Riqualificare e rilanciare, con l’arte. Gli spazi dismessi delle vette bellunesi continuano l’iter di rinascita. Grazie a Dolomiti Contemporanee. Arriva DC Next

La scorsa estate è stata una delle punte di diamante della scena artistica italiana: una bella intuizione, una location straordinaria, una rete solida di supporter pubblici e  privati, un calendario fitto di eventi, residenze e attività, che riuniva artisti e curatori intorno a una sigla presto divenuta riconoscibile. Un marchio di qualità: DC, come “Dolomiti […]

DC NEXT, Blocco Taibon, la Nuova Fabbrica - spazi interni APL Ovest - foto Giacomo de Donà

La scorsa estate è stata una delle punte di diamante della scena artistica italiana: una bella intuizione, una location straordinaria, una rete solida di supporter pubblici e  privati, un calendario fitto di eventi, residenze e attività, che riuniva artisti e curatori intorno a una sigla presto divenuta riconoscibile. Un marchio di qualità: DC, come “Dolomiti Contemporanee”.
Il progetto di Gianluca D’Inca Lèvis, germinato tra le vette lussureggianti del bellunese, intorno al quartier generale di Sass Muss, quest’anno torna col nome di “DC NEXT” e con molte novità. Non più Sass Muss, intanto: quel sito gigantesco, abbandonato da decenni dopo una gloriosa stagione industriale, non è più disponibile. Poco male: la riqualificazione e il rilancio di posti degradati e accantonati dalla memoria delle comunità, è uno tra gli obiettivi silenziosi – magari meno dichiarati ma forse più significativi – di certi progetti culturali. Si arriva, si resta per un po’, si colonizza una zona temporaneamente autonoma, le si inietta un po’ di energia e poi la si osserva tornare a produrre economia e lavoro. Oggi Sass Muss è stato affittato e procede il suo percorso di rinascita. Oltre l’abbandono, finalmente.
La stessa sorte toccherà ad altri siti inutilizzati, dal grande potenziale, individuati da DC come nuove sedi operative. Quello principale si trova a Taibon Agordino, sempre vicino Belluno, ancora più nel cuore delle Dolomiti. Qui, tra il 4 agosto e la fine di ottobre, prenderanno vita le prime 6 mostre del “BLOCCO di Taibon”, un’ex fabbrica di occhiali, chiusa da 10 anni, che viene per l’occasione riaperta e tramutata in sede espositiva e in residenza per artisti.

DC NEXT – Taibon Block, work in progress

A organizzare le mostre c’è un pool di curatori ma anche alcune gallerie. Ecco tutti i nomi del primo ciclo:
– “Cubodentro”, a cura di Gianluca D’Incà Levis, in collaborazione con la Es Gallery di Merano, invita il collettivo Cubestories (Christian Martinelli, Andrea Salvá, Andrea Pizzini);
– “Future, Landscape (a changing exhibition) in DC”, a cura di Riccardo Caldura, in collaborazione con Gianluca D’Incà Levis, Guido Molinari e Paolo Toffoluti, mette insieme le opere di Giovanni Morbin, Cristian Chironi, Cuoghi Corsello, Laura Dell’Aglio, Jonathan Vivacqua, Giancarlo Dell’Antonia, Marta Allegri, Antonio Guiotto, Marco Citron, Andreea Werner, Barbara Taboni e Giacomo Roccon, Roberta Franchetto, Serse, Claudio Zanon;
– “A Poem about a chance meeting”, da un progetto di Nicola Genovese e Tiziano Martini, con interventi degli stessi Genovese e Martini, insieme a Paolo Gonzato, Andrea Magaraggia, Dacia Manto;
– “Minima Marginalia”, a cura di Alberto Zanchetta, una collettiva con Michele Bazzana, Umberto Chiodi, Marco Di Giovanni, Matteo Fato, Hubert Kostner, Gianni Moretti, Nero/Alessandro Neretti, Paride Petrei;
– “Mountain ways”, in collaborazione con lo Studio d’Arte Raffaelli, che affianca Laurina Paperina e Federico Lanaro;
– “Trifase”, a cura di Matteo Efrem Rossi ed Elisa Decet, in collaborazione con Eventi-Arte-Venezia, per il terzetto Thomas Braida, Roberto De Pol e Martino Genchi.

DC NEXT – Castello di Andraz, location off – foto Giacomo De Donà

E se il Blocco di Taibon è l’epicentro di tutta l’operazione, da qui partono dei sentieri, reali e metaforici, che conducono ad altri siti, altri cantieri: una mostra inaugurerà presso il Museo delle Regole di Cortina d’Ampezzo, e una location off sarà quella del Castello di Andraz, nel Comune di Livinallongo.
A metà settembre, poi, la seconda fase. Un nuovo ciclo, un altro luogo da liberare, riaprire, restituire al territorio. Si tratta del Nuovo Spazio di Casso (Comune di Erto e Casso, Provincia di Pordenone), ex scuola elementare di questa piccola frazione montana, chiusa dal ’63 dopo la gigantesca piena che causò il disastro del Vajont. Restaurato e finalmente fruibile, l’edificio torna a vivere, dopo cinquant’anni di inspiegabile congelamento. E lo fa proprio con l’energia, imprevista, aliena e disobbediente dell’arte contemporanea (così ben rappresentata da quel piccolo ufo che sorvola dei massicci montuosi, scelto per l’immagine della comunicazione firmata da Fabio Balcon). L’assetto dei territori si modifica, mentre certi impasse si sciolgono, d’un colpo. E la bellezza dei luoghi, qualche volta incagliatasi tra dimenticanza e torpore, torna a pulsare.

– Helga Marsala

Opening:  sabato 4 agosto 2012, ore 17
www.dolomiticontemporanee.net

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Riaprire spazi significa riqualificare? Cosa significa oggi “riqualificare”? In cosa abbiamo bisogno di riportare qualità e “qualificazione”? Mi sembra che la riapertura e la cura del contenitore portino i contenuti sempre in secondo piano.

    Quale sostenibilità futura per queste ex fabbriche? La riapertura di una fabbrica dovrebbe portare occupazione.

    Non vorrei che l’arte contemporanea diventi solo una bella scusa per fare una festa fine a se stessa. Se così fosse ok, ma non inganniamoci.

    • F.F.

