Giovani artisti, emigrate in Inghilterra. Il Droit de suite lì potrebbe aiutarvi a vivere. Ma se passa la proposta di riforma, pacchia finita…

È solo la differenza fra due cifre: mille contro tremila. Eppure per qualcuno, soprattutto per artisti giovani o esordienti, potrebbe fare un mondo di differenza. E di sopravvivenza. Certo, non si parla delle cifre iperboliche a cui si è abituati trattando con i big dell’arte, ma di contributi a volte piccoli, ma utilissimi a creativi […]

Stuart Semple

È solo la differenza fra due cifre: mille contro tremila. Eppure per qualcuno, soprattutto per artisti giovani o esordienti, potrebbe fare un mondo di differenza. E di sopravvivenza. Certo, non si parla delle cifre iperboliche a cui si è abituati trattando con i big dell’arte, ma di contributi a volte piccoli, ma utilissimi a creativi agli esordi, specie in momenti non certo di vacche grasse come l’attuale. Contributi che in Inghilterra ci sono, e in Italia – per dire – no.
Parliamo del Droit de suite, ovvero quella norma che prevede il pagamento di una royalty all’artista per ogni passaggio di mano commerciale del manufatto artistico. Ebbene, la particolarità del Regno Unito sta nel fatto che lì la quota minima per accedervi è di 1.000 euro, cosa che quindi ammette a beneficiarvi anche giovani, ai quali capita di vendere opere per cifre di tale tenore; in Italia, invece, la soglia sale a 3.000 euro, ed ecco che molti creativi sono tagliati fuori dai benefici (che peraltro spesso restano non reclamati).
Giovani artisti pronti a varcare la Manica, dunque? Attenzione, però, perché proprio in questi giorni c’è una proposta che sta scatenando non poche polemiche da quelle parti, ovvero l’innalzamento della quota minima proprio a 3mila euro. Dal 2006 in Inghilterra il 41% dei beneficiati, fra cui fotografi e illustratori, lo sono stati per cifre inferiori, e quindi sarebbero tagliati fuori dall’innalzamento, fortemente sostenuto da mercanti d’arte e galleristi. “Il Droit de suite è un investimento prezioso per la linfa vitale del mercato dell’arte del Regno Unito, nel momento in cui i tagli ai finanziamenti pubblici portano a una significativa riduzione del reddito degli artisti”, ha dichiarato l’artista Stuart Semple.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.