Robe da mettere subito in agenda. Fino a tutto ottobre si potrà vedere il pavimento più bello del mondo. Nel Duomo di Siena. E noi vi anticipiamo un bel po’ di immagini…

“Il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto”. Certo, chi conosca anche un po’ Giorgio Vasari e le sue famose “Vite”, sa bene che il personaggio non era propriamente immune dalle iperboli, da magniloquenza, enfasi, ridondanza. Eppure, se riserva – come riserva – questa parole al Pavimento a commesso marmoreo della Cattedrale […]

Una veduta complessiva della zona sotto la cupola del Duomo

Il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto”. Certo, chi conosca anche un po’ Giorgio Vasari e le sue famose “Vite”, sa bene che il personaggio non era propriamente immune dalle iperboli, da magniloquenza, enfasi, ridondanza. Eppure, se riserva – come riserva – questa parole al Pavimento a commesso marmoreo della Cattedrale di Siena, qualche fondamento deve esserci: e anzi, probabilmente in questo caso non si distacca troppo dal vero.
Un’opera che è il frutto di un complesso programma che si è realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento. I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono forniti da importanti artisti, quasi tutti “senesi”, fra cui personaggi di spicco quali il Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Domenico Beccafumi, ma non mancano pittori di altra provenienza come ad esempio l’umbro Pinturicchio, autore, nel 1505, del celebre riquadro con il Monte della Sapienza, dove è possibile ammirare l’eterno contrasto tra la Fortuna e la Virtù.
Abitualmente l’inestimabile “tappeto” marmoreo è coperto da lastre di faesite per proteggerlo dal calpestio dei visitatori, più di un milione ogni anno, e dei numerosi fedeli che ogni giorno accedono al tempio per la preghiera. Ma ora, dal 18 agosto, subito dopo il Palio dell’Assunta, arriva un’occasione da non perdere: fino al 24 ottobre il pavimento viene “scoperto”, evento che permetterà di ammirare anche le tarsie nell’esagono sotto la cupola, lo spazio vicino all’altare, i riquadri del transetto, in un percorso che consentirà anche la visita straordinaria intorno all’abside, con la visione delle tarsie lignee di Fra Giovanni da Verona e gli affreschi di Domenico Beccafumi. Ovviamente, la resa non è neanche avvicinabile all’osservazione diretta: ma intanto, un’ampia fotogallery per darvi l’idea di ciò che parliamo…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • gianni

    politici idioti, dovremmo puntare su queste nostre ricchezze..
    altroché industria siderurgica

    • Sono le nostre vere realtà.E dobbiamo lottare per difenderle dall’incuria dei nostri politici,in esse la nostra memoria e il nostro futuro che non possiamo svendere allo straniero.

  • Angelov

    Se esistono cose al mondo da vedersi assolutamente, questa è certamente una di quelle.

  • Grazie