      Magari Luca Rossi sperava fosse un progetto diverso , nel quale potere condividere la sua esperienza con un impostazione inedita in un luogo , precedentemente , ameno all’ arte contemporanea .

      Si sa in italia sia impossibile fare squadra !

    • Alfio

      Il Gianluca mi sembra la versione contemporanea del nobile signore annoiato alla page , un giovane Werther tra le vette delle dolomiti .
      Una versione modaiola di Sgarbi .
      T shirt ammiccanti invece di anonime camice celesti e completi grigi .

      Artisti vi consiglio di dirigervi verso la prima bassa quota ….

      • Alfio

        Ormai i personaggi televisivi non vengono più chiamati per promuovere il marketing , l’ arte contemporanea va tanto di moda …..

    • Moira

      Mancava un curatore così scadente !

  • oggi poco tempo, magari in serata rispondo con più calma; i contenuti vanno visti, prima di essere contestati, o no, signor preveggente-luca-rossi? preveggente o prevenuto? ricordo un dibattito, innescato l’anno scorso, sul blog della fondazione ratti, in cui il ronzio era lo stesso; inoltre, l’occupazione c’è stata: leggere, prima di parlare; aggiungo, a proposito dei contenuti, che il signor luca rossi ha proposto una mostra, per DC NEXT; un bel format, bell’e pronto, preparato liofilizzato, che ci ha girato dopo un quarto d’ora; si vede che c’e l’aveva pronto lì, sulla rampa, e non sapeva dove altro metterlo; questo sì che è un serio atteggiamento progettuale e intellettuale maturo; vai alla spiaggia, luca rossi, quassù non fa per te;

  • Milla

    bella roba. quindi Luca Rossi critica – come sempre! – ma nel frattempo propone progetti a chi sta criticando! Coerente! Viene un dubbio però: se la sua mostra l’avessero accettata avrebbe criticato lo stesso?? ma ci faccia il piacere!

  • Caro Gianluca, abbiamo dialogato, poi insieme abbiamo pensato che io potessi proporre un progetto. Ma questo dialogo costruttivo non implica l’abbandono di visione critica sulle cose (essere amici significa mantenere verve critica).

    Poi francamente tu hai detto di sì, poi non hai più detto niente…ma non è questo il punto. Tanto è vero che il progetto che ti ho proposto è fattibile ovunque, perchè scaricabile liberamente dal blog:

    http://www.whlr.blogspot.it/2012/04/retrospettiva-ovunque-cura-vostra_06.html

    Ed è un progetto a cura di CHIUNQUE, di chi lo scarica e non certo mia. Il progetto è stato fatto a New York, Milano, Molise, Lubiana e non so se in altri posti.

    Ecco, Gianluca, se tu fossi intelligente capiresti che QUESTO che ti ho proposto è un contenuto:

    OGNI LUOGO può essere riqualificato ovunque, basta semplicemente che le persone abbiano “CURA delle COSE”.

    NON c’è bisogno di aprire “fabbriche di disoccupati” per far vedere quanto è grande il proprio EGO. Per poi, in questa stessa operazione, NON pagare nessuno, confondendo il NO PROFIT con il NON TI PAGO …..eh eh Gianluca….

    • Anna

      Su questo ha ragione LR. Questa non è sostenibilità: se il primo anno non paghi curatori ed artisti puoi chiamarla beneficenza, il secondo anno è solo sfruttamento della prostituzione.

    • F.F.

      Anche perchè le fabbriche diventano business . Dal comunicato stampa si capisce sia un progetto di marketing ! Gli artisti , ed i loro lavori , sono un contorno carino .
      Una cosina alla moda . Alla page .

      Per me l’ arte é tutto totalizzante . mi sono levato il pane di bocca per finanziare progetti .
      Non l’ ho fatto per farmi applaudire , ma per l’ amore ed il rispetto nei confronti dell’ arte !
      Come potrei apprezzare la più basse mercificazione .
      Attenzione non sono solo un idealista , sono anche un pragmatico che cerca di realizzare i sogni degli altri , che conosce le regole ma che sa distinguere una vera mostra dalla fiera del qualunquismo .

  • mario

    tutti sanno che non ha pagato nessuno lo scorso anno e che è stato il solo ad intascarsi favori dalla regione Veneto, che gli ha concesso un cospicuo finanziamento per il 2012: mi auguro che i furbetti come Giancluca abbiano vita breve

    • F.F.

      L’ Italia é un paese nel quale se vogliamo , realmente , cambiare dobbiamo dimenticare l’ atteggiamento del furbo di turno .
      BASTA sfruttare !

  • marco

    Essere imprenditori, stringere alleanze convenienti, subappaltare , avere e concedere, espandersi , colonizzare , ottenere consensi, ma è un sistema che poi non si diversifica da altri , pratica chiara e diffusa in cui emerge chi urla più forte nel contenitore più grande , c’è chi può e chi non può , cosa obiettare se il pubblico accorre confermando la pratica e legittimando il suo futuro. Alla fine si copra la scatola non il contenuto che talvolta non è poi così male o meglio cerca di non esserlo in relazione al peggio mentre a volte crolla sotto la pressione del contenitore o della presunzione di alcuni, ma sbagliare è umano , di che stupirci , non è facile fare tante cose tutte insieme e poi le relazioni costano tempo e fatica . Pagare la manodopera che senso avrebbe quando molti sono disposti a collaborare gratis per un pò di fama, sarebbe uno spreco di risorse, una salsiccia ammorbidita con prosecco basta per raggiungere l’alba del giorno dopo .
    La cosa importante è “fare” essere nel contenitore più grande dove si urla più forte e prostituirsi per esserci , per condividere e maturare finchè conviene . Lasciamo eroi e profeti nei libri .

  • evviva la banda dei cialtroni. ma lavorare no? perchè non venite quassù, che ci confrontiamo, voi saputi QUALLUNQUE (più che chiunque); ma la plaga non sale: ristagna in basso: infatti non verrete, paviducci perdigiorno. ma prometto: se venite vi schiaccio (intellettualmente, naturalmente, gente QUALUNQUE). poi se stasera trovo un quarto d’ora da butter via, rispondo alle vostre chiacchiere vacue e irresponsabili.

  • mario

    ma perchè tu hai mai lavorato? Hai ragione in fondo: tu sei il furbetto che fa lavorare gli altri

  • sì, forse è meglio fare finta di niente :)

  • Ma perchè, lavorare è obbligatorio?

