L’atleta italiano più amato/odiato a Londra? È l’Auriga di Mozia, scultura prestata temporaneamente al British Museum. E che fa ombra al Fregio del Partenone…

Deludono Pellegrini, Magnini e il Setterosa, per non parlare di Schwazer? Se non mancano atleti pronti a riscattare le sorti tricolori, le Olimpiadi londinesi hanno un altro grande italiano da ammirare. Ma stavolta non ci sono medaglie o piazzamenti da ottenere: si tratta infatti del famoso Auriga di Mozia, scultura in marmo che il British […]

L’Auriga di Mozia, esposto al British Museum nella sala del Fregio del Partenone (foto Telegraph)
L’Auriga di Mozia, esposto al British Museum nella sala del Fregio del Partenone (foto Telegraph)

Deludono Pellegrini, Magnini e il Setterosa, per non parlare di Schwazer? Se non mancano atleti pronti a riscattare le sorti tricolori, le Olimpiadi londinesi hanno un altro grande italiano da ammirare. Ma stavolta non ci sono medaglie o piazzamenti da ottenere: si tratta infatti del famoso Auriga di Mozia, scultura in marmo che il British Museum ha ottenuto in prestito per il periodo olimpico dal piccolo museo siciliano dove è conservata.
Riportata alla luce nel 1979 durante gli scavi archeologici sull’isola nel mare davanti a Marsala, la statua fu creata proprio per celebrare una vittoria ai Giochi Olimpici antichi tra il 480 e il 470 a.C., ovvero circa 20 anni prima del Fregio del Partenone, che ora si trova a condividerne gli spazi espositivi, nella sala 18 del museo. Due bellezze di pari qualità, anche se di tipologie estremamente diverse: ma c’è da scommettere che in tanti contano i giorni dal suo rientro in Italia, per non dover spartire le suggestioni con il temporaneo ospite…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Cristiana Curti

    Io vorrei tanto sapere perché si continua a perpetrare l’orribile circo del “pezzo da novanta” esportato a tutti i costi, quando il pezzo da novanta è una scultura fragile, antica, unica, che con assoluta certezza subirà danni dall’inutile spostamento. Il tutto per omaggiare non le Olimpiadi ma il distorto senso della “bellezza famosa” richiesta dall’Estero (qualsiasi Estero) e concessa da un Ministero incapace di fare vera cultura.
    Lo stesso Ministero che poi non protesta allorquando, nel medesimo sito in cui si concede l’esposizione di un reperto fragilissimo e importantissimo, l’Italia dell’arte contemporanea, come se questa valesse meno di quella antica, sia selezionata e presentata da personaggi di dubbia (nulla) qualifica scientifica e rappresentata da artisti che (quantomeno) non rispondono al panorama odierno della nostra produzione migliore.

  • Guido Cabib

    Cara Cristiana , ricordi cosa ha detto il ministro Passera ,coadiuvato da Letta all’ultima assemblea di Civita? Ecco cosa succede se si scambia la Cultura con La Bellezza !

  • Angelov

    A questo punto ci sarebbe da augurarsi che paradossalmente gli Inglesi, (vedi perfida Albione) e forti della loro tipica doppiezza e del loro simpatico senso piratesco, che sempre ci ha messo nel sacco, decidessero di tenersi la scultura. Punto.
    Questo catapulterebbe letteralmente gli addetti ai lavori ministeriali, in un incubo mediatico, tra polemiche e smentite più dimissioni ovviamente non accettate, che si meriterebbero.
    Ed oltre che a farci sentire compagni di sventura della Grecia, rinsalderebbe in noi il sublime sentimento di eterni perdenti.