La “d” come documenta, ma anche come d-Occupy. Il movimento pervade la rassegna di Kassel, Carolyn Christov-Bakargiev lo accoglie. E un po’ lo irreggimenta…

Ricapitoliamo brevemente: “d” come documenta, l’istituzione artistica che ha origine a Kassel nel 1955, e che ha contribuito alla rinascita di questa città tedesca, tra fiori, macerie e opere d’arte, dopo il triviale capolavoro bellico della sua devastazione totale. “d” come dOCUMENTA (13), ovvero l’username dell’edizione in corso del progetto artistico più prestigioso al mondo; […]

Ricapitoliamo brevemente: “d” come documenta, l’istituzione artistica che ha origine a Kassel nel 1955, e che ha contribuito alla rinascita di questa città tedesca, tra fiori, macerie e opere d’arte, dopo il triviale capolavoro bellico della sua devastazione totale. “d” come dOCUMENTA (13), ovvero l’username dell’edizione in corso del progetto artistico più prestigioso al mondo; “d” come dTOURS, l’attraversamento guidato e ragionato dei luoghi e dei temi dell’esposizione; “d” come dMAPS, strumento digitale (app) di presentazione e di orientamento del vasto programma. Ma esiste pure un d13, il bus giallo, linea circolare con stop nei luoghi deputati. Ora finalmente, c’è anche “d” come »doccupy«… Was ist das? Cos’è?

Ebbene, Carolyn Christov-Bakargiev, l’ormai celebre curatrice artistica della mostra in corso, ha voluto arricchire ancora il lessico kasseliano della “d” anteponendola al nome del movimento di protesta sociale Occupy, che già dai primi giorni con un piccolo gruppo si era impossessato in modo pacifico e colorito dello spazio verde antistante il Museum Fridericianum. Intanto, nel corso di questo primo mese il piccolo gruppo si è infoltito. Lei, accogliendolo con simpatia, l’ha battezzato »doccupy« movement (sic!), commentando che apprezza molto lo spirito con cui tale movimento di protesta si prende cura dello spazio che sta occupando in Friedrichsplatz. “Soprattutto perché – motiva lei – la sua azione mette in scena la possibilità di re-inventare l’uso dello spazio pubblico secondo lo spirito di Joseph Beuys, la cui lezione, umana e artistica, è inscritta in maniera indelebile nella storia della documenta”.

– Franco Veremondi

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
  • Cosa fanno per vivere lo spazio pubblico costoro? Happening a caso….ah bene, interessante. L’arte non è un parlamento di eletti, quelli fuori posso fare meglio o peggio di quelli dentro, senza bisogno (o forse questo è il punto) della benedizione della curatrice. Non c’è la capacità di fare le differenze, non c’è un metodo che ci possa dire perchè quelle tende sono molto meglio di molte opere in mostra e perchè quelle tende sono molto peggio di molte opere in mostra. La modalità per fare le differenze servirebbe a tutto e a tutti. Ma questo lo capiscono in pochi.

  • dear Franco

    thank you to bring this very interesting text and photos

    do you know that documenta is actulally doing selection of what occupy can stay or what they confiscate .

    http://documentakassel.blogspot.dk/2012/07/blog-post_12.html

    best regards

    thierry