Tra pop e postmoderno, Gianni Versace è il re di un’epoca. Il museo del Traje di Madrdid ne celebra l’anima classica. Memorie greco-romane, sotto il segno di Medusa

A voler trovare un simbolo del fashion made in Italy che incarni la new wave anni Ottanta e Novanta, il pensiero va, naturalmente, a lui, Gianni Versace, re delle passerelle internazionali, icona venerata dalle star. Uno di quelli che, più che riflettere lo spirito del tempo, hanno contribuito a orientarlo, a determinarne inflessioni e direzioni. […]

Ispirazioni classiche per Gianni Versace

A voler trovare un simbolo del fashion made in Italy che incarni la new wave anni Ottanta e Novanta, il pensiero va, naturalmente, a lui, Gianni Versace, re delle passerelle internazionali, icona venerata dalle star. Uno di quelli che, più che riflettere lo spirito del tempo, hanno contribuito a orientarlo, a determinarne inflessioni e direzioni. Rivedere i video sgranati di vecchie sfilate, con le sue collezioni indossate dalle epiche top model di quegli anni – Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Linda Evangelista, Helena Christensen… – è come vivere un flashback fin nel cuore di un’epoca, tornare a sentire il battito più autentico di un indimenticabile milieu culturale e creativo.
Gianni Versace è il postmoderno in moda. Moltissime le contaminazioni e le collaborazioni con il mondo dell’arte contemporanea e del teatro, da Mimmo Rotella a Maurice Bejart, da Mario Schifano a Bob Wilson, da Julian Schnabel a William Forsythe. Nelle sue creazioni si fondevano, con una naturalezza e un’agilità proprie del genio, suggestioni e citazioni tra le più disparate: plasticismi barocchi innestati in un trionfo ipercromatico del pop, mentre scampoli di memorie classiche, arrivate dall’antica Grecia o dalla Roma imperiale, sbucavano in mezzo a  futuristiche sperimentazioni di tagli e dettagli, tra fibbie, maglie metalliche, ispirazioni bondage total black, pelle colorata e sete stampate con esplosive fantasie esotiche o animalier.

Capriccio by Gianni Versace – foto Philipp Scholz Rittermann

Ma è proprio l’anima classica di Versace a essere sviscerata nella mostra allestita fino al 14 ottobre al Museo del Traje di Madrdid, con la cura di Juan Gutiérrez. Il forte legame con la cultura greco-romana è lo spunto da cui parte questa “15 años sin Gianni Versace”, un tributo al maestro e alla sua vena mediterranea, che ha sempre palesato le forti radici con la tradizione. “Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d’Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia”. Così si legge tra i cenni biografici dello stilista di origini calabresi. E in un documentario del ’92 era sempre lui a raccontare: Da piccolo vivevo in una casa sulla spiaggia, dove c’erano delle terme romane, con greche, mosaici, alcune sculture di Dyonisio. l’Italia era una colonia greca e questo è parte del mio background, è il solo legame che ho con il mio Paese. Io mi sento molto, molto classico in questo”.

Da qui arrivano alcuni must del suo immaginario, dai sandali alla schiava ai drappeggi, dai motivi corinzi alle tuniche, fino a quelle greche che decoravano orli e accessori. Ma c’è, soprattutto, quell’inconfondibile testa di medusa dorata che aveva scelto come marchio: “La medusa è seduzione e io voglio sedurre la gente, mi piace sedurre donne e uomini”.
Un seduttore, un incantatore di folle. Che non smette di guidare il trend. L’eredità di Gianni Versace, ancora ovunque celebrata, continua a essere un serbatoio di stimoli per i fashion designer di oggi, avendo segnato una direzione di ricerca determinante nella storia dei segni e dei linguaggi creativi della contemporaneità.

–  Helga Marsala

www.museodeltraje.mcu.es

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • andrea bruciati

    una mostra di indubbio interesse che poteva essere accolta anche in Italia