    Avessi mai conosciuto qualcuno nel “mondo dell’Arte” che abbia mai lavorato!

    Qua siamo tutti dei fortunati, altro che storie.

  • Incredibile. C’è gente così rozza intellettualmente che scatarra anche quando pensa.
    Andate a vedere Dolomiti Contemporanee e vedrete dove vanno i soldi, vedrete che c’è gente che lavora, che si sbatte e le prova tutte per costruirsi un futuro. Il resto sono davvero chiacchiere da viziati della tastiera.

  • Il mio primo commento non era una polemica e una critica distruttiva, ma una critica costruttiva. Cosa significa riqualificare un luogo o un territorio?

    Gianluca ha evidentemente la coda di paglia.

    Le mostre sono contenuti standard, spesso anche mediocri, che potrebbero essere presentati in qualsiasi altro luogo. Quindi? Cosa serve fare una mostra per un mese in una ex fabbrica?

    E poi: riaprire fabbriche per un mese per poi creare “fabbriche di disoccupati”? Perchè mi risulta che nessuno, a parte Gianluca, viene retribuito in questa operazione. Questo significa costruirsi un futuro??????

    Questo significa solo rimanere eterni Peter Pan mantenuti dalla Nonni Genitori Foundation.

    Io, invitato a proporre una mostra, ho proposto un progetto che non implica lo sfruttamento di nessuno ed è fattibile ovunque e a cura di chiunque.

    http://www.whlr.blogspot.it/2012/04/retrospettiva-ovunque-cura-vostra_06.html

    Ecco un “contenuto”: ogni luogo può essere riqualificato, basta che le persone ne abbiano cura e che si attivino in prima persona. Non serve altro.

  • Poco a poco gli spazi di Taibon prendono vita, oggi nei momenti di pausa dall’installazione ho visto delle opere molto interessanti. Il clima che si respira qui è quello di una fucina, in cui gli artisti si confrontano e costruiscono le proprie opere in relazione all’ambiente dolomitico e allo spazio dell’ex fabbrica, dove 10 anni di inutilizzo si notano, in un luogo comunque integro. È un piacevole work in progress, che ovviamente diventerà frenetico nei prossimi giorni. Gianluca tra mille mansioni agevola gli artisti nella creazione, con residenze ospitali, trovando materiali, mettendoci in contatto con artigiani e fornitori. Molto apprezzabile anche la disponibilità dei ragazzi volontari (del posto) per DC, studenti delle superiori che quest’estate vivranno a fianco di artisti più o meno affermati, imparando sul campo il bello e il brutto del nostro lavoro. DC Next 2012 è da visitare…

  • non mancherò

  • Renatiello

    O signuruzzu miu…Dopo aver letto il commento di Lanano mi pareva quasi di sentire l’odore del pane appena sfornato da nonna Santina e l’afrore dei contadini che sfacchinano nei campi. Ma per favore, non iniziamo anche con le sviolinate da ruffiani che non mi sembra il caso; piuttosto stiamo a vedere cosa ne uscirà quest’anno da questo progetto prima di osannarlo o condannarlo, non pensate?

  • Non voglio entrare in polemica, ma la mia non era una sviolinata. Era il punto di vista di una persona che in quel posto c’è stata e ci sarà domani. Ho lavorato in un ambiente sano che ci crediate o no. Scrivo pochi post e questa volta mi sembrava doveroso, non perché devo imbonirmi qualcuno, ma perché le opinioni che ho letto sono sbagliate o comunque tendenziose.
    Renatiello miu firmati con nome e cognome perché chi ti legge magari ha piacere di sapere chi sei. Il problema dei post è che spesso si riducono a sfoghi anonimi, fuori luogo e poco costruttivi.
    Enjoy, spero di vedervi domani a Taibon! Saluti a nonna Santina ;)

  • hey – dì
  • Tutti usiamo strumenti di marketing e il lavoro va pagato.

    Detto questo mi pare un progetto interessante.

    Naturalmente tutte le cose vanno guardate, capite, valutate con attenzione, e serenità, appena possibile vengo volentieri a visitare il progetto realizzato.

    Le polemiche in parte sono anche divertenti, naturalmente senza esagerare.

    In questo momento penso sia importante fare gruppo, coinvolgere le Gallerie, curatori emergenti e giovani artisti, significa portare competenze professionali e nuove energie, per far crescere bene e rapidamente contesti diversi da quelli tradizionali.

    Cosa aggiungere, speriamo sia una bella mostra, questo è quello che conta.

    Mauro Defrancesco

  • mario

    io ho sentito in molti lamentarsi anche in questa edizione e proprio sull’operato del sedicente organizzatore

    • Cristiana Curti

      “io ho sentito in molti lamentarsi anche in questa edizione e proprio sull’operato del sedicente organizzatore”…. Questo commento – come sempre noiosamente anonimo – riassume in modo emblematico (“ho sentito” dice tutto…) gli altri che contestano con disprezzo ciò che non hanno visto, di cui non hanno fatto parte o – se hanno provato a partecipare – sono stati scartati.
      Non riesco a credere che ci meritiamo davvero lo sforzo di tanti artisti (e di tutti gli altri) impegnati in un progetto così articolato e – almeno sulla carta – interessante.
      Mi chiedo: ci meritiamo qualcosa? Ci meritiamo Masaccio, Bellotto, De Nittis, Boccioni, Morandi, Licini, Manzoni, De Dominicis? Sapremo, in questo mare di “scatarranti” (come dice con termine colorito ma efficace Daniele Capra), riconoscere un nuovo Boetti o non potremo farlo perché magari nasce in un contesto che fa storcere il naso (ma cos’è che non fa storcere il naso ai maldicenti) perché l’organizzatore è antipatico/invidiato/incapace di sottomettersi all’imperante, inutile, balbettio dei perennemente annoiati del mondo (anzi, del’Italia che non sentono mai come Patria, ma come palestra in cui allenare le povere armi della cattiveria gratuita)?
      Come si riesce a essere così stoltamente contro tutto e tutti, senza mai sentirsi in obbligo di provare di saper fare (o aver fatto) qualcosa (qualsiasi cosa). Come sempre, l’anonimato permette a persone, con un nome e cognome che si rifiutano di declinare, che non si vergognino delle bassezze che riescono a far passare come commenti, sperando così di sminuire – alcuni addirittura spacciandosi per “amichevoli critici”, il che è il colmo – quel poco che ancora in Italia si riesce a fare, con sforzi enormi, risorse pari a zero o poco più, apparati pubblici che ti intralciano invece di aiutarti, lavoro di volontari che vengono subito definiti sfruttati, fingendo con ignobile ipocrisia di non sapere che quasi tutto quello che da noi si organizza in qualsiasi ambito e disciplina sociale non possa (anzi debba, che lo vogliamo o no) basarsi sul contributo inevitabile, ineguagliato e onorevole del volontario.
      Qual è lo scopo dei denigratori di professione? Forse un giorno guadagnare un soldo per la malevolenza che oggi vomitano gratis? Seppellirci tutti con il prodotto della loro inutile espettorazione?
      Meglio stare in alto fra i monti, allora.

