Firmato Hotel Bauer. Crescono ancora gli spazi per la cultura a Venezia: ed a battezzare il Zuecca Project Space arriva Rirkrit Tiravanija

Non solo Pinault, Arnault e Prada. Venezia è sempre più un laboratorio di creatività, anche nel proporre sempre nuovi spazi espositivi. E anche grazie a “veneziani” come Francesca Bortolotto Possati, proprietaria del monumentale cinquestelle Hotel Bauer e imprenditrice che ha deciso di far nascere da un ex convento alla Giudecca, di fronte a Piazza San […]

Rirkrit Tiravanija
Rirkrit Tiravanija

Non solo Pinault, Arnault e Prada. Venezia è sempre più un laboratorio di creatività, anche nel proporre sempre nuovi spazi espositivi. E anche grazie a “veneziani” come Francesca Bortolotto Possati, proprietaria del monumentale cinquestelle Hotel Bauer e imprenditrice che ha deciso di far nascere da un ex convento alla Giudecca, di fronte a Piazza San Marco, il Bauer Palladio Hotel & Spa. Tra le sue mura antiche sorge il Zuecca Project Space, ulteriore tentativo di promozione e conferma che l’isola vuole avviarsi verso una sorta di rinascimento artistico. Alessandro Possati, direttore artistico di Zuecca, lo spiega così: “alla Giudecca è in corso un’operazione mirata a trasformare l’isola, ancora genuinamente veneziana e lontana dallo sfruttamento turistico di massa, nella SoHo lagunare. Le gallerie d’arte contemporanea insediate lungo la fondamenta, la Casa dei Tre Oci, e la Zuecca appunto, sono il segno tangibile di una trasformazione in atto”.
Nei giorni a cavallo tra l’inaugurazione della Biennale di Architettura e della Mostra del Cinema (preview il 27 agosto e fino al 5 ottobre proiezioni no stop con ingresso gratuito) Zuecca Project Space ospiteràin prima nazionale, il nuovo progetto di Rirkrit Tiravanija (Buenos Aires, 1961; vive tra New York e Chiang Mai). Uno dei campioni dell’arte relazionale presenterà “Untitled 2012 (a study for Karl’s perfect day) or (the incomparable Karl Holmqvist)”. Tiravanija, che aveva già “filmato” John Giorno in una intensa mostra personale da Gavin Brown a New York, torna a “incontrare”, sulla pellicola, un altro poeta che si potrebbe ben definire “totale”: lo svedese Karl Holmqvist (1964, vive a Berlino). Già ospite della Biennale di Bice Curiger, dove aveva parlato di Rimbaud insieme a Patty Smith e mostrato alcuni lavori nel padiglione centrale, Holmqvist viene ritratto da Tiravanija in una sua “giornata ideale”. Anche l’artista americano tailandese è noto in laguna, dove lo scorso anno aveva presentato il suo lungometraggio “Lung Neaw visits his neighbours” nella sezione Orizzonti. “Quello che interessa Rirkrit non è l’arte in sé, ma la vita che si svolge intorno e fuori da essa e che diventa il suo discorso sull’arte” spiega il curatore Maurizio Bortolotti, il che spiega i salti quantistici operati da una figura come Tiravanija, che aveva esordito in laguna, al fianco di Hans Ulrich Obrist e compagni, inStazione Utopia invitata dal direttore di allora, Francesco Bonami.

– Nicola Davide Angerame

  • mah

    “Vive tra New York e Chiang Mai”: dove esattamente? E’ un giochino del tipo “traccia una retta fra NY e Chiang Mai e scoprirai il luogo di residenza di Tiravanija?

  • nicola davide angerame

    un po’ lì e un po’ là ufficialmente ma mie fonti di bangkok mi dicono che dovrebbe essere più a Berlino in questo periodo e di rado anche nella capitale thailandese… cherchez l’homme!

  • Bell’articolo Nicola!!! Notizia interessante, in effetti Rikrit e’ un po’ che, appena può “capita” in Italia, sara’ davvero interessante vedere il suo video su Holmqvist e spero che tu ce ne possa raccontare di più prossimamente.
    Quanto ai suoi “movimenti” e’ nomade per natura, fin dalla nascita. Ha passato l’infanzia ed ha studiato in almeno sei paesi diversi ma, come quasi tutti i Thai, non ha mai trascurato le sue “radici”.
    La sua residenza ed il suo studio “ufficiale” sono qui a Bangkok (anche se ci capita solo saltuariamente). Per quanto ne so, negli ultimi anni, oltre allo studio di New York, aveva messo su una specie “Factory” a Berlino.
    A Chiang Mai assieme ad un altro artista Thai (molto interessante anche che era con lui anche a Stazione Utopia) Kamin Lertchaiprasert, aveva messo su, alcuni anni or sono, il progetto “The Land” che aveva destato un notevole interesse : era un misto tra una fattoria agricola super-ecologia ed auto sufficiente, una comune, una scuola per l’insegnamento pratico delle arti ed una residenza aperta per giovani artisti . Insomma : nomade, partecipativo e relazionale… ed anche simpatico, questa e’ un po’ la sua “cifra”.