Agosto a Venezia, tempo di Biennale Teatro. Le breaking news di Artribune partono dall’incontro con Declan Donnellan e Nick Ormerod

Regista e scenografo, da sempre compagni di vita e di lavoro, fondatori della compagnia Cheek by Jowl, si sono affermati nel panorama delle arti sceniche internazionali per la loro capacità di rileggere e adattare i grandi classici teatrali all’universo contemporaneo – in particolar modo per la loro interpretazione dell’opera shakespeariana – e raccontano, in dialogo […]

Un momento dell'incontro

Regista e scenografo, da sempre compagni di vita e di lavoro, fondatori della compagnia Cheek by Jowl, si sono affermati nel panorama delle arti sceniche internazionali per la loro capacità di rileggere e adattare i grandi classici teatrali all’universo contemporaneo – in particolar modo per la loro interpretazione dell’opera shakespeariana – e raccontano, in dialogo con Andrea Porcheddu, il loro teatro. Di chi parliamo? Di Declan Donnellan e Nick Ormerod, i primi protagonisti degli incontri aperti al pubblico della Biennale Teatro Venezia 2012. Attore, regista e spazio scenico non sono soltanto i nuclei tematici intorno ai quali si muove l’intero incontro, ma anche i perni attraverso i quali Donnellan sviscera la propria idea di intimità, la sua idea di vita, la sua modalità di pensare lo spettatore.
Le affermazioni di Donnellan arrivano alla platea con ironia e leggerezza nonostante la convinzione con la quale il regista descrive il suo percorso e le proprie posizioni nei riguardi delle arti sceniche. L’attore e le sue paure, la connessione tra corpo attoriale e spazio scenico, il fallimento, sono solo alcune delle domande/incognite che pur appartenendo al mondo artistico tout court acquisiscono valenza nella vita quotidiana. Si inserisce in questa linea lo stesso concetto di “target”, teorizzato da Donnellan nel testo The actor and the target. Non traducibile con il termine italiano “bersaglio”, come precisa Nick Ormedor, il termine indica “l’essere presenti a”.
Siamo sempre in contatto con qualcosa – spiega Donnellan – quando sposto la mia attenzione da un oggetto, andrò a ricadere su un altro oggetto e sarò in un altro luogo. Quando le persone sono ‘assenti’ in realtà sono ‘altrove’. Per un attore è sempre importante capire dov’è, dov’era e dove sarà. Finché rimaniamo coscienti della vita, ciò sarà sempre valido. Reinventiamo continuamente un universo”. Il rapporto tra arte e vita, la loro congiunzione (nelle arti performative in generale) può portare a qualcosa di meraviglioso ed eccitante, ma, conclude l’artista: “vi pongo una scelta scomoda. Dovete sempre decidere tra eccitazione e vita. Credo che la cosa importante sia essere vivi. Può capitare l’eccitazione, certo! Ma se cercherete l’eccitazione troverete la morte. Questo è ciò che ho trovato io”.

– Matteo Antonaci

Declan Donnellan By John Haynes