  • “Sapremo, in questo mare di “scatarranti” (come dice con termine colorito ma efficace Daniele Capra), riconoscere un nuovo Boetti o non potremo farlo perché magari nasce in un contesto che fa storcere il naso?”…
    Cara Cristiana, su questo punto riflettevo in relazione a un articolo che sto scrivendo… Domanda inquietante. Io ho la sensazione che, ammesso che il nuovo Boetti ci sia, o non lo riconosceremmo, o non saremmo in grado di sostenerlo davvero, o gli preferiremmo qualcuno di più allineato e “simpatico”. Lei che ne pensa?

    • Cristiana Curti

      Cara Helga, il punto è: che cosa o chi dovrebbero essere, per i forcaioli prezzolati o vaganti gratis, più “allineati o simpatici”? La questione è proprio questa: mentre è sacrosanto che ciascuno dia un parere personale su una manifestazione, opera, artista, tavolo, finesettimana, forma di una pera, NON è altrettanto sacrosanto concedere spazio a chi non ha i mezzi per giudicare (e qui – come in altre occasioni – si vede benissimo che i mezzi non esistono e non sono nemmeno tentati) per infangare QUALSIASI operazione culturale abbia luogo in Italia. E ciò senza averla vista, senza conoscere chi vi partecipa, senza capire nulla di ciò di cui si sta parlando.
      L’impressione è che, come in altri ambiti della nostra sgangherata quotidianità, l’effetto provocato dall’uomo qualunque (quello del “signora mia, lei non immagina neanche”…) sia prevalente su ogni altra considerazione; ci si rifiuta di attendere per riflettere e invece si spalancano le fauci per dire a tutti i costi la propria (MAI verificabile, peraltro), ci si rifiuta di considerare il fatto che, in alcuni ambiti, settori, discipline, alcuni siano per professione, storia personale, cultura, “ore lavorate”, più qualificati di noi.
      Ciò impedisce all’Italia (più in generale) di progredire e più in particolare di progredire nel campo dell’arte (diffusione, divulgazione, promozione della nostra arte, antica o contemporanea che sia).
      Parte di colpa l’ha anche chi – come Lei, cara Helga, o come me, in qualità di divulgatrici di “cose dell’arte” – non riesce a impostare, evidentemente, un “pensiero forte”, convincente che faccia capire la differenza fra ciò che è meritevole e ciò che non lo è. Forse si dovrebbe cominciare a urlare per farsi intendere?
      Tutto ciò non ha nulla a che vedere – lo ripeto – con l’intangibile diritto di dare la propria opinione afferente i propri gusti, le proprie inclinazioni su un’opera o una manifestazione. La verità è che, mentre i livori si scialano, non esiste una sola reale opinione sul merito della notizia che si sta diffondendo.
      La questione è ben riconoscibile anche nella Sua nota all’affaire – scandaloso – di una Freccero che ora (e sarà anche da un po’) ci diventa curatrice di mostre d’arte e si permette di affermare che ci rappresenta nelle ribalte internazionali (il tutto con contentino finale in Patria).
      Mi chiedo a cosa serve internet (dico sul serio) se deve diventare solo la cloaca pubblica dove si versano i liquami di coloro che approfittano di un anonimato che non è solo di “facciata”, come pretendono, ma è anche e soprattutto dello spirito e dell’intelligenza.
      Quindi, la mia risposta è: forse potremmo anche riconoscerlo, il nuovo Boetti, ma non saremmo (noi che tentiamo di lavorare nel mondo dell’arte) in grado di sostenerlo. Senza l’interesse e la partecipazione anche curiosa o infantile (come dovrebbe essere per tutti) della gente, senza il contributo neanche nominale dell’Ente pubblico che svende il nostro Patrimonio senza venderlo davvero, senza l’appoggio forte e convinto di un’Accademia/Università che si rinchiude in se stessa, impaurita e impoverita e che abbandona i propri allievi senza strutturarli.
      E’ quindi auspicabile, anche se improbabile, che lo sappiano riconoscere e promuovere altri fuori da questa penisoletta fatalmente annegata nell’incapacità di apprezzarsi, giudicarsi e sostenersi in momenti in cui, come mai dopo il secondo dopoguerra, sarebbe bene invece essere compatti (anche nelle denunce, naturalmente).
      Non il pensiero unico, ci mancherebbe altro. Ma almeno “il” pensiero. Almeno quello.

      • Concordo con lei. E su questo tema del gusto e del relativismo che non è qualunquismo, delle competenze e della capacità di discernere la qualità dall’imbroglio, ho discusso molto nei giorni scorsi, anche su fb. Il caso Freccero ha chiaramente creato un polverone, fornendo anche molti spunti di riflessione.
        Quanto al novello Boetti, anche io penso che questo paese non abbia più i mezzi, le strutture, la forza, l’avvedutezza e il coraggio di spingere e coltivare il talento. E penso che, al di là dei problemi legati alle Istituzioni, alla gestione dei fondi pubblici, alle Accademie, alla crisi economica, eccetera… Ancor prima mi viene il dubbio che qualora un giovane artista se ne infischiasse dei dettami di una certa modalità di fare arte ormai accreditata, qualora provasse a esercitare il potere della differenza e del dissenso, qualora se ne stesse anche ben alla larga dai salotti che contano… Beh, io credo che nessuno gli darebbe troppa corda. Siamo ancora in grado di riconoscere il talento che sta oltre la maniera e fuori dai circuiti accreditati? O possiamo solo accontentarci di reiterare l’esistente, stagnando in questa dialettica asfittica tra chi porta avanti il già visto e chi critica senza nemmeno prendersi la briga di capire? Mi pare a volte che siamo dentro a una trappola. Manca l’aria…

