Sempre più Museo d’arte contemporanea della Toscana. In attesa del nuovo anello, la Regione conferma il finanziamento al Centro Pecci di Prato per altri tre anni

“Mentre il presidente francese François Hollande annuncia che non taglierà un euro al bilancio della cultura del suo paese, qui in Italia abbiamo assistito negli ultimi 10 anni alla riduzione del 33% del budget economico del ministero della cultura”. È l’assessore alla cultura della Regione Toscana Cristina Scaletti a portare tutti coi piedi per terra, […]

La firma della convenzione fra Regione Toscana e Centro Pecci, Prato

“Mentre il presidente francese François Hollande annuncia che non taglierà un euro al bilancio della cultura del suo paese, qui in Italia abbiamo assistito negli ultimi 10 anni alla riduzione del 33% del budget economico del ministero della cultura”. È l’assessore alla cultura della Regione Toscana Cristina Scaletti a portare tutti coi piedi per terra, mentre si accinge a dare un segnale contrario: firmando – questa mattina – la nuova convenzione triennale (2012-2014) tra il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e la Regione stessa. Non solo un’occasione di rilancio per la città e la regione – precisa -, ma anche un appello implicitamente rivolto all’intero paese. Una scelta che vuole quindi essere anche un invito, “per individuare all’interno di tutte le manovre economiche in corso (quasi unicamente recessive) delle note veramente legate allo sviluppo e alla crescita”. Il legame tra il Museo e la Toscana sarà poi rafforzato dall’ingresso di un rappresentante della Regione nel Consiglio direttivo, mentre la quota di finanziamento sarà fissata a 500mila euro l’anno (50mila in più rispetto alle ultime convenzioni).
Ma è ovvio che queste note positive dovranno fare i conti con le molte criticità in atto. I lavori di ampliamento, primo orgoglio – ma anche croce – del Centro per l’arte contemporanea, finiranno (forse) nell’autunno 2013. Il tutto comporterà un investimento complessivo di circa 10 milioni di euro e – conseguenza inevitabile – anche un aumento delle spese di gestione e manutenzione. Se si considera poi lo stato di conservazione attuale del museo, che esige con sempre maggiore evidenza non trascurabili interventi di restauro, l’entità del finanziamento della Regione si ridimensiona notevolmente. Roberto Cenni, presidente del Museo e sindaco di Prato, non nasconde nulla di tutto ciò, delineando anzi le soluzioni finora elaborate: da un lato il coinvolgimento di un maggior numero di società private nella gestione degli esercizi interni (bar, bookshop, etc.), dall’altro il rafforzamento (già in corso) delle attività artistiche e culturali, anche fuori dal Museo e dalla città di Prato. Il più recente sunto parla di 8 mostre in corso e 10 in programma o in preparazione, ma anche eventi, parternariati e collaborazioni. Sarà forse questa la strada per risollevare i destini di un museo che, mentre gode sempre più del supporto delle istituzioni e di attenzioni di respiro internazionale, soffre ancora un non pieno radicamento sul suo stesso territorio. Lo dimostrano gli esiti della recente mostra Moving Image in China: 1988-2011 (visibile fino al primo agosto), che nel confermare un’indubbia qualità critica ed estetica, denuncia anche il troppo ridotto numero di visitatori, specie tra gli stessi cittadini pratesi.

– Simone Rebora

Lavori al Centro Pecci

 

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.