Parlare di degrado, in casa del degrado. A Volterra arrivano Luca Nannipieri e Philippe Daverio: serata per salvare il Teatro Romano, che è ridotto così…

“Avere un teatro romano straordinario come quello di Volterra, voluto forse da Vitruvio, e non giocarselo sulla scena nazionale e internazionale è come avere Pirlo come giocatore e tenerlo a casa”. Con gli Europei di Calcio ancora freschi, è comoda la metafora calcistica: a utilizzarla è Luca Nannipieri, saggista e opinionista – e spesso polemista […]

La desolazione del teatro romano

Avere un teatro romano straordinario come quello di Volterra, voluto forse da Vitruvio, e non giocarselo sulla scena nazionale e internazionale è come avere Pirlo come giocatore e tenerlo a casa”. Con gli Europei di Calcio ancora freschi, è comoda la metafora calcistica: a utilizzarla è Luca Nannipieri, saggista e opinionista – e spesso polemista – per i quotidiani Il Giornale ed Europa. E lo fa per introdurre le condizioni di uno dei tanti esempi di scempio culturale che caratterizzano l’Italia: lo stato di malconservazione e degrado in cui versa il Teatro Romano di Volterra, che proprio per questo viene scelto per un dibattito dall’esemplare titolo Rovine d’Italia, una serata/evento patrocinata da Unesco e Ministero dei Beni Culturali.
Protagonisti lo stesso Nannipieri e Philippe Daverio, altro noto censore delle disfunzioni italiche, con un’inedita occasione di denuncia lanciata direttamente da dentro l’oggetto della stessa: il teatro, riaperto eccezionalmente per questa iniziativa. “Sembra una follia eppure siamo a questi livelli – prosegie Nannipieri -: il teatro è recintato da una rete da campetto di calcio; orribili pensiline in lamiera proteggono le parti archeologiche più delicate dal sole e dalla pioggia, ma di sicuro ne rovinano del tutto il fascino; quelle pensiline sorrette da tubi di metallo, che sembrano un parcheggio per le auto, le hanno tolte da anni da qualunque stazione balneare di Rimini e Viareggio perché sono appunto detestabili alla vista. Rimangono invece qui, in questo teatro che potrebbe essere una delle bellezze più forti e inquietanti della Toscana”. Anche Artribune vuole dare il suo contributo alla sensibilizzazione: eccovi nella gallery alcune foto inedite dello status quo del teatro…

www.teatroromanovolterra.it


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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Angelov

    E’ il semplice fatto che gli Italiani di oggi non sono all’altezza dei propri predecessori, ed infatti lo si vede dal modo in cui non sanno difendere le proprie Eredità Culturali, e quindi è come se ne fossimo stati diseredati spiritualmente, e per di più non siamo più additati dal resto del mondo come Modello Culturale da imitare, ma viceversa da evitare assolutamente, che ci fa sentire così unici e speciali forse?
    Perché solo chi si sente unico e speciale, osannato da falsi alleati e non criticato da autentici asini (Apuleio scusami), può sentirsi corazzato e legittimato nella propria matta bestialitate.