        • Cristiana Curti

          Ho anche la sensazione che nessuno di coloro che potrebbe riconoscere, vorrebbe oggi davvero promuovere. Perché, invece, per me esiste chi sa ancora riconoscere, in Italia. A parte alcuni galleristi e qualche collezionista appassionato, solo pochissimi critici (e ancora meno direttori di musei o istituzioni espositive pubbliche o private) si spendono con cognizione per i propri beniamini “fuori dalla maniera” (come bene dice lei) nella sincera convinzione che non siano solo carne da macello per un anno di televendite. Se poi, per un miracolo che ha quasi del divino, arriva un poco di meritato successo, allora, dàgli al “protetto” (e, naturalmente, al suo protettore/scopritore)!
          Anche per questo, i pochi che ancora sono in grado di riconoscere il buono sono crocefissi dai soliti maldicenti sotterranei che in ciò vedono nepotismo, la parolina che sta bene in tutte le bocche e in tutti i conciliabolini da bar sport e che subito fa sussurrare malignamente i benpensanti “eh, già, ma guarda un po’, allora…”
          Ma se non promuovi chi pensi essere il migliore, quale mai dovrebbe essere il tuo compito? Compilare acriticamente elenchi telefonici di tutti gli artisti, poniamo, degli anni ’10 del XXI secolo? Qualcuno lo ha anche fatto, questo giochino, pensando che un simile sport “cronologico” sia indice di comportamento demo-critico…
          Del resto, se le reazioni sono sempre e solo di insofferenza, intolleranza, del tutto personalistiche e totalmente prive di LIBERTA’ (nel senso che pochi sanno vedere con obiettività: la maggior parte dei frequentatori di mostre e musei, artisti e gallerie è prevenuta, ha un’idea preconcetta di ciò che sta andando a osservare, ammesso che osservi), chi ce lo fa fare di promuovere, lavorare, cercare di diffondere, divulgare, organizzare, spendere del nostro, continuare a studiare, coagulare sforzi provenienti anche da posti lontani fra loro, perdere infinite mattinate negli uffici di un Pubblico che ti considera con fastidio e sufficienza, mendicare da un Privato un obolo, ecc.. Per poi raccogliere questo?
          Conosco bene qualche artista che fa parte del progetto DC e lo trovo ottimo. E se alcuni che compaiono fra i partecipanti non incontrano il mio gusto (“gusto” = opinione personale che non deve contrastare con il diritto di “cronaca critica” che si spera imparzialmente impostata), sono comunque buoni rappresentanti di alcune correnti artistiche italiane che meritano di essere conosciute.
          Cosa dovrebbe fare un’esposizione di arte contemporanea a buon raggio come questa? Limitarsi alla sagra del capriolo per far contento l’assessore locale di turno? Ospitare famiglie di onesti acquarellisti del luogo per far venire a frotte le zie e i cugini in festa? Qual è il difetto, sulla carta, di questa manifestazione che ha scatenato reazioni così virulente/purulente e falsamente “amicali” (non si sa mai, magari l’anno prossimo mi va fatta meglio, ma intanto colpisco così sono à la page…).
          Forse siamo (tutti noi – io, l’ultima ruota del carro, per carità – che ancora ci ostiniamo in queste stanze, sporcandoci le mani, non rimanendo dietro a una tastiera, che usiamo solo per riferire) matti. Anche se, ha ragione lei, a volte manca l’aria.

          • Cara Cristina e cara Helga, mi permetto d’intervenire, con una breve osservazione, in questa vostra “discussione” che trovo decisamente interessante e stimolante e spero davvero che tu, Helga, voglia, prossimamente dedicare uno dei tuoi articoli, sempre (beh! niente piaggeria!!! quasi sempre ;-) ) apprezzabili, all’argomento.
            Premetto che sono sostanzialmente d’accordo con il pensiero da voi espresso circa la difficoltà, se non proprio impossibilita’ , di un neo-nato Boetti di essere “riconosciuto” in questa nostra Italia attuale, la mia considerazione e’ pero’ la seguente : attenzione: non e’ che i Boetti (uso il plurale non nel senso del mitico Alighiero&Boetti ma nel senso dei molti grandi di quel torno di tempo) furono immediatamente “riconosciuti” e apprezzati dal “pubblico” ma, al massimo da pochissimi intelligenti critici e galleristi e gli ci volle del bello e del buono per “conquistare” davvero il pubblico (e più d’uno non ce l’ha ancora fatta neppur oggi).
            A volte mi diverto a immaginare se blog e netzine come queste fossero esistite ai loro tempi e, credetemi, non mi e’ difficile immaginare i commenti beceri, insultanti, invidiosi, volgari, maldicenti, insinuanti ecc. ecc. (ovviamente tutti rigorosamente anonimi come di prammatica) avrebbero suscitato i loro lavori, in realta’ mi basta sceglierne una manciata a caso da quelli che leggo ogni qiorno. Purtroppo, e concludo, l’arte (non bisognerebbe mai dare ad essa aggettivi ma qui e’ forse bene chiarire “quella vera”) e’ comunicazione che accade oggi ma parla al domani … spero davvero che entrambe vogliate approfondire e sviluppare l’argomento, a presto e grazie ancora!

  • mario

    Cristiana se affermo quello di cui sopra è perchè c’ero… lei dov’era? Chi ha più pregiudizi?

    • Cristiana Curti

      Se lei davvero “c’era”, come sostiene, allora perché riporta il giudizio (malevolo) altrui? Non è in grado di formularne uno suo?

  • Angelov

    Passando in rassegna la maggior parte dei commenti ho veramente la sensazione che l’Italia sia diventata un nido di vipere, o di vespe.
    Una cultura solo decorativa che istintivamente rigetta il nuovo.
    La cosa è ancor più preoccupante per il fatto che sono le nuove generazioni ad aver assunto posizioni così conservatrici, cosa che non avveniva prima.
    Bizantinismi verbali fini a se stessi, mistificazioni culturali che come fine hanno solo quello di innescare sterili polemiche.
    Si butta così alle ortiche questa ottima opportunità di poter esprimere un contributo con dei commenti, in modo facile e accessibile a tutti, e partecipare alle opinioni altrui, ma invece si sognano i salotti televisivi, dove quattro raccomandati fanno a chi grida più forte, per accaparrarsi il consenso del pubblico.

