Buzzi chi? Arriva il nuovo Direttore Generale per la Valorizzazione del Patrimonio, ma sul sito del MiBAC non c’è traccia della notizia…

E alla fine Mario Resca se ne va dal MiBAC, per la gioia di tutti gli osservatori che in questi anni non hanno saputo scrivere altro che McDonald, come marchio di infamia legato alle precedenti esperienze professionali del manager. Quanto ha combinato, in questi anni, Resca? Poco, molto poco, rispetto alle aspettative: si ricorda un […]

Mario Resca

E alla fine Mario Resca se ne va dal MiBAC, per la gioia di tutti gli osservatori che in questi anni non hanno saputo scrivere altro che McDonald, come marchio di infamia legato alle precedenti esperienze professionali del manager. Quanto ha combinato, in questi anni, Resca? Poco, molto poco, rispetto alle aspettative: si ricorda un generale aumento dei visitatori nelle aree archeologiche romane, poco altro, di misurabile. Perché? Difficile addebitargli incapacità, se è vero che proprio McDonald non si può dire che versi in cattive acque, dopo essere stata affidata alle sue cure. Più verosimile individuare le cause innanzitutto nel quadro politico italiano, con continui cambi di maggioranze, di equilibri interni, di ministri, e di conseguenza di inclinazioni verso gli obbiettivi fissati dal progetto-Resca. E poi nella drasticità del suo approccio: una struttura che ha sedimentato ritmi e logiche in decenni di andamento lento, è difficile che metabolizzi logiche manageriali, e di conseguenza efficientismo e confronto – orrore! – con il mercato, in pochi anni. Risultato, l’Italia ha perso da un bel po’ il primo posto come meta del ricco turismo straniero, a favore di Spagna e Francia, che forse si sono attrezzate meglio ad affrontare un terzo millennio nel quale timbri, faldoni e pareri vincolanti sono cose buone per i musei archeologici.
Chi ne prenderà il posto, alla Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio? Anna Maria Buzzi, una laurea in pedagogia, una carriera tutta intra-MiBAC partita come restauratrice di libri, approdata alla nomina a direttore dell’organismo indipendente di valutazione performance. Nessun giudizio preventivo, figurarsi, sulle capacità del nuovo direttore, né sulla sua potenziale efficacia nel “valorizzare” il nostro patrimonio, davanti alle battagliere sfide spostatesi sul piano globale: ma come non notare la sua – oggettiva – provenienza dalle fila ministeriali, ovvero da quell’apparato che è stato da subito il più acerrimo nemico delle pretese di innovazione abbozzate da Resca? Restiamo in attesa dei suoi primi atti ufficiali, prontissimi ad accettare di buon grado una smentita: intanto, registriamo con sconforto che la “Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio” deve godere di tanto rispetto, in ambito ministeriale, che della notizia della nomina di Buzzi, sul sito del MiBAC, non v’è traccia…
E voi come la pensate? Il ministero ha fatto bene a pescare all’interno o doveva ancora una seconda volta puntare su un manager esterno?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Mauro

    Sicuramente Resca ha dato il suo massimo impegno, ma quello che è stato è stato, ora pensiamo al futuro e diamo il benvenuto al nuovo direttore generare Anna Maria Buzzi, augurandole buon lavoro.
    Conoscendo il suo modo di lavorare sicuramente non ci deluderà.

  • francesco sala

    avere resca al mibac è stato come prendere schumacher e dargli una moto da superbike. ambiti troppo diversi il privato e il pubblico che abbiamo in italia.

  • la buona notizia è che resca se ne va, la cattiva è che non cambia niente

  • Ma qualcuno è in grado d fornire una motivazione seria e concreta, non dogmatica, per cui Resca sarebbe il diavolo?

    • francesco sala

      curriculum alla mano nutro più dubbi preventivi nei confronti della buzzi rispetto a quanti potessi averne nei confronti di resca.
      se la consegna attiene alla valorizzazione di un prodotto (in questo caso la cultura), preferisco pensare che ad occuparsene sia qualcuno che ha masticato marketing, per quanto in ambiti diversi, piuttosto ad una certamente onesta e diligente restauratrice di libri antichi.

      • STEFANIA BINATO

        VERO…

  • Lorenzo Marras

    Mattioli non è cosa da poco oggi essere “diavoli”.
    Resca non ha la connotazione del diavolo , ammesso e non concesso, che lei abbia dato alla locuzione usata una connotazione negativa.

    Kafka disse che il male distrae ed “artisti” della distrazione ne vedo pochi.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Caro Lorenzo, il diavolo ci introduce sempre (nel bene e nel male) alla vita…, i catafalchi viventi ci introducono spesso nel mare dei luoghi communi.

      In questo caso posso dire che Kafka è con noi.
      Saluti

  • Lorenzo Marras

    caro Savino siamo gente di campagna e parliamo lo stesso alfabeto, come sarebbe possibile non incontrarsi ? ma dico chi mai ce la potrebbe avere con il Signor Resca? il singolo per me è sempre innocente e per essere veramente cattivo deve possedere indiscutibili qualita’ fuori dal comune.
    La storia ce ne offre emblematici esempi, ma non solo.
    Ma oggi si ha la presa del sociale da parte della “forma di vita” MANAGER; che dire, questo si’ il vero inferno.
    Un abbraccio savi’.