Il primo pezzetto della Tate Modern 2, ovvero The Tanks. Siamo andati a vedere per voi i nuovi spazi pensati da H&dM per performance, videoarte, installazioni, ecco le nostre foto e un video

La gente si aggira curiosa, e “annusa” gli spazi, che sanno di nuovo. Si scende al livello della Turbine Hall, vicino alla biglietteria con la fila per Hirst, ed eccoli, ancora freschi di apertura, i nuovi spazi della Tate Modern. Enormi cisterne sotterranee, parte della Bankside Power Station, trasformate da Herzog & de Meuron in […]

La gente si aggira curiosa, e “annusa” gli spazi, che sanno di nuovo. Si scende al livello della Turbine Hall, vicino alla biglietteria con la fila per Hirst, ed eccoli, ancora freschi di apertura, i nuovi spazi della Tate Modern. Enormi cisterne sotterranee, parte della Bankside Power Station, trasformate da Herzog & de Meuron in suggestivi spazi espositivi permanenti, i primi al mondo ad essere dedicati esclusivamente all’arte live: performance, installazioni, videoarte. È il primo passo dell’ambizioso progetto che vedrà la Tate, da qui al 2016, aumentare gli spazi espositivi del 60% grazie alla costruzione di un altro edificio nell’ala sud.

Nel frattempo, gli spazi delle cisterne sono tutti da godere: sotterranei e misteriosi, freddi ma carichi di fascino, ospitano al momento, e fino al 28 Ottobre, i lavori della collezione permanente di Lis Rhodes e Suzanne Lacy, e quelli del sudcoreano Sung Hwan Kim, commissionati appositamente per l’apertura. Una grande sala rimane vuota, pronta ad accogliere la performance di Anne Teresa De Keersmaeker, atto iniziale di un festival di 15 settimane dedicato all’”art in action”: oltre ad un fitto programma di performance, conferenze, dibattiti, corsi e proiezioni. All’uscita una bacheca raccoglie le opinioni dei visitatori, che si divertono ad incollare opinioni più o meno serie. E voi? Che ne pensate?

– Roberta Minnucci

www.tate.org.uk


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Roberta Minnucci
Si laurea in Lettere all’Università di Bologna con una tesi in Fenomenologia dell’arte contemporanea. Durante gli studi trascorre un anno all’estero all’Université Le Mirail di Toulouse (Francia) e a Bologna svolge un tirocinio nella Fondazione Federico Zeri ed un altro nella Galleria d’Arte Maggiore. Nel 2011 collabora con la Fondazione-Museo Pino Pascali in occasione della mostra dedicata a Bertozzi & Casoni, vincitori del premio. Successivamente trascorre un periodo nella Southampton City Art Gallery (Southampton, UK), dove cura la mostra dal titolo “Red: A Coloured Sensation”. Si trasferisce poi a Londra, dove si trova tutt’ora. Scrive per Segno ed Artribune.