  • Nel primo commento avevo posto domande critiche ma non polemiche rispetto ai contenuti: cosa significa riqualificare un luogo? Nessuno è stato in grado o ha voluto rispondere, mentre questo è il centro della questione.

    Evidentemente in questi commenti come negli operatori coinvolti in DC c’è incapacità. Penso non ci sia altro da dire.

    Munari diceva “saper vedere per saper progettare”. Se non si sa “vedere” non si riesce a progettare o curare una mostra, non si riesce ad essere il nuovo Boetti o a riconoscere con un articolo il nuovo Boetti. O a vivere in modo cosciente (vedi Daniele Capra che pensa che DC possa contribuire al suo futuro…). Eccetera.

  • Durante questa discussione sono state poste delle domande serie , e anche delle accuse pesanti.

    Se si intende riqualificazione in termini urbanistici, forse siamo distanti da questo obiettivo, cerco può essere l’inizio di un percorso.

    Sulla gestione economica non avendo dati non mi esprimo.

    Penso siano gli organizzatori e i curatori a rispondere se lo desiderano a dare delle indicazioni precise per fugare ogni sospetto e capire meglio le cose.

    Sono Trentino terra di volontariato, perciò massimo rispetto, naturalmente se si è tutti volontari.

    Sui dubbi di riconoscere un talento, mi pare semplice, un genio lo riconosci immediatamente, come anche un bravo artista.

    Poi il sistema dell’arte, è sempre stato complesso, anche qualche anno fa.
    Molto banalmente la storia la fanno i vincitori.

    Ho iniziato a vedere delle fotografie della mostra, mi pare interessante, ci sono dei nomi già affermati, che forse non hanno bisogno di queste rassegne, ma queste sono libere scelte dei curatori.

    Iniziando a lavorare all’estero, alle volte gli schemi Italiani, mi paiono, anche più imperscrutabili del solito,

    • Anche io penso che uno bravo lo riconosci, così come riconosci un finto-bravo o, ancor di più, uno pessimo. Eppure non è così semplice… Ci sono moltissimi bravi del tutto ignorati, moltissimi finti-bravi pompati al massimo e moltissimi orrori che trovano fior di consensi.

      • Angelov

        Cara Helga, se i giudizi espressi si riferissero all’ambito profano-sportivo della società, sarei d’accordo con il tuo rigore.
        Ma nell’ambito delle cose culturali, non sarei così categorico nei giudizi, poiché in questo contesto, si ha anche a che fare con aree di sensibilità e sentire, che esulano da simili certe gerarchie.
        Tutto può cambiare in meglio, e perché no, anche gli artisti.
        Dylan Thomas diceva che quando un poeta riusciva a scrivere una buona poesia, aveva in quel momento dato il suo contributo a migliorare il mondo.
        Per inciso, penso che tutti i concorsi artistici e culturali, abbiano come solo scopo quello di far litigare tra di loro artisti ed intellettuali, ed anche di seminare competitività in un settore dove è la Diversità che conta.
        L’arma del “Divide ed Impera”, è stata introdotta purtroppo molto disinvoltamente in un contesto inappropriato.
        Senza parlare poi della corruzione che simili contesti attirano, tipo meritocrazia vs raccomandazioni.
        E’ un discorso che mi fa venire alla mente un’espressione inglese: To open a can of worms, per le complicanze che ne possono derivare.
        Forse di una piccola rivoluzione pacifica si avrebbe bisogno.
        Si vive in un Sistema collaudatissimo e super sofisticato, ma c’è anche la libertà di resistergli.
        Il significato di Resistenza, storicamente voleva dire proprio questo.

  • in montagna è tutto piuttosto vero, ciò che appare è, mica come nei blog: quando sali e arrampichi, e avvisti un ometto dappoco ai piedi del ghiaione, che vien dalla palude, che non sa salire nemmeno il sentiero, perche è un incapace, raramente accade che un sasso lo prende sulla testa: echeggerebbero le valli alpine, di suoni bassi e vuoti;

    in montagna ci sono le zecche, predatori ematofagi, che succhiano qualche goccetta di sangue, e tirano sera, e questa, in realtà, è decisamente un’autocanzonatura dell’essere (del loro essere);

