anni Carlo Rambaldi, tre volte Oscar per gli effetti speciali, universalmente noto per aver creato ET

Quando nel 1971, in occasione della riapertura dell’istruttoria sulla morte dell’anarchico Pinelli, il giudice dispose un esperimento per ricostruire le modalità di caduta del corpo, fu lui a realizzare il manichino che riproduceva le caratteristiche del corpo. Lui era Carlo Rambaldi, il creativo italiano esploso nella notorietà universale per aver creato ET, morto oggi – […]

Carlo Rambaldi con il suo ET

Quando nel 1971, in occasione della riapertura dell’istruttoria sulla morte dell’anarchico Pinelli, il giudice dispose un esperimento per ricostruire le modalità di caduta del corpo, fu lui a realizzare il manichino che riproduceva le caratteristiche del corpo. Lui era Carlo Rambaldi, il creativo italiano esploso nella notorietà universale per aver creato ET, morto oggi – 10 agosto – a 86 anni a Lamezia Terme, in Calabria, dove viveva da molti anni.
Nato a Vigarano Mainarda, nel ferrarese, il 15 settembre 1925, si era laureato all’Accademia di Bologna, iniziando poi a frequentare gli ambienti cinematografici in Italia nel 1956 e lavorando per registi come Mario Monicelli, Marco Ferreri, Pier Paolo Pasolini, Dario Argento, con gli effetti speciali di Profondo rosso nel 1975. Poi il salto, con l’incontro con la produzione cinematografica americana di Hollywood che lo porta ad affinare la meccatronica, ovvero gli effetti speciali ottenuti con l’unione di meccanica ed elettronica.
Successo suggellato dalla vittoria dell’Oscar per i migliori effetti speciali per ben tre volte: il primo con King Kong di John Guillermin del 1976, per il quale crea un pupazzo di 12 metri, il secondo nel 1979 per Alien di Ridley Scott, fino alla consacrazione popolare nel 1982 con il suo capolavoro, il protagonista di E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg. Tra i molti film a cui ha collaborato anche Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) sempre di Spielberg, e Dune (1984), di David Lynch.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • giuseppe

    Una grande perdita.
    (però, solo andando negli USA si può diventare grandi!)