    qui velocemente, non rispondiamo ai poverelli sterili, ma definiamo una posizione;
    due mi attaccano, e sono lucarossi, che tutti dicono essere un artista mediocre, tale morsiani, forse da questa mediocrità frustrato, ma se è davvero lui, non credo in realtà sappia d’esser frustrato, consapevolezza qua non ce n’è;
    e poi sto mario, altrettanto e più vile, dato che illaziona pericolosamente dalla propria comoda posizione d’incognito;
    nel merito: per lucarossi non ci sono i contenuti? e i suoi contenuti sarebbero in quel “progetto” lì, da scuola d’infanzia, i post incollati? lucarossi, che già lo scorso anno ho rimesso al suo posto, in un dialogo sul blog della kunsthalle più bella del mondo, in cui tutti hanno potuto vedere quale sia il suo risibile potenziale intellettuale, culturale, argomentativo, e quale il mio? questo lucarossi non sembra un uomo, ma un bambino triste; le sue frasi vacue, ripetute, non sono certo idee; il suo “progetto” non esiste: ha criticato DC NEXT prima di venire a vedere (dovevamo ancora aprire), perchè per lui, come per tutti i blogger intrusivi da quattro soldi, postare è sufficiente, postare è esistere, postare più e prima possibile, al di là del valore delle idee (che non ha); ma se uno critica un progetto di questa complessità prima di vedere, vuol dire che non è interessato a capire, è prevenuto, è, in definitiva, una capra, e il suo agire desolante;
    d’altra parte, uno che non sa scrivere, come può pensare? a scuola, gli sciattoni, a scuola, non al cinema (per loro il web è uno spettacolo quasireale);
    il mario è un’altra persona scarica di contenuti, e perdipiù velenosa: non ha il coraggio di mostrarsi, l’inetto, e dice cose gravi: probabilmente, sarà un artista scarso che abbiamo rifiutato; comunque, è un bamboccio irresponsabile: dire che si intascano i soldi, è grave; vuol dire cercare di portare discredito su un progetto serio, vuol dire essere un bandito e un cane; il danno non potrà venire, naturalmente; chiunque non sia stupido e disinformato come il pavido mario, sa che DC non ha una lira, e che si fa uno sforzo enorme per rilanciare continuamente un progetto esteso e ramificato e strutturato e teso e sperimentale e nuovo, e che si riesce a farlo nonostante la totale inadeguatezza del budget; ci sono diversi soggetti istituzionali che sostengono il progetto, ai quali bisogna ovviamente render conto di ogni cosa, rendicontando ogni minima spesa; solo un bambino o un imbecille ignari d’ogni procedura possono pensare che, prendendo i soldi dalle amministrazioni, uno possa intascarseli bellamente; inoltre, i contributi pubblici non sarebbero assolutamente sufficienti a pagare i costi teorici del progetto; noi riusciamo a mettere insieme centinaia di soggetti, e a rendere possibile un’esperienza teoricamente impossibile; mario e lucarossi riescono invece a scrivere dei post pericolosi, irresponsabili, vuoti come loro sono, sgrammaticati, e non sanno nemmeno firmarsi; la differenza è sotto gli occhi di tutti;
    aggiungo una considerazione/proposta sull’irregimentazione dei canali di sfogo/scolo delle menti depotenziate/frustrate:
    io non credo che dare spazio a certi cialtroni presenzialisti aridi pericolosi e rancorosi, insomma, a dei frustrati senza arte né parte, sia sintomo di libertà e democrazia; questa gente non sa pensare, né agire, né osservare, né giudicare, né scrivere, è evidente; non hanno spirito critico Sembrano più spurghi e prolassi: come di emorroidi all’encefalo); e allora screditano gli altri; questa gente, questi disoccupati flebili, attaccano chi lavora a costruire un edificio che è coraggioso, alternativo e aperto; io quindi proporrei di togliere loro la libertà di parola; in definitiva, sarebbe come togliere la biglia all’orbo;
    da notare anche che a sti conati non risponde praticamente nessuno: delle star, questi pusillanimi; ma il ciclo biologico è ampio, come l’ala del falco (i parassiti sotto alle piume); il ciclo biologico include tutto, e in tal modo ogni cosa serve; anche il guano sullo scoglio

  • Anna

    Quindi tu stesso affermi che il progetto è insostenibile? Se non ci sono soldi per pagare i lavoratori che impieghi, stai facendo beneficenza e non impresa (sfruttamento della prostituzione, nel caso di quelli che vengono lì in cerca di visibilità e non hanno ancora chiaro il valore economico del loro lavoro). E se dici che da DC non ci guadagni una lira pur lavorandoci a tempo pieno o sei stupido, o sei ricco di tuo (il che non è di per sé un peccato) o sei furbetto.
    PS: se vuoi rispondermi, ti prego, fallo in meno di dieci righe. Mi appello alla mia cataratta precocemente fallata per evitare un altro comizietto.

  • belato o muggito? non è la cataratta. è il vuoto. alè.

    • Anna

      Stranezze dell’internet: se dai della vacca a una donna, ma non sei anonimo, allora hai il diritto di battere il cinque al cappone a cui ogni notte sussurri “ti è piaciuto?”

  • piero

    cara Anna, ti rispondo io… c’è molta differenza tra Arte e “mercato dell’arte”. Tra soldi e cultura. Se un’artista o un curatore non vengono ricompensati in termini economici avranno sicuramente altri interessi nel partecipare. Saranno forse riconducibili all’ambito culturale??? che ne dici? è poco?

    • Anna

      Giusto per piacere di discalia, piero: non sto parlando di profitto, sto parlando di sostenibilità. Quando hai capito questa ben più rilevante differenza e hai finito di mettere arte con la a maiuscola come ti ha insegnato il prof. alle medie, richiamami.

      • piero

        anna, dovresti dare la tua definizione di sostenibilità. se escludi l’aspetto economico, come sembra di capire… non vedo dove sia il problema. in termini culturali la visibilità e la diffusione delle proprie idee non mi sembrano al di fuori della sostenibilità. anzi. Uso Arte con la a maiuscola per differenziarla dall’arte che intendi tu. e non ho intenzione di cambiare.

  • Anna

    Mi dispiace svegliarti dal tuo sogno bagnato di maiuscole, ma tra le prossime mostre lassù c’è spazio anche per una “collaborazione” con una galleria privata. Il che rende la tua distinzione manichea un po’ più inconsistente del niente. Dai su, persino D’Incà riesce ad avere categorie più complesse delle tue.
    Per quanto riguarda la sostenibilità, rimaniamo che tutti sono liberi di fare beneficenza e che noi vecchie dame della carità siamo davvero molto commosse dagli Altissimi Valorissimi Culturalissimi. Ciao!

    • piero

      ciao vado in vacanza…. parlare con te è tempo sprecato…

  • Anna

    Mio nipote mi ha detto che per vincere devo mandarti questo:
    http://7a.img.v4.skyrock.net/4362/17194362/pics/3107229293_1_9_JQXbXBAg.jpg

    • piero

      :)

    • Angelov

      In Russia al tempo della rivoluzione bolscevica, si formò un’orchestra sinfonica che aveva la peculiarità di non avere un direttore: il podio era praticamente vuoto.
      Si trattava di una scelta ideologica, e forse questa esperienza, che non durò per molto, ispirò Fellini per il suo film “Prova d’orchestra”, dove ad un certo punto i musicisti cominciano a contestare il ruolo stesso del direttore.
      Perché tutto questo?
      Perché anche il rifiuto delle Maiuscole nel web, mi sembra motivato dalla medesima scempiaggine.

  • Tutti i punti di vista aiutano a creare nuove idee.

    Lo sfogo di Gianluca mi è sembrato esagerato.

    Helga è stata diretta, uno bravo lo riconosci, aggiungo io, non è detto che poi ci lavori insieme.

    Perdonami Angelov, ma questo rapporto di armonia e fratellanza tra gli artisti non mi pare molto aderente alla realtà, qualunque realtà, dalla mostra di quartiere alla Biennale.

    Dare la colpa di questa uscita dall’eden ai concorsi, inoltre mi pare una forzatura.

    Sulla sensibilità degli artisti, ne conosco troppi per non avere un idea personale.

    I concorsi spesso sono un momento di dialogo, di confronto, il mettersi in gioco anche con leggerezza.
    Sono tra i giurati del premio ORA , vedo dei lavori interessanti di artisti che non conoscevo prima, anche giovanissimi di talento.

    Non ho idea di quali concorsi parli, dacci qualche indicazione, per capire meglio
    è la descrizione di qualcosa che non conosco.
    La mia testimonianza è positiva, la formula del concorso è utile per conoscere il lavoro delle persone e iniziare un dialogo.

    Tutti conosciamo la differenza tra gara e concorso.

    La formula del concorso non e perfetta, ma forse è il modello migliore che abbiamo a disposizione in questo momento, esistono modelli alternativi pratici?

    Nessuno semina niente, ogni artista si confronta con gli altri, certo l’individualità come la diversità fanno parte dell’essere umano.

    Stiamo vivendo una epoca di grandi rivoluzione, oggi abbiamo milioni di artisti che possono confrontarsi e proporre il proprio lavoro.
    Tutti i sistemi possono essere cambiati, giusto dare spazio agli outsider, la resistenza come il lavoro è un valore in se.

    Pongo una domanda conclusiva.

    Qualcuno ha il foglio del come?

    • Angelov

      Alla mia critica sui Concorsi artistici, la maggior parte dei quali è fondato sul pregiudizio paternalistico “Su diamo una mano a questi morti di fame”, vorrei aggiungerne anche un’altra, riguardo a quelle Fondazioni o Borse di Studio, che hanno come unico scopo quello, non di dare delle possibilità in più a dei giovani, ma quello di produrre dei veri e propri Funzionari, da utilizzare in un secondo tempo.
      Leggendo qualche biografia, sopratutto di giovani artisti americani diventati poi famosi, si evince che in moltissimi casi i soggetti in questione hanno preferito un lavoro alternativo, magari sempre nell’ambito dei musei o gallerie, se fortunati, a questa scelta sentita troppo come un compromesso.
      So che questo è un argomento molto delicato, come tutti quelli che non si limitano a dare per scontato lo status quo.
      In aggiunta, non mi sento di avere strumenti culturali adeguati, ma solo senso dell’intuizione, e le mie considerazioni sono più dettate da un “sentire”, che da un “capire razionale”.

      • Angelov

        Vorrei fare un’aggiunta: ho dovuto far ripartire il computer ed ero stato interrotto.
        Conoscere le cose della Cultura da dentro, od essere un addetto ai lavori, comporta anche il pericolo di essere “addicted” agli stessi.
        Forse uno dei più grandi traguardi dell Filosofia è stato raggiunto, quando ci si è resi conto che tutto il Pensiero scibile, è pur schiavo delle parole.
        Allo stesso modo che nella Scienza, quando si è riconosciuto che il comportamento di un soggetto, osservato dall’esterno, veniva in qualche modo influenzato dall’osservazione stessa, ridimensionando così il concetto di Obbiettività.
        Ora, nell’ambito artistico-culturale, c’è stato il tentativo di implementare il concetto che la comunicazione debba essere il più possibile avvicinabile, vale a dire che il Semplice ed il Facile siano un punto di arrivo, e non un punto di partenza, altrimenti il tutto poi diventa incomprensibile, ingovernabile ed esoterico.
        Anche se l’esotericità è sicuramente legittima, ma in altri ambiti che non in quelli della comunicazione.

  • Mi pare un punto di vista interessante, personalmente non conosco concorsi paternalisti e che si basano su questo principio.

    La sensibilità aiuta molto, utile indicare con precisione di cosa si parla, in tanti anni non ho mai conosciuto professionisti e organizzatori di concorsi esprimersi in questi termini verso gli artisti.

    Più che il paternalismo, forse il limite maggiore di molti premi è quello di nascere concludersi nel premio stesso, senza portare un valore alla propria carriera.

    Divertente questa patina da Spectre delle fondazioni.
    Ho conosciuto artisti contenti di lavorarci, altri hanno rifiutato, orgogliosi di essere degli outsider, ogni artista è libero di sviluppare il proprio percorso, e per questo va rispettato.
    Le fondazioni possono fare tanto, naturalmente vogliono il loro tornaconto, non sono delle opere pie.

    Tutto da rifare.

    Giusto partiamo da solide basi di cultura generale, stando attenti giocando con i silogismi, altrimenti come certi filosofi ci hanno spiegato bene, si rischia di cadere nel ridicolo.

    Mettiamo da parte concorsi e fondazioni, il modello pubblico non piace, in Italia crea più problemi di quello di buono che produce.

    Dolomiti Contemporanee, ad esempio abbiamo capito, utilizza un finanziamento pubblico , qualche sponsor e il volontariato, un esempio di sistema misto.

    Questo modello, molto utilizzato nei festival e nelle rassegne, ha creato le polemiche iniziali sulla gestione e la risposta veemente di Gianluca.

    Esistono altri modelli, alcuni danno prova di funzionare, altri meno.

    Ad esempio i gruppi di artisti, se va bene dopo qualche esperienza finiscono regolarmente nel nulla, oppure in grandi risse.

    Associazioni, funzionano se sono serie, quando hanno una struttura professionale.

    Centri sociali svolgono un ruolo importante, spesso si occupano molto bene di nicchie culturali, alle volte un certo orgoglio ad auto ghettizzarsi.

    Le piccole gallerie, che lavorano con i giovani e la ricerca sono poche e bersagliate da tutti e da tutte le direzioni.

    La figura del principe oppure del mecenate, mi pare in declino, sostituita da collezionisti, non sempre disinteressati.

    Internet e la sua evoluzione, esempi interessanti come il fund raising in rete, migliaia di persone possono sostenere un singolo progetto.

    Molto si scrive tra il rapporto tra arte e comunicazione, forse andare oltre un compiaciuto quadro intellettuale.

    Simpaticamente dopo l’esotericità, cosa vogliamo aggiungere, i Sumeri?

    • Angelov

      Grazie per aver risposto in modo così dettagliato ed esauriente al mio commento.
      Ma per non correre il rischio di perdersi in ulteriori divagazioni riguardo il soggetto di partenza, è ovvio che un progetto che intende utilizzare i mezzi della cultura per riscattare luoghi o situazioni date per perse, non può che trovare chiunque d’accordo, anche me.
      Detto questo, un caro saluto Mauro, ed alla prossima.